Un ricordo della valanga di Reckingen

Squadre di soccorritori cercano dispersi nell'area della vecchia pensione di Reckingen. Keystone

Il 24 febbraio 1970 una valanga si abbatté sul villaggio di Reckingen, uccidendo trenta persone. È stata la più grave sciagura causata da una slavina nella storia svizzera recente. Ma la si ricorda anche per il "miracolo della culla".

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 febbraio 2020 - 13:05
Thomas Stephens e agenzie, swissinfo.ch/Keystone-SDA

Il lettino di Ursula Carlen, allora una bambina di un anno, scivolò sulla valanga come un surf, scrissero i cronisti cinquant'anni fa. Il sindaco dell'epoca cercò di smentire subito queste notizie fantasiose. Ma ancora oggi appare un miracolo che la bambina sia sopravvissuta.

Alle 5 e 5 del mattino 1,8 milioni di metri cubi di neve si staccarono dall'alpe Bächji e precipitarono a valle. Quando la neve investì la casa della famiglia Carlen, una parte del tetto crollò. Le travi coprirono il letto di Ursula, proteggendola come uno scrigno.

Un'ora e mezza dopo suo zio udì i singhiozzi della bambina e la liberò. I fratelli di Ursula ebbero meno fortuna. Furono tra i sei bambini uccisi dalla valanga. Nella catastrofe persero la vita anche cinque donne e 19 ufficiali, alloggiati in una vecchia pensione.

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Nei giorni prima della catastrofe aveva nevicato parecchio e il vento aveva creato grandi cumuli. La situazione era pericolosa, come avevano fatto notare alcuni anziani del villaggio. Una grande valanga aveva colpito Reckingen già nel 1749, distruggendo la casa parrocchiale e uccidendo tre sacerdoti e una domestica.

Da allora però nessuna slavina aveva più raggiunto le case e gli abitanti avevano cominciato a costruire case a ovest dell'insediamento, ignorando gli avvertimenti degli anziani.

Soccorsi e accuse

Dapprima la colpa della catastrofe fu data all'esercito. Qualcuno diceva che la slavina si fosse staccata a causa dei voli supersonici o di esercitazioni della contraerea. L'esercito però smentì l'ipotesi dei voli. E gli esperti ritennero improbabile che i rumori della contraerea potessero mettere in moto le masse nevose. La colpa a loro avviso era della grande quantità di neve e del vento.

La cerimonia funebre per le vittime della valanga, 28 febbraio 1970. Keystone

Le truppe stazionate nella vicina Gluringen furono d'altro canto una benedizione. Quaranta minuti dopo la valanga i primi soccorsi erano già in azione. Nel giro di un'ora e mezza furono ritrovate 19 persone ancora in vita. Alcune di loro erano gravemente ferite.

Le operazioni di soccorso coinvolsero 950 persone, 13 cani da valanga, 14 macchinari edili e tre elicotteri. Ci vollero quattro giorni finché tutte le vittime furono recuperate. Una persona ritrovata ancora in vita morì più tardi in ospedale. Fu la trentesima morte dovuta alla valanga.

La vicenda suscitò un'ondata di commozione e paura nel villaggio e in tutto il paese. Tanto più che tre giorni prima erano morte 47 persone a bordo di un aereo della Swissair precipitato a Würenlingen, nel canton Argovia, in seguito a un attentato terroristico.

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