Kenya, un inferno per i turisti?
A inizio novembre, due svizzeri sono stati attaccati da uomini armati in un parco nazionale keniota. Se i professionisti del turismo tentano di sdrammatizzare e parlano di un incidente isolato, questa aggressione si aggiunge a una lunga lista di violenze che hanno per bersaglio i cittadini stranieri.
I safari in Kenya figurano tra le destinazioni più gettonate nei cataloghi di viaggi invernali. Lo scorso anno, secondo il ministero keniano del turismo, 13’440 svizzeri sono giunti in questo angolo d’Africa per immortalare antilopi, zebre e leoni a spasso per i parchi nazionali.
«Dal 2007 constatiamo un aumento del numero di prenotazioni e un interesse crescente per il Kenya», conferma Peter Brun, portavoce della Kuoni. Stessa musica negli uffici dell’Hotelplan, altro gigante svizzero del settore: «Le richieste di safari in Kenya continuano a crescere da qualche anno a questa parte», rileva Prisca Huguenin-dit-Lenoir.
Nel 2010 il Kenya ha visto affluire oltre un milione di visitatori e per il 2012 il governo punta a raddoppiare la cifra. Un nuovo record di cui vanno fiere le autorità del paese, anche perché il turismo rappresenta la principale fonte di entrate straniere (circa 700 milioni di franchi nel 2010).
Attacchi in serie
Questo paradiso africano rischia però di perdere parte della sua attrattiva a causa di una crescente insicurezza. Nelle ultime settimane l’arcipelago di Lamu – al confine con la Somalia dove operano le milizie shebab – si è infatti trasformato in un luogo privilegiato per sequestri e omicidi.
Le autorità keniote hanno lanciato un’offensiva nel sud della Somalia. Eppure venerdì scorso proprio nel centro del paese – nella riserva nazionale di Shaba – due turisti svizzeri sono stati attaccati da uomini armati mentre viaggiavano in automobile.
Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), la cittadina svizzera è rimasta gravemente ferita da un proiettile. L’autista è deceduto, mentre l’altro svizzero ne è uscito indenne.
Fonti locali citate da diversi organi di stampa sottolineano che l’aggressione non avrebbe alcun legame con le milizie somale. «Stando ai nostri informatori, non si tratta di un attacco volto a colpire i turisti stranieri, ma di un conflitto tra popolazioni locali», conferma Peter Brun.
Il giornalista Jean-Philippe Ceppi ritiene però che i turisti svizzeri sian stati imprudenti. «La strada sulla quale sono stati colpiti è da tempo bersaglio dei banditi. Non era ragionevole recarvisi senza protezione», spiega il produttore dell’emissione Temps présent della televisione pubblica svizzera (RTS), che per anni ha vissuto in Kenya.
Armati… contro gli animali
Anche se qualsiasi legame con le milizie somale è stato a priori scartato, questo nuovo attacco contro cittadini stranieri preoccupa le cancellerie occidentali. Gli Stati Uniti mettono in guardia da eventuali viaggi in Kenya mentre la Gran Bretagna raccomanda di evitare la zona di confine a 150 km dalla Somalia. La Francia «sconsiglia ufficialmente» di soggiornare nell’arcipelago del Lamu e di navigare al largo delle coste per evitare gli attacchi dei pirati.
La Svizzera invece non sconsiglia ai suoi cittadini di recarsi in Kenya. Ciononostante il DFAE mette in guardia contro il «pericolo di attentati terroristici in tutto il paese» e «l’alto rischio di sequestri nella zona di frontiera con la Somalia». Le autorità elvetiche sottolineano inoltre l’incertezza legata alle elezioni presidenziali del 2012. Nel 2007 infatti i disordini che avevano seguito la rielezione del presidente Mwai Kibaki avevano causato oltre 1’500 morti.
Gli addetti al turismo, invece, cercanodi calmare le acque. «Ciò che è accaduto ai turisti svizzero è un fatto tragico, ma rimane un incidente isolato, assicura Peter Brun. Non si tratta dell’inizio di una serie di attentati contro il turismo». La Kuoni non intende dunque modificare le misure di sicurezza attualmente in vigore. «C’è sempre una persona armata che accompagna i turisti durante i safari», afferma il portavoce dell’agenzia, precisando però che questa misura è destinata principalmente a proteggersi contro gli attacchi degli animali.
Poliziotti gangster
Vittima di un attacco a mano armata nella sua casa di vacanza – assieme alla moglie kenyota e ai suoi figli – Jean-Philippe Ceppi ritiene tuttavia che le condizioni di sicurezza in Kenya siano «drammatiche».
Dalle elezioni del 2007, il Kenya si trova confrontato a un cocktail esplosivo di criminalità classica e criminalità di origine politica. «La situazione economica va di male in peggio e sempre più kenioti vedono nella violenza la loro unica arma. Come se non bastasse, la violenza politica alimenta le gang che approfittano della proliferazione delle armi provenienti dalla Somalia. Il Kenya è in via di destrutturazione».
Secondo Jean-Philippe Ceppi, il problema principale è la corruzione generalizzata delle forze di polizia. «Una volta la violenza era limitata a Nairobi, mentre oggi ha raggiunto la costa e i parchi nazionali. I bianchi sono un bersaglio ideali e non si può contare nemmeno sull’aiuto dei poliziotti che a volte, di notte, si trasformano in gangster».
Criminalità minimizzata
Nonostante l’attacco ai due turisti svizzeri, la Kuoni e l’Hotelplan non hanno ricevuto richieste di annullamento dell’ultimo minuto per i viaggi previsti in Kenya. E le due agenzie si dicono ottimiste: l’alta stagione, che inizia in questi giorni, non dovrebbe registrare una diminuzione delle prenotazioni.
«I tour-operator minimizzano i problemi di criminalità perché sono troppo preoccupati a garantire il successo dei viaggi natalizi, ribatte Jean-Philippe Ceppi. Ma sanno benissimo che dal momento in cui i loro clienti mettono piede fuori dall’hotel sono in pericolo».
Con lo stesso obiettivo di minimizzare l’accaduto, anche i giornali kenioti trattano questi casi in modo molto discreto, prosegue il giornalista svizzero. «Ma la realtà non è certo rosea: il turismo, che si stava risollevando dopo le violenze del 2007, è sull’orlo del baratro».
A inizio settembre, una turista britannica è stata sequestrata da un gruppo di pirati in un lussuoso villaggio nei pressi della frontiera somala. Suo marito è rimasto ucciso nell’attacco. Tre settimane più tardi, la francese Marie Dedieu è stata rapita a sua volta a Lamu e portata in Somalia dove è deceduta. Una tragedia che ha suscitato grandi emozioni in Francia.
A metà ottobre, sono stati rapiti due volontari di Medici senza frontiere impegnati nel campo profughi di Dadaab, alla frontiera con la Somalia. All’origine dell’atto vi sarebbero le milizie somale shebab. In seguito al dramma, MSF ha ritirato il personale straniero dal più grande campo profughi al mondo.
Venerdì 4 novembre, un’auto con a bordo due cittadini svizzeri è stata attaccata nei pressi della riserva naturale di Shaba, a circa 250 km dalla capitale Nairobi. L’autista è stato ucciso e una turista svizzera è rimasta gravemente ferita.
Questi attacchi hanno spinto i governi occidentali ad allungare la lista di raccomandazioni rivolte ai loro cittadini che intendono viaggiare in Kenya.
(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter)
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