Trump: lavoro quasi completo, lo finiremo molto velocemente
Ieri sera in un discorso alla nazione, il primo dall'inizio della guerra contro l'Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che le forze americane "finiranno il lavoro" molto presto.
(Keystone-ATS) Gli “obiettivi strategici sono quasi completati”, ha detto il tycoon in un’allocuzione in prima serata, durata meno di 20 minuti che i mercati asiatici – aperti mentre parlava – non hanno gradito. Si è trattato di una difesa a tutto campo della guerra, iniziata più di un mese fa, con concetti già espressi, senza citare una possibile operazione di terra.
“In queste ultime quattro settimane le nostre forze armate hanno ottenuto vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia”, ha affermato Trump, descrivendo l’azione militare “così potente, così brillante” da aver reso “uno dei paesi più potenti” una minaccia fatalmente ridimensionata. Il presidente non ha dichiarato la vittoria, contrariamente a quanto anticipato ieri da fonti interne all’amministrazione, ma quasi.
“Stasera sono lieto di dire che questi obiettivi strategici sono quasi completati”, ha detto, “finiremo il lavoro, e lo finiremo molto velocemente. Ci stiamo avvicinando molto”. Ha anche accennato a un termine di tempo preciso: “Li colpiremo molto duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, a cui appartengono”.
Trump ha esortato i Paesi che dipendono dal petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz a “costruirsi un po’ di coraggio ritardato” e ad andare a “prenderselo”.
Nel discorso non ha menzionato l’invio di truppe di terra in Iran né la NATO, quest’ultima era stata per tutta la giornata di ieri al centro delle speculazioni su piani di ritiro americano dall’Alleanza, alti funzionari come l’ambasciatore presso la NATO Matthew Whitaker ha molto insistito sul fatto che il presidente sta “valutando e rivalutando tutto”, deluso dai bei discorsi senza azione da parte degli alleati, quelli europei in primo luogo. Trump ha invece suggerito che altri paesi, in particolare asiatici, dovrebbero farsi carico della sicurezza dello Stretto.
Durante un pranzo alla Casa Bianca per la Pasqua a cui la stampa non ha partecipato, Trump ha citato la Corea del Sud, il Giappone e anche la Cina come Paesi che devono impegnarsi in prima fila. “Abbiamo 45mila soldati a rischio laggiù, vicini a una forza nucleare. Lasciate che lo faccia il Giappone. Loro ricevono il 90% del loro petrolio dallo Stretto. Lasciate che lo faccia la Cina”.
In quello stesso intervento, non ripreso nel discorso serale ma trapelato tramite un video poi rimosso dalla Casa Bianca, Trump ha parlato del petrolio iraniano come di un’opportunità forse persa. “Potremmo semplicemente prenderci il loro petrolio. Ma non sono sicuro che la gente nel nostro paese abbia la pazienza per farlo, il che è un peccato. Se restassimo lì, preferirei solo prendere il petrolio. Potremmo farlo così facilmente”.
Poche ore prima dell’intervento, il tycoon aveva scritto su Truth che “il nuovo presidente del regime iraniano” voleva un cessate il fuoco. L’ambasciata iraniana ha respinto la definizione come “falsa e infondata”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una lettera ai cittadini americani, ha chiesto: “Quale preciso interesse del popolo americano è realmente servito da questa guerra?”.
Gli attacchi iraniani contro Israele e i vicini del Golfo Persico sono proseguiti anche nelle prime ore di oggi. Secondo la tv Al Arabiya, raid avrebbero colpito siti governativi sull’isola di Qeshm nello stretto di Hormuz mentre i media iraniani hanno riferito di attacchi al quartier generale dei Pasdaran nella città di Ahvaz, nel sud dell’Iran.