Aiuti ostacolati in Birmania
I danni provocati dal ciclone Nargis e l'atteggiamento di chiusura delle autorità birmane continuano ad ostacolare il flusso di aiuti internazionali alle decine di migliaia di vittime della catastrofe naturale.
I tre collaboratori della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) inviati nei giorni scorsi in Birmania hanno potuto recarsi in alcune zone colpite dal ciclone per valutare la portata dei danni e le priorità di assistenza della popolazione. Secondo Fabienne Wydler, portavoce della DSC, i tre specialisti incontrano però grandi difficoltà negli spostamenti da una regione all’altra in seguito al pessimo stato delle vie di comunicazione. La furia del vento e delle acque ha distrutto ponti e strade, mentre numerosi alberi bloccano il passaggio dei convogli di rifornimenti. La libertà di movimento degli inviati della DSC viene inoltre ostacolata dai numerosi sbarramenti predisposti dal governo birmano, che ha tra l’altro introdotto un visto supplementare per poter accedere al delta dell’Irrawaddy, una delle zone maggiormente colpite dal ciclone.
Le autorità svizzere hanno intanto annunciato di aver triplicato i fondi messi a disposizione per le popolazioni bisognose di aiuti. 1,5 milioni di franchi verranno stanziati per l’invio di materiale di prima necessità, come pure per sostenere l’intervento del Programma alimentare mondiale, di Medici senza frontiere e di altre organizzazioni umanitarie. Secondo l’ONU, i morti e i dispersi lasciati dietro di sé dal ciclone sarebbero complessivamente 60’000 a 100’000.
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