Swissair: rammarico delle banche, 8000 posti a rischio

Marcel Ospel, presidente del consiglio di amministrazione UBS Keystone

Continua la discussione sul caso Swissair. Mentre il segretariato di stato per l'economia (seco) stima a 8000 i posti di lavoro che andranno persi per la crisi della compagnia aerea, il presidente del consiglio di amministrazione dell'UBS, Marcel Ospel ha ammesso errori nella gestione della crisi da parte delle banche. E il personale Swissair chiede la sostituzione dei vertici Crossair.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2001 - 12:39

Migliaia di posti a rischio

Saranno 8000 i posti di lavoro che andranno persi per la vicenda Swissair, secondo Jean-Luc Nordmann, capo della Divisione del lavoro del seco. Ma se gli aerei della compagnia dovessero ancora rimanere a terra da qui al 28 ottobre, allora la fattura potrebbe essere ben più salata.

Nordmann, in una dichiarazione rilasciate sabato alla «Basler Zeitung», si attende una prima ondata di licenziamenti a fine ottobre e una seconda a novembre. Un fallimento simile, dichiara, non appartiene all'economia elvetica, ma è la conseguenza di un concatenamento di avvenimenti.

Questo parere non è condiviso dal presidente della Società svizzera degli impiegati di commercio, il consigliere nazionale socialista Alexander Tschäppät, che in un'intervsita al «Bund» rimprovera a certi manager elvetici di «americanizzarsi: lasciano crollare un'azienda per poterla rilevare a buon mercato.

Il personale Swissair ha perso la fiducia

I rappresentanti del personale di Swissair, intervenendo venerdì sera alla trasmissione della Televisione svizzera tedesca «Arena», si sono scagliati contro la direzione di Crossair. «La fiducia è ormai venuta meno e la collaborazione sarà possibile soltanto se Moritz Suter e André Dosé saranno sostituiti».

Il presidente del sindacato dei piloti (Aeropapers) Markus Jöhl ha detto di credere alla sopravvivenza di Swissair, ma di aver anche immaginato l'esistenza di un complotto per costringere gli aerei a rimanere immobili al suolo.

Si è poi espresso a favore di una nuova compagnia appoggiata dalla Confederazione e da investitori «morali», posta in mano ad un management responsabile, guidato da Mario Corti. Secondo Jöhl, che ha accusato duramente il patron di Crossair, André Dosé, si assiste ora ad un conflitto tra il personale delle due compagnie.

Da parte sua invece il presidente del sindacato dei piloti Crossair, Thomas Häderli, ha assicurato che sia Dosé che il presidente del cda (Crossair) Moritz Suter godono della fiducia del personale della compagnia basilese.

Secondo il piano di salvataggio «Phénix» presentato lunedì dalle grandi banche, Crossair dovrebbe rilevare dal 28 ottobre i due terzi della capacità di Swissair; la flotta sarà ridotta da 162 a 134 aerei. Le banche hanno investito 1,35 miliardi di franchi nell'operazione, a cui si aggiungono 110 milioni per garantire gli averi dei dipendenti nella cassa del personale di Swissair.

Il rammarico dell'UBS

Intanto Marcel Ospel, presidente del consiglio di amministrazione dell'UBS, intervenendo venerdì sera alla tv svizzerotedesca ha ammesso di aver compiuto degli errori nella gestione della crisi Swissair. «Non avrei dovuto partire per New York, ma rimanere qui è occuparmi di Swissair», ha dichiarato.

Ospel ha quindi presentato le sue scuse a «tutte le persone coinvolte». Nel corso della trasmissione «Arena» si è rammaricato che le banche abbiano potuto dare impressioni poco lusinghiere, ed ha assicurato di sentirsi molto toccato dal destino della compagnia e dei suoi clienti.

Il presidente dell'UBS ha inoltre ammesso di aver saputo già domenica sera che una parte della flotta Swissair rischiava di non poter più volare, per mancanza di liquidità. «Ma per noi è stato sempre chiaro che non potevamo coprire i costi di mantenimento di tutti i voli», ha aggiunto Ospel. «Forse l'errore è stato di non dirlo con sufficiente chiarezza, ma eravamo sotto pressione».

swissinfo e agenzie

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