Spagna: Sánchez, “governo non ha ricevuto allerte per Ceuta”
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha ribadito oggi al Congresso che il governo non ha ricevuto "allerte o avvisi straordinari" nei giorni precedenti gli arrivi in massa di migranti a Ceuta, a fine luglio, che informassero della "scala" dell'ondata migratoria.
(Keystone-ATS) “Il governo ha ricevuto informazioni precedenti? No, non li ha ricevuti. Posso assicurarvi che nessuna andava oltre la descrizioni degli allarmi routinari e nessuno nella scala degli eventi che poi si sono prodotti”, ha ribadito Sánchez nella sua audizione.
“Abbiamo esaminato tutti i rapporti, tutti i messaggi, note verbali delle forze e corpi di sicurezza, anche del nostro Centro nazionale di intelligence, che sono stati trasmessi sia alle autorità politiche sia anche alla delegazione del governo della città autonoma di Ceuta in quei giorni e posso assicurarvi che nessuno andava oltre la descrizione dei dati, dell’avviso di routine e che nessuno ha previsto né la scala ne la probabilità di quanto alla fine si è prodotto”, ha ripetuto il premier.
Sánchez ha spiegato inoltre che quando è stata emessa la sentenza del Tribunale supremo dell’8 luglio – secondo cui non potevano essere respinti i migranti arrivati a nuoto a Ceuta, senza aver prima attraversato una barriera frontaliera – “il governo ha adottato misure”, dispiegando più mezzi marittimi al largo dell’exclave, mantenendo “riunioni di lavoro con autorità marocchine” e aumentando i posti del Centro di accoglienza di migranti nell’exclave in vista del possibile intensificarsi degli arrivi di migranti via mare.
Il premier ha poi ripetuto con forza che “non ci sono evidenze solide” del fatto che il Marocco abbia pianificato l’invasione alla frontiera di Ceuta. “Se esistessero prove solide agiremmo di conseguenza. Questo governo non ha problema ad affrontare poteri stranieri quando la situazione lo richiede, ma con fatti provati, verificati”, ha detto Sánchez, ribadendo che non ci sono prove che il Marocco fosse dietro l’organizzazione o la pianificazione dell’ondata migratoria.
Il primo ministro ha poi annunciato che Madrid modificherà la relazione di cooperazione con il Marocco. “Stiamo rivedendo tutti i meccanismi di coordinamento di allerta che condividiamo con lo Stato marocchino” e “costruiremo garanzie aggiuntive perché la situazione vissuta lo scorso 30 luglio non si produca di nuovo”, ha detto Sánchez.
Il premier ha insistito sul fatto che Madrid intende “continuare a cooperare con il Marocco” e avere “una buona relazione di vicinato”, nell’interesse generale, “ma è evidente che, dopo quanto accaduto, questa relazione deve essere diversa”, ha aggiunto, senza dare tuttavia dettagli in merito.
Criticando poi la richiesta di respingimenti immediati in Marocco dei migranti adulti e minorenni rimasti a Ceuta dopo l’ondata di fine luglio, stimati dal governo in 5’000 persone, e fino a 10’000 secondo l’amministrazione di Ceuta, Sánchez ha sottolineato che “non si può prendere un essere umano per un braccio e buttarlo dall’altro lato della frontiera come fosse un sacco di terra, che è ciò che si deduce in alcune occasioni dalle dichiarazioni che abbiamo sentito non solo da esperti o commentatori, ma anche sfortunatamente da responsabili politici”.
“Oggi torneremo a sentirli da questa tribuna”, ha aggiunto riferito ai leader delle destre, “ma io voglio affermare che Spagna è una grande democrazia, che siamo uno Stato sociale e democratico di diritto, pienamente integrato nell’Unione europea e anche nella comunità internazionale”, cosa che “ci obbliga a osservare una serie di leggi, di trattati internazionali”. “Lo facciamo per dovere – ha aggiunto il premier socialista – ma lo facciamo anche per convinzione, per empatia, per dignità, perché pensiamo che servono per costruire un mondo migliore”.
Prendendo la parola al termine dell’audizione di Sánchez, il leader del Partito popolare all’opposizione Alberto Núñez Feijóo ha chiesto le dimissioni del premier per la gestione della crisi a Ceuta “perché incompetente o perché complice”, in quanto a suo avviso il sapeva degli arrivi in massa di migranti nell’exclave e ha taciuto.
“L’operazione è partita dal Marocco, è stata consentita dal Marocco e ci sono indizi che il Marocco l’ha coordinata e che il governo lo sapeva perché ne fu avvertito”, ha ripetuto il leader dei popolari puntando il dito su una presunta regia di Rabat nell’ondata migratoria. In un intervento in toni duri, Feijóo ha avvertito Sánchez di responsabilità penali sulla crisi a Ceuta: “Mi guardi”, ha esortato al premier, “la pagherà davanti alla giustizia e nelle urne”, ha minacciato.
Da parte sua il leader di VOX Santiago Abascal ha chiamato Sánchez “traditore” rinfacciandogli di “aver tardato 35 giorni a salire su questa tribuna”, per riferire in Parlamento della crisi provocata, a suo dire, da “una città spagnola presa con la forza” e “un’invasione”.
“Traditore di Spagna, traditore degli spagnoli, traditore dei ceutini, traditore anche del suo stesso partito, dei suoi stessi impegni e dei suoi elettori”, ha elencato Abascal, ribadendo l’intenzione di denunciare il premier per tradimento.