Una contestata tappa verso la liberalizzazione del mercato dell’elettricità
Il prossimo 10 giugno il canton Zurigo vota sul progetto di trasformazione dell'azienda elettrica cantonale (EKZ) in una SA. Lo scopo è quello di reagire al processo di concentrazione in atto in Europa dando vita, assieme ad altri 6 cantoni, ad Axpo, la più importante azienda elvetica del settore. L'appuntamento si annuncia piuttosto caldo: le domande di fondo sulla questione non mancano.
In retroscena appaiono chiaramente le pennellate che hanno dato avvio a questa fase di ristrutturazione. Il 19 febbraio 1997 è entrata in vigore nell’UE la liberalizzazione del mercato dell’elettricità. La Svizzera, pur non essendo membro dell’unione, ha ritenuto opportuno seguire le orme dei quindici. Infatti nel dicembre 2000, il parlamento ha accolto un disegno di legge simile a quello europeo contro il quale, nel frattempo, è stato inoltrato un referendum. Al proposito il popolo svizzero sarà presumibilmente chiamato ad esprimersi verso la fine del 2001.
I motivi alla base di questo movimento generalizzato verso il mercato sono essenzialmente due: la volontà di abolire i monopoli regionali di cui beneficiano le aziende elettriche e, di conseguenza, la riduzione del costo dell’energia per le varie categorie di utilizzatori finali (privati cittadini o imprese). In effetti, in precedenza il mercato nel settore dell’elettricità non esisteva: ogni produttore, sulla base delle legislazioni nazionali, disponeva di un serbatoio di clienti assicurato ai quali fornire l’energia ai propri prezzi, indipendentemente dall’effettiva concorrenzialità degli stessi.
Le nuove norme, già applicate in Europa e Stati Uniti ma non ancora in Svizzera, impongono una una profonda ristrutturazione del settore. Ad esempio, per fare in modo che la libera scelta del consumatore sia effettiva, egli deve poter optare tra diversi fornitori d’energia, ciò che implica il libero accesso alla rete di distribuzione d’elettricità. Ogni attore sul mercato deve inoltre poter competere con gli altri, raggiungendo una “massa critica” che gli permetta di gestire in modo ottimale i propri costi fissi. E così, in Europa si è assistito a parecchie fusioni o alleanze tra le società di produzione di energia elettrica.
In attesa del dibattito nazionale in occasione della votazione sul referendum contro la liberalizzazione del mercato elvetico, la discussione si sposta ora sulle rive della Limmat. In sostanza, agli elettori zurighesi viene chiesto di accettare o meno la trasformazione dell’EKZ in una società anonima, da integrare nella neonata Axpo: una holding che si occuperà di gestire la produzione e la distribuzione di elettricità nella Svizzera nord-occidentale. Le singole aziende saranno integrate nella holding (la maggioranza del cui capitale rimarrà per i prossimi 10 anni nelle mani del settore pubblico) ed i cantoni ne riceveranno in contropartita delle azioni.
I cantoni di Zurigo, San Gallo, Appenzello interno ed esterno, Turgovia, Sciaffusa e Argovia intendono infatti fusionare le loro aziende cantonali dando vita al nuovo gigante, almeno per le dimensioni elvetiche: 2.3 milioni di clienti, una quota di mercato attorno al 30 %, una cifra d’affari stimata sui 2 miliardi di franchi ed un valore aziendale di 6-8 miliardi di franchi. Axpo diventerebbe così un attore importante sul mercato che, nello spirito che contraddistingue la riforma, potrebbe cercare di ampliare la propria sfera d’attività ad altri cantoni interessati o al sud della Germania.
La votazione del 10 giugno rappresenta una spada di Damocle non indifferente per i fautori di Axpo: considerata l’importanza dell’EKZ nel contesto delle altre aziende cantonali coinvolte (da sola l’EKZ rappresenta il 40 % della holding), se Zurigo dovesse esprimere un rifiuto, il piano Axpo sarebbe destinato a vita breve.
Il dibattito è intanto piuttosto acceso e sembra scatenare anche passioni ideologiche. Da una parte vi sono radicali, democristiani e democratici di centro che sostengono il progetto, affermando come questo sia l’unico modo per mantenere una certa influenza dello Stato in un mercato liberalizzato. Per sopravvivere su scala europea è necessario collaborare e dar prova di un certo spirito imprenditoriale cercando di conquistare nuovi mercati, dichiarano i sostenitori della revisione.
Dall’altra, socialisti e verdi temono che la ristrutturazione dell’EKZ conduca allo smantellamento del servizio pubblico in materia di elettricità. Questi gruppi si pongono pure questioni di fondo sull’eventualità di liberalizzare il settore, citando l’esempio del disastro californiano (prezzi dell’elettricità in crescita, società di distribuzione in bancarotta, continui blackouts a danno anche dell’economia).
Tutti i cantoni interessati indirizzano il loro sguardo sui votanti zurighesi. E forse, come prima valutazione delle proprie chances future, lo fanno anche i promotori del referendum federale.
Marzio Pescia
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