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UE: via libera a riforma su frontalieri, concerne anche Svizzera

Keystone-SDA

I rappresentanti dei 27 paesi membri dell'UE hanno dato oggi, dopo un decennio di discussioni, il via libera definitivo a una riforma dell'assicurazione contro la disoccupazione per i frontalieri che potrebbe comportare costi aggiuntivi per la Svizzera.

(Keystone-ATS) Con il sistema attuale, risalente al 2004, i lavoratori versano i contributi di disoccupazione nel paese in cui sono occupati. Se perdono l’impiego, l’indennità viene loro pagata dallo Stato di residenza, il che può comportare ritardi nei pagamenti o addirittura discrepanze tra i contributi versati e le indennità percepite, poiché le casse di disoccupazione dei diversi paesi hanno talvolta difficoltà a comunicare tra loro.

Per porre fine a queste discrepanze a scapito dei cittadini, nel dicembre del 2016 la Commissione europea aveva proposto di riformare completamente il sistema: in futuro, sarà il paese in cui il lavoratore ha versato i contributi a erogargli direttamente l’indennità di disoccupazione. Ciò dovrebbe garantire un trattamento più rapido e affidabile delle richieste di indennizzo. Come ha riferito un diplomatico dell’UE a Bruxelles, 21 Stati membri hanno oggi sostenuto questa modifica.

Le persone rimaste disoccupate potrebbero percepire prestazioni dallo Stato in cui lavoravano per un periodo massimo di sei mesi, ha scritto la presidenza cipriota del Consiglio in un comunicato. A tal fine, però, dovrebbero aver lavorato per almeno 22 settimane. Dopo aver ottenuto le prestazioni per un semestre, a far stato saranno le regole di ciascun paese.

La riforma dovrebbe portare benefici economici a paesi come la Francia, dove risiedono molte persone che lavorano nei paesi confinanti (in particolare Lussemburgo, Svizzera, Germania), e che finora si lamentavano di dover sostenere notevoli costi.

Nel 2019, uno studio di Unedic (Union nationale interprofessionnelle pour l’emploi dans l’industrie et le commerce, l’ente che gestisce l’assicurazione contro la disoccupazione in Francia) aveva stimato che tale costo annuale per il paese ammontasse a 700 milioni di euro (647 milioni di franchi al cambio attuale).

La riforma deve ancora ricevere l’approvazione definitiva da parte del parlamento europeo. I paesi membri avranno poi diversi anni di tempo per attuarla.

Conseguenze per la Svizzera?

Il regolamento modificato riguarda l’accordo sulla libera circolazione delle persone stipulato tra Berna e Bruxelles. In caso di approvazione formale, l’UE dovrebbe quindi presentare la revisione al comitato misto Svizzera-UE competente. La sua ripresa potrebbe avvenire solo “con l’esplicito consenso della Svizzera”, ha indicato di recente un portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) a Keystone-ATS.

Nel raffronto con gli altri paesi europei, la Svizzera conta un numero elevato di frontalieri. Nel quarto trimestre del 2025, secondo i dati della Confederazione, 411’450 persone residenti all’estero lavoravano in Svizzera.

I frontalieri versano i contributi all’assicurazione svizzera contro la disoccupazione. Tuttavia, poiché in caso di perdita del posto di lavoro è lo Stato di residenza a erogare le indennità di disoccupazione, la Confederazione versa un indennizzo ai paesi confinanti. Lo scorso anno i rimborsi a Francia, Germania, Austria e Italia sono ammontati complessivamente a 283,3 milioni di franchi, come comunicato dalla SECO.

La Svizzera rimborsa tali fondi per compensare le prestazioni erogate dallo Stato di residenza per un periodo di tre mesi. In casi eccezionali viene erogato un indennizzo a copertura delle prestazioni per cinque mesi, ha aggiunto il portavoce.

Non è chiaro se questa modifica comporterà costi aggiuntivi per la Svizzera. Il portavoce della SECO ha affermato che non è possibile fornire una stima plausibile dei costi aggiuntivi finché i lavori a Bruxelles non saranno conclusi.

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