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Videogiochi violenti: nessun reato

Si è chiuso con un'assoluzione il primo processo penale tenutosi in Svizzera per la vendita di videogiochi violenti. Un tribunale bernese di prima istanza ha scagionato il gestore di una filiale del negozio Media Markt, che era stato querelato da un deputato cantonale.

Secondo il tribunale il videogioco in questione – «Stranglehold» – non è particolarmente crudele. Roland Näf, deputato socialista al parlamento cantonale, aveva presentato una denuncia penale per essere riuscito ad acquistare senza problemi il suddetto videogioco. Il tribunale gli ha dato torto: a suo avviso, pur trattandosi di un gioco violento, «Stranglehold» non ferisce la dignità umana e non deve pertanto essere proibito.

La querela del deputato socialista, a suo dire, non era rivolta contro il venditore, bensì mirava a creare un precedente giuridico. Näf invocava infatti l’articolo 135 del codice penale («Rappresentazione di atti di cruda violenza»).

L’articolo prevede una pena pecuniaria o detentiva fino a tre anni per chi «fabbrica, importa, tiene in deposito, mette in circolazione, propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili registrazioni sonore o visive, immagini o altri oggetti o rappresentazioni che, senza avere alcun valore culturale o scientifico degno di protezione, mostrano con insistenza atti di cruda violenza verso esseri umani o animali».

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