Svizzera tra i Paesi europei dove il tabagismo provoca più danni
Soltanto in Ungheria e Grecia il consumo di sigarette provoca più danni che da noi, dove oltre 8000 persone muoiono ogni anno per gli effetti che derivano da questa dipendenza. Il governo non intende però stare a guardare ed entro il 2005 potrebbe disporre di 10 milioni all'anno per un nuovo programma di lotta.
L’insieme del programma si basa su tre pilastri: evitare di cominciare a fumare, aiutare nel loro difficile compito i fumatori che vogliono smettere e proteggere la popolazione contro il fumo passivo. Il pubblico privilegiato è quello giovane; per chi comincia a fumare presto è infatti più difficile smettere. La prima misura di questo nuovo pacchetto è già stata realizzata con una campagna mediatica lanciata in maggio.
Bisogna dire che la Svizzera non è alla sua prima campagna contro l’epidemia del tabagismo, ma il programma di quattro anni lanciato nel 1995 si è rivelato troppo ambizioso. Uno studio dell’Università di Berna ha dimostrato come i mezzi insufficienti a disposizione non abbiano permesso di ottenere la diminuzione sperata del numero di fumatori.
Il governo ritiene che non sia però il momento di abbassare la guardia, perché il tabagismo continua ad essere responsabile di un grande numero di malattie invalidanti o mortali, che attaccano le vie respiratorie e il sistema circolatorio, che provocano cancri e ulcere. Ogni anno il tabacco uccide 8000 persone in Svizzera, ossia più del doppio dei morti per incidenti stradali, droghe, AIDS, assassinii e suicidi messi insieme. Secondo uno studio dell’Università di Neuchâtel, il costo totale del tabagismo in Svizzera era di 10 miliardi di franchi nel 1995.
Certo, qualcuno potrebbe consolarsi dal momento che le tasse sul tabacco hanno permesso l’anno scorso di iniettare 1,67 miliardi di franchi nell’AVS. Ma questa somma – un’imbarazzante ipocrisia secondo taluni – rappresenta comunque soltanto il 6% delle entrate complessive dell’assicurazione sociale, mentre negli anni ’60 la proporzione era ancora del 18%.
Il programma messo a punto per i prossimi cinque anni e coordinato dall’Ufficio federale della sanità cercherà di suscitare un dibattito pubblico sulle questioni relative alla prevenzione, per suscitare una presa di coscienza generale sui rischi del tabagismo e migliorare la percezione dei pericoli che corre la salute pubblica. Tra le altre direzioni da esplorare, segnaliamo il tentativo di suscitare in Parlamento un clima favorevole a nuove disposizioni legali per la prevenzione. Previsto anche l’aumento del prezzo del pacchetto di sigarette, una misura che però è ben lungi dall’essere una soluzione miracolosa.
La responsabile del Dipartimento federale dell’interno (DFI) Ruth Dreifuss ha voluto anche rispondere alle accuse di lassismo nei confronti del cannabis e di durezza eccessiva per il tabacco. La ministra ha ricordato che per entrambe le sostanze il DFI vuole un’evoluzione verso una maggiore informazione, con un chiaro accento sulla prevenzione. Il punto di partenza per le due sostanze è però diverso, perché il cannabis è illegale, mentre il tabacco non lo è e punta addirittura a sedurre il consumatore. Questo può dunque provocare la falsa impressione che per cannabis e tabacco ci siano due pesi e due misure.
Da segnalare, infine, che il piano finanziario per questo nuovo programma è ancora provvisorio e per intanto riflette soltanto i desideri del DFI. Saranno il Consiglio federale e il Parlamento a decidere se dai 6,3 milioni di franchi per il 2002 si potrà passare a 10 milioni nel 2005. Una decisione che dovrebbe essere presa anche alla luce di una tendenza preoccupante: tra il 1992 e il 1997, la percentuale di fumatori d’età compresa fra i 15 e i 19 anni è passata dal 23% al 40%.
Mariano Masserini
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