I legislatori americani criticano la Svizzera
Dopo il 2012 i missionari mormoni americani non potranno più lavorare in Svizzera. Negli Stati Uniti un gruppo di senatori e di deputati chiede alla Svizzera di andare oltre questo divieto.
Il senatore Mike Crapo si è fatto portavoce di 14 membri del Congresso americano che all’inizio di quest’anno hanno inviato una lettera all’ambasciata elvetica a Washington, in cui si chiede al governo svizzero di trovare una via d’uscita per i missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Di mezzo ci sono gli accordi bilaterali con l’ Unione europea.
«Ci aspettiamo un costante dialogo tra i rappresentanti del governo svizzero e i funzionari americani, affinché i missionari mormoni possano continuare a svolgere pienamente il loro lavoro anche all’estero – e assumere la loro responsabilità religiosa – senza ostacoli burocratici» ha detto Mike Crapo a swissinfo.ch.
Le restrizioni in questione sono legate a nuove norme frutto dell’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea, entrato in vigore nel 2002. In effetti, questo accordo consente ai cittadini europei di cercare lavoro in Svizzera, ma prevede una significativa limitazione dei permessi di lavoro per persone provenienti da tutti gli altri paesi. In base ad una decisione di un tribunale svizzero, il lavoro missionario è considerato un lavoro lucrativo e pertanto soggetto a quote.
Speranza e preghiere
L’ambasciata svizzera ha dato seguito alla richiesta dei membri del Congresso – tra i quali figura anche Harry Reid, leader della maggioranza al Senato – con una lettera inviata nel mese di ottobre. Nella missiva, che apre uno spiraglio di speranza, si formalizza soprattutto la disponibilità a trovare una soluzione attraverso il dialogo e altri mezzi.
«Le leggi possono essere modificate e i regolamenti possono essere cambiati – aveva scritto l’ambasciatore svizzero di allora Urs Ziswiler – ma spetterà alle comunità coinvolte procedere a tali cambiamenti». «Siamo confrontati con casi analoghi in altri paesi – aveva spiegato Ziswiler a swissinfo.ch – e fare eccezione per i mormoni creerebbe un precedente».
La risposta del diplomatico elvetico è stata accolta con favore dal senatore Mike Crapo, che a swissinfo.ch ha dichiarato di apprezzare l’invito a ‘continuare la discussione’, nell’intento di trovare una soluzione affinché i missionari mormoni possano continuare a garantire i loro servizi. La maggior parte dei missionari mormoni che vengono in Svizzera provengono dagli Stati americani di Utah, Missouri, Idaho e Arizona.
In base ad un attuale accordo di transizione, per il 2010 la quota massima di missionari mormoni autorizzati a lavorare in Svizzera è di 80, mentre scenderà a 50 nel 2011. A partire dal 2012, invece, il futuro della presenza missionaria (indipendentemente dalla denominazione) proveniente da paesi terzi, è segnato. Lo conferma l’ambasciata svizzera.
Un lunga storia
Nella loro lettera, i membri del Congresso avevano messo in evidenza la «relazione speciale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni con la Svizzera», aggiungendo che Berna era stata scelta a suo tempo come sede del primo tempio mormone in Europa.
«Oggi sono davvero numerosi i membri della chiesa mormone americana che possono vantare antenati elvetici. Sarebbe una grande tragedia per le nostre due nazioni – scrivono i politici americani nella lettera – se le relazioni di lunghissima data tra la Chiesa mormone e la Svizzera dovessero cessare».
Tanto più, precisano i firmatari, che in Svizzera i missionari mormoni esercitano le loro funzioni ecclesiastiche su base volontaria, non sono quindi pagati e pertanto non entrano in concorrenza con altri lavoratori. «In base ad un accordo di reciprocità – fanno infine notare – i giovani membri svizzeri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, possono servire la loro missione negli Stati Uniti sull’arco di 24 mesi senza restrizione alcuna».
La lunga storia della chiesa mormone in Svizzera risale al 1850. E la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni vuole certamente che questa tradizione possa continuare. «Ci auguriamo che possa essere trovata una soluzione che permetta ai missionari, a prescindere dal loro paese di origine, di continuare a servire il popolo svizzero» ha dichiarato a swissinfo.ch Michael Purdy, portavoce della chiesa mormone nell’Utah.
«In base alla nostra esperienza – ha aggiunto – i missionari che fanno ritorno negli USA dopo un periodo trascorso in Svizzera, portano con loro un grande amore e un grande rispetto per il popolo, la storia e la cultura del paese».
Il lavoro missionario della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è iniziato in Svizzera nel 1850.
Oggi in Svizzera ci sono circa 7 mila mormoni, 40 congregazioni e 27 luoghi di incontro.
Tra i valori più insegnati da questa comunità religiosa primeggia la famiglia e il divieto di consumo di alcol e tabacco.
Il comune di Zollikofen e ospita il più antico tempio mormone in Europa, la cui costruzione ebbe inizio il 5 agosto 1953.
Il luogo è dunque meta di pellegrinaggi da parte dei membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni provenienti da varie parti d’Europa, tra cui l’Italia, la Francia e l’Austria oltre che, ovviamente, la Svizzera.
Considerato “la casa del Signore”, il tempio è anche aperto ai fedeli come luogo di culto e di celebrazioni, come matrimoni, battesimi e altre cerimonie sacre.
(traduzione dall’inglese, Françoise Gehring)
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