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Senza Sharon la pace sembra compromessa

Lo stato di salute di Ariel Sharon domina le prime pagine dei giornali

(Keystone)

Il presidente svizzero Moritz Leuenberger ha detto di condividere l'ansia di Israele, dopo il secondo attacco cerebrale che ha colpito il Premier Ariel Sharon.

Mentre Sharon è ricoverato in uno stato critico, gli osservatori temono per il futuro del processo di pace in Medio Oriente. Pure le delicate relazioni tra Svizzera e Israele non sembrano destinate a migliorarsi.

Giovedì, il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger ha inviato un telegramma ad Ariel Sharon, augurandogli una pronta guarigione dopo il delicato intervento chirurgico della scorsa notte.

«Il Consiglio federale e i cittadini svizzeri condividono l'ansia del popolo israeliano e del suo governo», si legge nel telegramma.

Pace bloccata senza Sharon

Intanto, a poco più di due mesi dalle elezioni (28 marzo), gli osservatori temono che i piani d'evacuazione dei coloni dalla Cisgiordania di Sharon e il proseguo dei negoziati di pace, siano messi in stand-by.

La più grande preoccupazione per Pascal de Crousaz, esperto svizzero delle relazioni israelo-palestinesi, è infatti di assistere al congelamento del processo di pace, nell'eventualità in cui Sharon non dovesse farcela o nel caso di un ritiro forzato dalla vita politica.

«I piani di Sharon prevedono il ritiro israeliano dall'80% dei territori della Cisgiordania (ossia di 40'000-60'000 persone, ndr)», dice a swissinfo de Crousaz. «Un passo verso la pace, questo, che soltanto Sharon sembra in grado di realizzare. Chi, a parte lui, può convincere Israele a fare anche la seppur minima concessione per promuovere la pace?».

Se il premier dovesse sparire dalla scena politica - prosegue l'esperto svizzero - i negoziati per un accordo con i palestinesi diventerebbero ancora più difficili.

Kocher vede infatti in Benyamin Netanyahou – attualmente alla testa del Likud (partito di destra) – la figura che probabilmente emergerà dalla crisi. Molto vicino agli ambienti ultranazionalisti e conservatori, Netanyahou si è sempre detto contrario al ritiro da Gaza e dalla Cisgiordania.

Fiducia in Sharon

Per il corrispondente dal Medio Oriente del quotidiano svizzero tedesco «Neue Zürcher Zeitung», Ariel Sharon è l'unico a godere della fiducia del popolo israeliano per il proseguo del processo di pace. E questo nonostante la reticenza palestinese a deporre le armi.

«Israele ha dichiarato di non voler discutere con i palestinesi fino a quando non saranno smantellate le organizzazioni terroristiche e consegnate le armi illegali. Sharon è l'unica persona che sembra disposta a rinunciare a questa condizione», spiega a swissinfo Victor Kocher.

In Israele - prosegue il giornalista - la gente lo considera come qualcuno in grado di garantire la sicurezza grazie al suo passato nell'esercito. «Ecco perché Sharon ha potuto portare a termine il ritiro israeliano da Gaza».

Relazioni Svizzera-Israele

Secondo Kocher, il ritiro di Sharon dal mondo politico non dovrebbe invece avere grosse conseguenze sulle relazioni tra Svizzera e Israele.

Relazioni che al momento non sono delle migliori. Sharon ha infatti respinto la soluzione al conflitto nel Medio Oriente sostenuta dalla Svizzera (Iniziativa di Ginevra) e pubblicata nel 2003, definendola «pericolosa».

I rapporti diplomatici tra i due Paesi si sono inoltre ulteriormente inaspriti dopo le obiezioni elvetiche alla costruzione del cosiddetto «muro di sicurezza» tra Israele e i territori palestinesi.

«Credo sia importante che la Svizzera ricordi ad Israele che le leggi internazionali sono il pilastro su cui basare ogni negoziato di pace», osserva Kocher.

«Ad ogni modo, anche se il processo di pace dovesse continuare, non credo che saranno seguite le linee avanzate dalla Svizzera», conclude il giornalista.

swissinfo

Fatti e cifre

Il 18 dicembre scorso, Ariel Sharon è stato vittima di un lieve ictus cerebrale; ha lasciato l'ospedale due giorni dopo.
Mercoledì 4 gennaio, è stato gravemente colpito da un secondo ictus e poi sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
Sharon è Primo ministro di Israele dal 2001.
Di recente ha però rotto con il partito laburista del Likud per formare una nuova fazione politica.
Alla testa di Kadima, aveva programmato di candidarsi per una rielezione in marzo.

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