Cittadini nell’occhio delle spie
L'aumento dei casi di spionaggio dei cittadini da parte dello Stato o di privati preoccupa il preposto federale alla protezione dei dati, il quale mette pure in guardia dalle derive delle tecnologie virtuali.
Dal 2001 la sorveglianza della popolazione non ha cessato di estendersi, ha criticato lunedì l’incaricato federale alla protezione dei dati e alla trasparenza, Hanspeter Thür, presentando il suo rapporto annuale.
Il recente caso dei deputati parlamentari del cantone di Basilea Città, schedati dalla polizia federale a causa delle loro radici turche, è secondo Thür un esempio di deriva in corso. La protezione dei dati andrà quindi rafforzata, auspica, anche in vista dell’entrata della Svizzera nello spazio di Schengen.
Nel rapporto non mancano le note positive: alcuni progressi sono stati constatati nel settore della salute, con il rafforzamento dell’indipendenza dei consulenti medici di fronte alle assicurazioni. Anche il principio della trasparenza introdotto nell’Amministrazione federale nel 2006 comincia a dare frutti: gli uffici passano progressivamente dal principio del segreto a quello della divulgazione.
I servizi della Confederazione hanno infine dato il via, a determinate condizioni, all’allestimento di”liste nere” nel settore alberghiero e della ristorazione. Questi schedari annoverano i clienti che si comportano in maniera inammissibile, non pagano le fatture, causano danni e sono aggressivi.
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