Santa Cena, cristiani svizzeri divisi
L'ecumenismo è una necessità in un paese confessionalmente misto. Ma il no cattolico alla concelebrazione dei sacramenti sottolinea le divisioni.
Il 2004 è stato segnato dalla riaffermazione di posizioni divergenti fra cattolici e protestanti. Documenti e dibattiti evidenziano i limiti dell’avvicinamento fra le due Chiese ufficiali.
Il Natale in chiesa rimane un appuntamento obbligato. Per i punti fermi dell’anno liturgico, come per i riti di passaggio, le Chiese trovano infatti ancora seguito. Ma negli ambienti ecclesiastici il clima è poco natalizio: alla fine del 2004 le due chiese principali svizzere, quella cattolica e quella protestante, si riscoprono infatti lontane in punti centrali della fede.
La ricerca ecumenica
Negli ultimi decenni, le due istituzioni hanno fatto grandi passi verso la distensione. Nel 1972 i vescovi svizzeri e la Conferenza delle Chiese evangeliche hanno firmato un accordo che permette i matrimoni misti. Si tratta di una concessione alle mutate realtà sociali: con la nuova mobilità fra le regioni e il calo della funzione di controllo morale della Chiesa, un passo in questa direzione era forse inevitabile. Un’indagine nel canton Zurigo ha rilevato che la differente estrazione religiosa dei coniugi è ormai la regola.
Negli anni seguenti, sempre grazie allo spirito d’apertura lanciato dal Concilio Vaticano II, è stata costruita tutta una rete di contatti e annualmente ci si raccoglie in preghiera per l’unità dei cristiani. Il dialogo ecumenico assume un ruolo sempre più importante: dall’inaugurazione di un tunnel all’apertura delle scuole, la presenza di un sacerdote cattolico e di un pastore protestante è la norma.
Rifiutare le occasioni di partecipare alle manifestazioni pubbliche e rinunciare al dialogo è ormai impensabile per le comunità che soffrono dell’inarrestabile secolarizzazione. Il personale di terra della holding celeste ha bisogno di presenza e spirito conciliante per non finire ancora più lontano dalla quotidianità. Il processo è però limitato alla buona volontà degli attori locali, perché a livello teologico e ecclesiastico rimangono le differenze fra le due letture di una stessa base biblica.
Il sacrificio che divide
Negli ultimi anni gli attriti sono addirittura aumentati. Già – si dice da parte evangelica – il Vaticano non perde occasione per ribadire le sue verità senza tenere conto delle sensibilità degli altri. A differenza dei protestanti, che si organizzano a livello locale e non dispongono di una gerarchia, il cattolicesimo ha una regia centrale che sa cosa vuole e lo comunica con decisione.
L’anno scorso un documento riaffermava il primato della Chiesa romana, negando addirittura ad alcune altre confessioni la dignità di Chiesa. A marzo, il Vaticano ha poi vietato ai propri membri la concelebrazione dell’Eucaristia.
Nell’istruzione con il titolo «Redemptionis Sacramentum», si legge: «Si deve, inoltre, notare con grande amarezza la presenza di iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono qua e là a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede». Il sacramento è comune a tutti i cristiani ma, per Roma, la presenza reale di Cristo nell’ostia non è conciliabile con il pane e il vino distribuiti simbolicamente nelle Chiese evangeliche.
Con il documento, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha riaffermato che «non si può pensare di sostituire la santa Messa domenicale con celebrazioni ecumeniche della Parola o con incontri di preghiera in comune con cristiani appartenenti alle […] Comunità ecclesiali, oppure con la partecipazione ai loro riti liturgici».
Dunque: tutte le attività ecumeniche possono essere tollerate, ma non hanno il valore di una messa. Abbastanza per irritare non solo le istituzioni protestanti. E se si vuole dare seguito ai sondaggi, si può affermare che anche buona parte della popolazione cattolica svizzera è critica verso il Vaticano sui temi della famiglia, del sacerdozio maschile e dell’omosessualità.
Reazione simmetrica
Le prese di posizione a caldo non sono mancate: all’alba della visita del papa in Svizzera, le relazioni erano più offuscate che mai. Ma poi anche i protestanti si sono messi all’opera: in alcuni mesi di riflessione, la Conferenza delle Chiese evangeliche svizzere ha redatto un documento sulla Santa Cena, il parallelo dell’Eucaristia.
Nel documento, accolto per acclamazione dalle 26 chiese cantonali, si leggono i fondamenti dottrinali che definiscono il sacramento secondo la concezione protestante: tutti sono invitati alla Mensa per testimoniare la fede, non solo i membri della Chiesa; il pane e il vino sono simbolo del sacrificio di Cristo e non presenza reale del figlio di Dio; non ci vuole un sacerdote consacrato per spezzare il pane, perché tutti i credenti sono testimoni della fede.
In sostanza, il testo riafferma le idee sorte cinquecento anni fa al momento della rottura con Roma. Unica concessione: in futuro si vuole meno rigore nel celebrare il gesto di comunione fraterna. Oggi infatti le Chiese di tradizione zwingliana invitano i credenti alla mensa non più di cinque volte l’anno. In futuro si invitano i pastori a celebrare più spesso il rito.
La purezza da riscoprire
Con i due testi si chiariscono le posizioni teologiche e dunque si demarca in maniera più netta la diversità. Un problema di cui i protagonisti sembrano essere coscienti: per rimanere credibili bisogna avere una linea morale e teologica riconoscibile e coerente. Ma questa identità riafferma la divisione fra cristiani.
Eppure rimane la volontà dell’azione comune: «Di fronte alle incalzanti sfide del tempo presente a cui la fede cristiana deve delle risposte – afferma la Conferenza delle Chiese evangeliche svizzere nel documento – la testimonianza comune delle Chiese cristiane ha un’importanza fondamentale».
swissinfo, Daniele Papacella
Con le recenti prese di posizione, il Vaticano chiede ai fedeli cattolici di rinunciare alla comunione con le altre comunità cristiane.
Come reazione, i protestanti invitano a rinunciare alle cerimonie che potrebbero provocare la sensibilità cattolica.
Nelle chiese protestanti l’accesso alla condivisione al pane e al vino, atto simbolico di comunione con Cristo, rimane invece aperto a tutti.
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