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Approda in tribunale una storia di immenso dolore

L'assurda morte di Damiano Tamagni entra in tribunale, a un anno di distanza

(Keystone)

È stato ucciso una sera di Carnevale a Locarno. La vicenda di Damiano Tamagni approda ora in tribunale. Restano aperte tante domande, con una certezza: occorre investire, secondo il sociologo Marco Galli, nelle politiche giovanili.

Era stato preso a calci e pugni. La morte assurda di Damiano Tamagni aveva sconvolto tutta la Svizzera. A un anno di distanza da quell'episodio di violenza - inaudita, gratuita, incomprensibile - la storia di Damiano entra in aula penale.

Per i tre giovani autori del pestaggio, che dovranno rispondere ai capi di accusa di omicidio intenzionale (per due di loro) e di aggressione, inizia un percorso pubblico che si preannuncia pesante.

Pesante come un macigno è la perdita del proprio figlio per la famiglia Tamagni. Pesante come un macigno è lo smarrimento delle tre famiglie di origine balcanica che, dopo quella sciagurata sera di Carnevale, si sono sentiti addosso sguardi di condanna, nonostante i genitori di Damiano avessero lanciato un coraggioso appello a non strumentalizzare la vicenda e a non fomentare odio e xenofobia.

Come leggere simili episodi? Come rispondere all'inarrestabile spirale della violenza? Sono alcune delle domande che tutti noi ci siamo posti all'indomani della tragedia. In Ticino, come nel resto della Svizzera, si stanno studiando misure che aiutino i giovani a diventare adulti consapevoli e responsabili. Genitori, politici, insegnanti, forze dell'ordine, magistratura, operatori sociali collaborano con l'intento di rendere questo nostro mondo più sicuro e accogliente.

Il Ticino ha costituito un gruppo di lavoro sulla violenza, la famiglia Tamagni ha creato una fondazione che punta sulla prevenzione. Il sociologo Marco Galli, da sempre vicino ai giovani, da anni attivo nelle politiche giovanili e attualmente capo dell'Ufficio delle famiglie e dei giovani del Cantone Ticino, sottolinea l'importanza di considerare le politiche giovanili come un investimento. Intervista.

swissinfo: Sulla violenza giovanile analisi e commenti si moltiplicano e si ripetono. Qual è il suo sguardo personale?

Marco Galli: Sono preoccupato dal processo di stigmatizzazione dei giovani e delle famiglie coinvolte dal problema, laddove l'accento andrebbe messo sulle cause socioeconomiche che provocano esclusione e sui modelli di riferimento di mercificazione della persona e di svalutazione della responsabilità individuale.

È importante controbilanciare il discorso repressivo con una maggiore attenzione a misure sociali, educative e preventive. La videosorveglianza o la ronda di polizia possono dissuadere un gruppo di giovani dal picchiare qualcuno in un determinato luogo e momento, ma non tolgono la rabbia e la sofferenza che alcuni giovani si portano addosso.

Affiancare ad un giovane in crisi una persona di riferimento che possa ascoltarlo e indirizzarlo verso un progetto di vita consapevole, l'accompagnamento di famiglie in difficoltà affinché recuperino le proprie potenzialità genitoriali, la garanzia di crescere in un contesto protetto (abitazione, salute, ecc), la possibilità di un reale inserimento formativo e professionale, la presenza di educatori nei luoghi dei giovani, la messa a punto di programmi che agiscano sulle loro risorse (autostima, motivazione, autodeterminazione, rispetto, ecc.) sono invece misure che curano il male alla radice e quindi più durature e qualitative.

swissinfo: Ci sono dati che possono confermare che in Svizzera sia effettivamente aumentata la violenza giovanile?

M. G.: La raccolta di dati è recente, frammentaria e lascia adito a diverse interpretazioni. I massimi esperti a livello svizzero Manuel Eisner e Martin Killias sono su posizioni sensibilmente differenti. Se il primo non ravvisa un aumento massiccio della violenza dei giovani negli ultimi quindici anni, il secondo propende per l'aggravarsi del fenomeno.

Più che la valenza quantitativa, che deve comunque interpellarci, è lo spostamento da un modello di violenza utilitaristica (dettato da precise ragioni) a uno di violenza "espressiva", legato a situazioni casuali e contingenti e a comportamenti di prevaricazione e mancanza di codici di riconoscimento dell'identità dell'altro (la vittima) che dovrebbe preoccuparci.

swissinfo: A volte ci si sente impotenti e disarmati di fronte a episodi di inaudita violenza. Secondo lei che tipo di risposta occorre dare?

M. G.: Di fronte a questi episodi è opportuno evitare giudizi affrettati e soluzioni emotive. Bisogna procedere ad un'analisi del fenomeno: della portata, delle cause e delle possibili piste di intervento in un'ottica non frammentaria, ma interdisciplinare e interdipartimentale.

Il lavoro del gruppo "Giovani, violenza, educazione" creato lo scorso anno in Ticino andava in questa direzione. Importante è non limitarsi alle buone intenzioni, ma investire le giuste risorse per avviare le misure operative concordate.

A livello individuale, occorre interrogarsi su cosa possiamo fare come singole persone. Gli spunti per un impegno di volontariato, nell'assunzione di buone pratiche (il classico esempio) non mancano, come dimostra il recente progetto di mentoring a Locarno.

swissinfo: In Svizzera si fa abbastanza per i giovani?

M. G.: Le politiche giovanili in Svizzera sono disomogenee, con i cantoni urbani ad essere maggiormente propositivi, anche perché confrontati con i problemi maggiori. Non a caso, la Conferenza intercantonale dei delegati alla gioventù ha elaborato un documento che determina gli standard delle politiche giovanili.

Importante è promuovere e condividere progetti innovativi e motivare le regioni refrattarie a considerare le politiche giovanili come un investimento necessario.

swissinfo, Françoise Gehring, Bellinzona

In breve

Sarà celebrato da lunedì 19 gennaio 2009 alle Assise Criminali di Locarno, il processo per l'omicidio di Damiano Tamagni. Il dibattimento durerà cinque giorni.

I tre maggiorenni, originari della ex Jugoslavia, la sera del due febbraio del 2008 hanno aggredito il ventiduenne Damiano Tamagni. La violenza dei colpi inferti alla testa del giovane hanno provocato la morte poche ore dopo l'aggressione.

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le cifre

Nel 2005 in Svizzera sono stati pronunciate più di 14'000 sentenze penali nei confronti di minorenni, stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica.

Nel 1999, anno dell'introduzione di questa statistica, erano state circa 12'000.

Il 79,3% delle sentenze sono state pronunciate nei confronti di maschi e il 62,7% nei confronti di giovani di nazionalità svizzera.

Dal 1999 si è osservato un aumento del numero di casi di infrazioni alla legge sulla circolazione stradale, di infrazioni contro la vita, l'integrità fisica e il patrimonio. In calo invece le infrazioni alla legge sugli stupefacenti.

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Marco Galli

Marco Galli, sociologo, è stato presidente della Commissione cantonale per la gioventù.

Per anni responsabile dei servizi sociali della città di Chiasso e organizzatore di attività socio-culturali (Festate, Jazzfestivalchiasso, Chiassoletteraria, Biennale dell'Immagine, Chiasso culture in movimento), dal 2007 è a capo dell'Ufficio delle famiglie e dei giovani del Cantone Ticino.

Ha partecipato al gruppo di lavoro "Giovani, violenza, educazione" del Cantone Ticino. Collabora per Radix Svizzera italiana alla redazione dei testi dell'agenda scolastica.

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