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Dialogo interreligioso senza l’altra metà del cielo

Nessuna donna è presidente di una delle grandi federazioni religiose elvetiche Keystone

Come mai il Consiglio delle religioni – piattaforma di dialogo fra cristiani, musulmani ed ebrei in Svizzera – è composto da soli uomini?

Per i suoi fondatori, si tratta di un puro caso, che nulla toglie alla legittimità e alla rappresentatività dell’istituzione. Ma le donne non sono d’accordo e in una lettera aperta di protesta chiedono di potervi partecipare.

Creato lo scorso mese di maggio a Berna, il Consiglio delle religioni (Cdr) è stato presentato al pubblico come un’istituzione pionieristica in ambito di dialogo interconfessionale, non solo a livello elvetico ma anche mondiale.

Non esiste infatti al mondo alcuna organizzazione del genere su scala nazionale nella quale i leader religiosi si incontrano per dialogare fra loro di questioni di politica religiosa e sociale e in questo ambito svolgono il ruolo di partner di riferimento con le autorità.

L’istituzione, il cui scopo principale è il «perseguimento della pace nel mondo», è composta da rappresentanti delle religioni cristiana, musulmana ed ebrea, le tre confessioni abramitiche presenti in Svizzera.

Delusione

Almeno nella sua attuale composizione, il Cdr conta fra i suoi sei membri solo uomini. Un fatto che non ha tardato a suscitare polemiche e interrogativi sull’ennesima mancata occasione di potenziare il ruolo femminile nel dibattito religioso e che solleva qualche dubbio sul reale stampo avanguardista che l’istituzione si vuole dare.

«Impossibile non rimanere colpiti dall’assenza totale delle donne, quasi a ribadire l’odioso luogo comune secondo cui solo gli uomini possono rappresentare la religione in pubblico e ignorando la larga presenza di rappresentanti del sesso femminile nelle comunità religiose», ha affermato il pastore Paolo Tognina durante la trasmissione domenicale «Pensiero evangelico» della Radio svizzera di lingua italiana.

Delusa anche Béatrice Acklin, insegnante di storia dei dogmi e della teologia presso l’università di Friburgo, che si dice «stupita per l’assenza femminile in seno al Consiglio, soprattutto se si pensa al contributo significativo delle donne alla scienza delle religioni».

Lettera di protesta

Insieme ad un’altra quarantina di donne delle tre comunità religiose e delle confessioni cristiane che compongono il Cdr, Béatrice Acklin ha perciò sottoscritto un appello nel quale si esige una rappresentanza equa di donne e uomini nel nuovo organismo.

Pur riconoscendone l’importanza significativa, le firmatarie della lettera aperta affermano che «non è accettabile che questioni importanti di politica religiosa, dalle quali dipendono la pace confessionale e la comprensione tra le culture in Svizzera, siano affrontate senza la partecipazione delle donne».

Presenza femminile che per Béatrice Acklin, oltre ad essere una questione di principio («vi sono tante donne quanti uomini fra i credenti, non vedo perché il Cdr non dovrebbe riflettere questa realtà!»), è necessaria per la qualità stessa del lavoro svolto dall’istituzione. «Anche se la situazione sta lentamente cambiando, non si può negare che, rispetto agli uomini, le donne hanno un’altra esperienza di vita – sia politica che sociale – che non può che arricchire il dibattito interreligioso», sottolinea.

Non la pensa allo stesso modo Alfred Donath, presidente della federazione delle comunità israelitiche svizzere (FSCI), nonché membro del Cdr, secondo cui «la presenza di una donna non cambierebbe nulla perché le discussioni del Consiglio non vertono su questioni legate al sesso di una persona».

Nessuna premeditazione

«Il fatto che i membri del Consiglio siano solo uomini è un puro caso», spiega Donath a swissinfo, «non vi è assolutamente alcuna volontà in tal senso alla base della nostra decisione».

Un’opinione condivisa anche dal pastore Markus Sahli, segretario del Cdr e membro della Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera, che se da un lato si rammarica per questa situazione, dall’altro sottolinea che occorre conoscere le circostanze della creazione del Consiglio per capire il perché della sua composizione.

L’idea di questo forum è stata lanciata nel 2003 dal presidente delle Chiese riformate, Thomas Wipf, durante il primo incontro fra le tre grandi religioni monoteiste elvetiche svoltosi nella cattedrale di Berna. «È stato deciso allora che i membri della nuova piattaforma di dialogo sarebbero stati i presidenti o i vicepresidenti delle diverse federazioni religiose. Siccome nessuna donna ricopre attualmente questa carica, il Cdr si è ritrovato composto esclusivamente da uomini», spiega Sahli.

Ma questa situazione può cambiare in qualsiasi momento, tiene a precisare Alfred Donath: «Quando fra le alte sfere di una federazione religiosa sarà eletta una donna, avrà naturalmente la possibilità di entrare nel Consiglio». Alle rappresentanti del sesso femminile non resta quindi che armarsi di santa pazienza…

swissinfo, Anna Passera

Il Consiglio delle religioni è presieduto dal suo promotore Thomas Wipf, presidente del Consiglio della Federazione chiese evangeliche in Svizzera.

La Chiesa cattolica romana è rappresentata dal vescovo Kurt Koch, quella cattolica cristiana dal vescovo Fritz-René Müller.

A rappresentare l’Unione delle comunità israelitiche in Svizzera è il suo presidente Alfred Donath.

Poiché non esiste un’organizzazione mantello in Svizzera nella quale si riconoscano tutti i musulmani, essi sono rappresentati da Fahrad Afshar, presidente del KIOS, e Hisham Maizar, presidente delle Comunità islamiche della Svizzera orientale e del Liechtenstein.

Almeno in un primo tempo non sono rappresentati nel Cdr i cristiani ortodossi, le chiese evangeliche libere, i buddisti e gli indù.

30 anni fa il 90% degli svizzeri era di fede cristiana.
Da allora, il paesaggio confessionale elvetico è cambiato e sono apparse nuove religioni “d’importazione”.
Nel 2000 il 42% degli abitanti erano cattolici (-7% rispetto al 1970).
35% protestanti (-12%).
11% atei (+10%).
4,3% musulmani (+4%).
0,2% ebrei (-0,1%).

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