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Diritti umani Questi svizzeri che hanno ottenuto giustizia soltanto a Strasburgo

Ritratto di una donna

All’età di 17 anni, Ursula Biondi è stata rinchiusa in un penitenziario perché era incinta. Grazie alla Corte europea dei diritti umani, questo non è oggi più possibile.

(Fabian Biasio)

La Svizzera ha bisogno più che mai della Corte europea dei diritti umani, afferma un’organizzazione non governativa presentando un’originale esposizione: ritratti di persone i cui diritti fondamentali sono stati violati dalla Svizzera.

L’organizzazione non governativa Dialogo CEDULink esterno si occupa del rispetto dei diritti umani in Svizzera. Più in particolare, tramite la sua campagna Fattore di protezione DLink esterno, s’impegna affinché l’iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri” lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC), venga respinta perché ritenuta un attacco alla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU). In caso contrario, le vittime di violazioni dei diritti in Svizzera non potranno più rivolgersi alla Corte europea dei diritti umaniLink esterno, avverte l’associazione.

«I diritti umani sono bersaglio di attacchi politici non soltanto in Turchia o in Russia, ma sempre di più anche in Svizzera», scrive Dialogo CEDU. Con un’esposizione, l’associazione intende rammentare che anche la Svizzera viola dei diritti fondamentali e che la Corte di Strasburgo è tutt’altro che superflua.

Il noto fotografo Fabian Biasio ha realizzato dei ritratti di persone i cui volti mostrano chiaramente che i diritti umani in Svizzera non sono così scontati come si potrebbe credere, indica Dialogo CEDU. L’esposizione itinerante “La mia storia, i miei diritti - storie toccanti dalla SvizzeraLink esterno”, presentata il 31 agosto alla Casa delle religioni di Berna, farà tappa in diverse città della Svizzera. Qui una selezione di quattro ritratti.

Renate Howald Moor: vittima dell’amianto

Eine Frau blickt ernst in die Kamera
(Fabian Biasio)

Il marito di Renate Howald Moor è morto a causa di un cancro ai polmoni dovuto all’esposizione all’amianto durante il lavoro. Hans Moor aveva tra l’altro lavorato per la ditta Alstom. Non è mai stato informato dei pericoli dell’amianto, sebbene chi era responsabile ne fosse a conoscenza.

Dopo la diagnosi della malattia mortale, Hans Moor ha querelato Alstom e ha chiesto un indennizzo di 200'000 franchi. Sul letto di morte del marito, Renate Howald Moor ha giurato che avrebbe lottato per ottenere giustizia. I tribunali svizzeri hanno però respinto il ricorso per intervenuta prescrizione. Secondo i giudici, il caso era caduto in prescrizione nel 1988, dieci anni dopo l’ultimo contatto con l’amianto. Ma dieci anni dopo l’ultimo contatto, Moor non sapeva ancora del tumore.

La famiglia Moor si è così rivolta alla Corte europea dei diritti umani. E ha ottenuto ragione: secondo i giudici di StrasburgoLink esterno, la procedura adottata dal Tribunale federale, che prevede un breve periodo di prescrizione, infrange il diritto a un processo equo. La Svizzera è ora chiamata a rivedere i termini di prescrizione.

Daniel Monnat: censurato

Ein ernst dreinblickender Mann
(Fabian Biasio)

Nel 1997, il giornalista Danniel Monnat ha realizzato un documentario critico sul comportamento della Svizzera nei confronti della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. La trasmissione del filmato alla televisione svizzera ha suscitato forti reazioni. Monnat è stato accusato di essere unilaterale e tendenzioso. Come conseguenza, la replica della trasmissione è stata vietata.

Monnat si è rivolto con successo alla Corte di Strasburgo, la quale ha decretatoLink esterno che il divieto viola la libertà di espressione. In seguito alla sentenza, il documentario può di nuovo essere trasmesso liberamente.

Hans Glor: tassa d’esenzione dal servizio militare per diabetici

Ein Mann lächelt verhalten in die Kamera
(Fabian Biasio)

Il figlio di Hans Glor è diabetico. Il giovane voleva prestare servizio militare malgrado la malattia, ma è stato dichiarato inabile e obbligato a pagare la tassa d’esenzione dall’obbligo militare, che nel suo caso è di circa 700 franchi all’anno. Solo le persone con una percentuale d’invalidità superiore al 40% sono esonerate dal pagamento della tassa, avevano risposto le autorità e i giudici svizzeri.

Hans Glor ha così sottoposto il caso a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani è giunta alla conclusioneLink esterno che alle persone lievemente disabili deve essere offerta la possibilità di ricoprire una funzione nell’esercito, che può essere svolta malgrado l’infermità, o di essere ammesse al servizio civile. L’obbligo di versamento della tassa militare è secondo la corte «discriminatorio».

A seguito della sentenza, la Svizzera ha dovuto modificare la prassi e ora deve offrire delle alternative in seno all’esercito alle persone affette da lievi disabilità.

Pascal Falcy: sorvegliato senza una base legale

Ein Mann blickt ernst in die Kamera
(Fabian Biasio)

Dopo un incidente, Pascal Falcy è stato sorvegliato su richiesta della sua assicurazione. L’uomo è stato seguito da un investigatore privato vicino a casa sua, nel suo giardino, mentre passeggiava col cane, faceva la spesa o era in compagnia della famiglia. Sulla base del rapporto dell’investigatore, la cui professione non è disciplinata per legge in Svizzera, l’assicurazione contro gli infortuni ha sospeso le rendite, ritenendo che Pascal Falcy avesse mentito e che fosse abile al lavoro.

L’assicurazione ha poi rotto il contratto, ciò che ha avuto un effetto sulle decisioni di altre assicurazioni, in particolare quella per l’invalidità. Falcy si è allora rivolto, con successo, ai giudici di Strasburgo

In un caso simileLink esterno, la corte ha condannato la Svizzera poiché nel diritto svizzero manca una base legale per la sorveglianza fotografica e video di persone assicurate.

Iniziativa per l’autodeterminazione

L’iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieriLink esterno” (Iniziativa per l’autodeterminazione) è stata lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). All’origine dell’iniziativa c’è una controversa sentenza del Tribunale federale, secondo cui qualsiasi accordo internazionale, e non solo il diritto internazionale vincolante, è preminente rispetto al diritto nazionale. L’elettorato non ha però mai potuto votare su questa interpretazione arbitraria della Corte suprema, affermano i promotori del testo.

L’iniziativa chiede che la Costituzione federale sia in linea di principio prioritaria sul diritto internazionale (ad eccezione delle disposizioni cogenti del diritto internazionale quali il divieto di tortura, schiavitù o guerre di aggressione). Confederazione e cantoni non possono inoltre assumere obblighi di diritto internazionale che contraddicono la Costituzione federale. E in caso di contraddizione tra la Costituzione e il diritto internazionale, la Svizzera deve modificare oppure denunciare i trattati internazionali in questione.

Un'ampia coalizione di oppositori all'iniziativaLink esterno è del parere che l'UDC miri alla denuncia della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU). Secondo i difensori della ConvenzioneLink esterno, ciò significherebbe concretamente che le sentenze del Tribunale federale, la massima autorità giudiziaria in Svizzera, non sarebbero più appellabili alla Corte europea dei diritti dell'uomo. L'UDC sostiene invece che l’iniziativa non ha l’obiettivo di denunciare la CEDU.

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Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio

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