Stop ai minareti: prevale il no

L'iniziativa che vuol proibire i minareti in Svizzera fa discutere ma non mobilita l'elettorato Reuters

No all'iniziativa anti-minareti, quasi parità fra sì e no al bando delle esportazioni di materiale bellico e sì al finanziamento speciale di compiti connessi all'aviazione civile. Sarebbero questi i risultati della votazione del 29 novembre se si fosse svolta ora. A sei settimane dallo scrutinio, però, tutto appare ancora possibile.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2009 - 17:01

Nel sondaggio effettuato dall'istituto gfs.bern per conto della SRG SSR ideé suisse, l'iniziativa popolare "Contro l'edificazione di minareti" è respinta dal 53% degli intervistati che voteranno e approvata dal 34%. Il rimanente 13% non si è ancora fatto un'opinione.

A prima vista, la bocciatura sembrerebbe assodata, visto che i no hanno la maggioranza assoluta. Ma la situazione è più complessa e non consente di fare pronostici, ha sottolineato il responsabile di gfs.bern Claude Longchamp in una conferenza stampa a Berna.

Infatti, la proporzione di coloro che sono "sicuri" di votare contro è del 38%, mentre il 15% si dice "piuttosto" contrario. Sul fronte opposto, i sostenitori certi sono il 24% e quelli piuttosto favorevoli il 10%. "L'esperienza ci ha insegnato che chi si esprime con 'piuttosto' in merito a una posizione, spesso cambia campo al momento di mettere la scheda nell'urna", ha spiegato lo specialista di studi demoscopici.

D'altra parte, il rifiuto del divieto di costruzione per i minareti non riflette l'adesione dell'elettorato agli argomenti degli avversari dell'iniziativa. Dall'analisi emerge un quadro "inabituale", ha indicato Longchamp.

Fatto "molto raro", nessuno dei due campi ha un "argomento trainante", vale a dire chiaramente condiviso dall'elettorato. L'unico argomento che è un po' più forte è quello degli oppositori dell'iniziativa, secondo cui un divieto dei minareti metterebbe in pericolo le relazioni politiche ed economiche della Svizzera con i paesi musulmani, in particolare quelli arabi.

Base del PPD ago della bilancia?

Altra caratteristica "insolita", l'elettorato del Partito popolare democratico (PPD), pur essendo in maggioranza contro l'iniziativa, paradossalmente si dice d'accordo con gli argomenti dei promotori. Fra gli argomenti formulati dagli oppositori, solo quello secondo cui l'iniziativa pregiudicherebbe la pace religiosa è condiviso dalla base del PPD.

Con il 37% di sì, il sostegno all'iniziativa degli elettori del PPD è peraltro il più forte fra i partiti che si battono contro il divieto dei minareti. Se è già certo che l'iniziativa anti-minareti sarà respinta dalla maggioranza degli elettori ecologisti, socialisti e liberali radicali e approvata da quelli dell'Unione democratica di centro (UDC), rimane ancora incerto cosa faranno gli elettori PPD e i senza partito, ha osservato Longchamp.

A livello di regioni linguistiche, la Svizzera italiana va controcorrente: il 53% degli intervistati che voteranno dice sì, il 40% no e il 7% non ha opinioni. Nella Svizzera tedesca e francese, invece, l'iniziativa è bocciata: nella prima con il 54% di no, il 34% di sì e il 12% di indecisi, nella seconda con il 52% di no, il 35% di sì e il 13% di indecisi.

Esportazioni che dividono

Decisamente spaccati appaiono attualmente gli svizzeri sull'iniziativa popolare "Per il divieto di esportare materiale bellico". Nel sondaggio prevalgono leggermente i no con il 44%, contro il 41% di sì e il 15% senza opinione. Ancora più vicini sono i fronti se si considerano soltanto coloro che sono sicuri di come voteranno il 29 novembre: 28% a favore e 29% contro.

Soltanto nella Svizzera italiana risulta una chiara bocciatura, con il 62% di no, il 28% di sì e il 10% senza opinione. Nella Svizzera tedesca sia i sì che i no sono il 43% e gli indecisi il 14%, mentre in Romandia i no si collocano al 45%, i sì al 38% e i senza opinione sono il 17%.

Di fronte a una simile divisione è impossibile fare pronostici, tanto più che bisogna tener conto del margine di errore del sondaggio, ha rilevato il responsabile di gfs.bern.

Anche sul fronte degli argomenti, fautori e oppositori appaiono in situazione di parità. Il 64% dei partecipanti al sondaggio ritiene che non si debba esportare materiale militare in zone di guerra o di conflitti. Il 55% giudica le esportazioni di materiale bellico contrarie alla neutralità svizzera.

Tuttavia, il 57% giudica sufficienti le restrizioni previste dalla legge vigente. Il 55% teme la morte dell'industria bellica elvetica e il 52% pensa che la Svizzera non debba dipendere dall'estero in questo campo.

La campagna è appena all'inizio e bisognerà vedere come i due campi sapranno trarre vantaggio dai rispettivi argomenti che fanno presa sull'elettorato. Anche se, come sempre in questo tipo di temi, si riscontra una forte polarizzazione fra rosso-verdi, favorevoli, e destra contraria. D'altro canto, questa iniziativa "ha il tipico potenziale sostegno di quelle lanciate dalla sinistra": le donne e i giovani sono tendenzialmente più favorevoli, ha affermato Claude Longchamp.

Finanziamento nell'ombra

Inesistente è la campagna per il terzo oggetto in votazione il 29 novembre: il finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo, che fra i grandi partiti è osteggiato solo dai Verdi, mentre i socialisti hanno optato per la libertà di voto e gli altri lo sostengono.

L'assenza di campagna si riflette anche sulle opinioni dell'elettorato: il 32% non ne ha ancora una, il 36% ha piuttosto una propensione e soltanto il 32% è già sicuro di come voterà. Questa grande quota di indecisi può andare da qualsiasi parte, ha rilevato Longchamp. Si potrebbe dunque ancora ribaltare il risultato di questo primo sondaggio, in cui i sì s'impongono con il 42%, contro il 26% di no.

Sonia Fenazzi, swissinfo.ch

Il sondaggio

Il sondaggio è stato effettuato dal 13 al 17 ottobre 2009 dall'istituto gfs.bern.

È stato intervistato un campione rappresentativo di 1'207 aventi diritto di voto di tutta la Svizzera.

Di costoro, 742 hanno dichiarato che parteciperanno allo scrutinio federale del 29 novembre.

Con il 44%, il tasso di partecipazione si situa nella media. Nonostante i temi scottanti delle due iniziative, non si delinea "alcuna mobilitazione sensazionale", rileva Claude Longchamp

Il margine d'errore è del +/- 3,7%.

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I temi in votazione

L'iniziativa popolare "Contro l'edificazione di minareti" è stata lanciata dall'Unione democratica federale (UDF, destra cristiana) e dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). È stata firmata da quasi 114mila aventi diritto di voto. Chiede l'aggiunta all'articolo 72 della Costituzione federale di un nuovo capoverso che recita: "L'edificazione di minareti è vietata". Il governo e il parlamento svizzeri raccomandano all'elettorato di respingerla. Alle Camere federali solo il gruppo UDC l'ha sostenuta.

L'iniziativa popolare "Per il divieto di esportare materiale bellico" è stata promossa da una coalizione di quasi una quarantina di partiti di rosso-verdi e organizzazioni pacifiste, caritative e di ispirazione cristiana, capeggiate dal Gruppo per una Svizzera senza esercito. È stata depositata nel 2007 munita di quasi 110mila firme valide. Domanda che la Confederazione promuova una politica di pace. Stipula il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico. Non sono sottoposti alla proibizione gli strumenti di sminamento umanitario, come pure le armi per lo sport e la caccia. Contempla l'obbligo per la Confederazione di sostenere per 10 anni i salariati e le regioni in cui andrebbero persi posti di lavoro a causa del bando. Il governo e il parlamento svizzeri raccomandano di respingerla. Alle Camere federali è stata approvata dai Gruppi socialista e dei Verdi/evangelici/cristiano sociali. Tutti gli altri l'hanno bocciata.

La modifica dell'articolo costituzionale che regola il prelievo di imposte sui carburanti, proposta dal governo, prevede una ridistribuzione di tali introiti, al fine di creare un sistema di finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo. L'oggetto è combattuto solo dai Verdi. I socialisti lasciano libertà di voto, mentre tutti gli altri gruppi parlamentari lo sostengono.

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