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Un Nobel a Lugano per chiudere il Festival Science et Cité

Ultimo appuntamento a Lugano per il festival nazionale dedicato al dialogo tra scienza e società. Ospite d'onore il professor Renato Dulbecco, nobel per la medicina, che ha partecipato con il filosofo Umberto Galimberti al dibattito conclusivo dedicato alle reali possibilità di avvicinare i cittadini al progresso scientifico

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 maggio 2001 - 15:28

Centinaia di manifestazioni nei dieci Cantoni universitari della Svizzera, percorsi educativi, tavole rotonde, porte aperte in istituti e laboratori, centinaia di migliaia di partecipanti: la prima edizione del «Festival Science et cité» si conclude a livello nazionale con un bilancio più che lusinghiero.

A stilarlo è Charles Kleiber, segretario di Stato per la scienza e la ricerca nonché promotore dell'iniziativa. All'ultimo appuntamento di Lugano (il Festival era iniziato il 4 maggio a Ginevra) Kleiber ha ribadito l'utilità di questo tipo di manifestazioni per combattere i pregiudizi dell'opinione pubblica. Un recente sondaggio ha infatti dimostrato che ben il 75 per cento degli Svizzeri teme ancora la scienza, diffidando soprattutto delle sue applicazioni pratiche.

La distanza tra popolazione e ambienti scientifico-tecnologici è emersa anche nel dibattito finale, nel patio del municipio cittadino, protagonisti il filosofo italiano Umberto Galimberti e il Nobel per la medicina Dulbecco. Il primo ha messo in evidenza l'impossibilità per i cittadini di controllare la scienza, anche in uno Stato altamente democratico. Nonostante la circolazione delle informazioni, infatti, la gente comune non ha i mezzi per capire davvero lo sviluppo scientifico.

Meno pessimista Dulbecco, per il quale occorre comunque uno sforzo dei mezzi di comunicazione per portare l'eco delle attività di laboratorio al maggior numero di cittadini possibile. Così - ha sottolineato - si eviterebbe la diffusione di «mode» passeggere, che spesso diventano l'unico criterio con cui l'opinione pubblica valuta le conquiste della scienza.

E una maggiore circolazione delle idee potrà, forse, favorire anche il reperimento di giovani ricercatori: un bene ormai raro in Svizzera, a causa della concorrenza e delle difficili condizioni di lavoro, ma di cui il paese - ha osservato il presidente dell'Università della Svizzera Italiana Marco Baggiolini - ha assolutamente bisogno per mantenersi ad un livello di eccellenza internazionale.

In un clima da «cittadella delle scienze», al dibattito che chiudeva «Science et cité» hanno assistito anche alcuni dei partecipanti al congresso annuale di «Swiss Engineering», l'Associazione Tecnica Svizzera, in corso contemporaneamente al Palazzo dei congressi luganese.

Tra i relatori del congresso, invitati a parlare sul tema «La tecnologia al servizio dell'uomo?», l'astronauta Claude Nicollier (per il quale la conquista spaziale ha una vera utilità solo sul lungo termine), il CEO Swisscom Jens Alder (che ha invitato a non demonizzare l'elettrosmog) e la cancelliera federale Anne-Marie Huber-Hotz, giunta in sostituzione del presidente della Confederazione Moritz Leuenberger per ribadire l'impegno dello Stato nell'assicurare un chiaro controllo istituzionale sulle attività scientifiche.

Alessandra Zumthor

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