Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

BERNA - Roman Polanski è libero da oggi a mezzogiorno e stando a una sua dipendente ha già lasciato il suo chalet di Gstaad (BE), suo domicilio coatto dal 4 dicembre 2009 dopo l'arresto a Zurigo il 26 settembre.
La Svizzera ha deciso di non estradare negli Stati Uniti il regista franco-polacco, accusato di aver abusato sessualmente di una tredicenne nel 1977. Motivo principale: i dubbi sulla presentazione dei fatti da parte delle autorità americane. Anche il fatto che Polanski abbia potuto venire per anni in Svizzera indisturbato è stato preso in considerazione.
La decisione elvetica è stata spiegata oggi a Berna dalla ministra di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf: la consigliera federale ha escluso cedimenti a pressioni da Francia o Polonia ma ha riconosciuto che il verdetto non è stato unicamente giuridico. "Diritto e politica non si possono mai distinguere completamente. Bisogna trovare una soluzione giuridica che sia ineccepibile politicamente e non solo giuridicamente", ha argomentato la ministra.
L'Ufficio federale di giustizia invoca due motivi per rifiutare l'estradizione. Quello principale è che il 13 giugno scorso il Dipartimento americano della giustizia ha rifiutato di trasmettere a Berna il verbale con le dichiarazioni rilasciate il 26 gennaio dal pubblico ministero Roger Gunson, che negli anni Settanta era stato responsabile del caso Polanski. Washington ha addotto una sentenza giudiziaria secondo cui tale documento deve restare segretato.
Secondo gli avvocati di Polanski dal verbale risulterebbe che il giudice allora competente, nell'udienza del 19 settembre 1977, aveva espressamente assicurato ai rappresentanti delle parti che i 42 giorni di detenzione trascorsi dal regista nel reparto psichiatrico di un carcere californiano costituivano la pena detentiva complessiva da scontare.
"Se ciò corrisponde al vero e Roman Polanski ha dunque già scontato la sua pena, né la procedura fondata sulla domanda d'estradizione statunitense né la domanda stessa avrebbero ragione d'essere", afferma un comunicato del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). "Nemmeno dopo intensi accertamenti è stato possibile escludere con la necessaria certezza la presenza di un vizio nella domanda di estradizione statunitense", prosegue la nota.
Un'altra considerazione che ha pesato sulla decisione elvetica è il "fatto ben noto" che Roman Polanski ha, sin dall'acquisto della sua casa di Gstaad nel 2006, per anni soggiornato regolarmente in Svizzera senza che le autorità statunitensi avessero mai presentato una domanda formale di estradizione.
Inoltre, Polanski non è mai stato controllato dalle autorità elvetiche nonostante la sua iscrizione nel sistema di ricerca svizzero. "Tali circostanze hanno creato una situazione di fiducia, e Roman Polanski non avrebbe deciso di partecipare, nel settembre del 2009, al Festival del film di Zurigo se non fosse stato convinto che il viaggio non gli avrebbe comportato alcuno svantaggio legale".
Il ministero della Giustizia degli Stati Uniti non ha voluto rilasciare commenti dopo il rifiuto di Berna di estradare Polanski. Il ministro francese della Cultura Frédéric Mitterrand ha espresso "soddisfazione" per la decisione della giustizia elvetica.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS