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Ungheria: finita l’era Orban, Peter Magyar vince le elezioni

Keystone-SDA

Finisce in Ungheria l'epoca di Viktor Orban.

(Keystone-ATS) Dopo 16 anni al potere, il premier magiaro ha ammesso la sconfitta nelle elezioni parlamentari che hanno premiato in modo netto Tisza, il partito guidato da Peter Magyar, ex uomo dell’establishment di Fidesz trasformatosi nel principale catalizzatore del voto anti-Orban.

Secondo i risultati parziali diffusi in serata, Tisza è in vantaggio tale da puntare a una maggioranza di oltre due terzi nel parlamento di Budapest, che gli consentirebbe di modifcare la costituzione, mentre Orban ha riconosciuto che per il suo partito si tratta di un risultato “chiaro” e “doloroso”.

La svolta ha un peso che va ben oltre i confini ungheresi. Orban era diventato in questi anni il simbolo più compiuto della “democrazia illiberale” nell’Unione europea, il leader che più di ogni altro aveva sfidato Bruxelles sul terreno dello stato di diritto, del controllo sui media, dell’autonomia della magistratura e della politica estera, fino a usare il potere di veto di Budapest come leva negoziale su dossier cruciali, compreso il sostegno europeo all’Ucraina. La sua uscita di scena apre dunque una fase nuova non soltanto per l’Ungheria, ma anche per gli equilibri interni dell’Ue.

Non a caso, una delle prime reazioni arrivate da Bruxelles è stata quella della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che su X ha scritto: “Questa sera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”. E ha aggiunto che Budapest “ha scelto l’Europa”, come l’Europa “ha sempre scelto l’Ungheria”. Von der Leyen ha inoltre sostenuto che il Paese “ritorna sul suo percorso europeo” e che, con questo passaggio, “l’Unione diventa più forte”.

A rendere ancora più bruciante la sconfitta di Fidesz è il fatto che Orban aveva personalizzato fino in fondo la campagna, presentandola come uno scontro esistenziale tra stabilità e caos, tra pace e guerra, mentre Peter Magyar l’ha trasformata in un referendum su corruzione, stagnazione economica, clientelismo e isolamento internazionale. L’alta affluenza segnala inoltre quanto il voto sia stato percepito come decisivo da una parte molto ampia dell’elettorato. Anche per questo il successo di Tisza assume il profilo di una vera bocciatura politica del sistema costruito da Orban dal 2010 in poi.

Lo stesso Orban, parlando ai suoi sostenitori, ha riconosciuto la portata del colpo: “I risultati elettorali sono chiari, anche se non definitivi. Questi risultati sono dolorosi per noi”. Magyar ha annunciato su Facebook che il premier uscente lo aveva chiamato per congratularsi della vittoria. È il passaggio simbolico che suggella la caduta dell’uomo forte di Budapest, per anni interlocutore privilegiato tanto del presidente statunitense Donald Trump quanto del presidente russo Vladimir Putin, e considerato un modello da una parte della destra sovranista occidentale.

Resta ora da capire quale sarà l’ampiezza finale del trionfo di Tisza. Se il margine dovesse confermare una maggioranza dei due terzi nell’assemblea da 199 seggi, Magyar avrebbe in mano gli strumenti per smontare alcuni degli assetti istituzionali edificati da Orban negli anni: dalle nomine negli apparati pubblici agli equilibri del sistema giudiziario e mediatico. È per questo che il voto di oggi viene già letto come un possibile spartiacque storico: l’inizio di un tentativo di disfare l’architettura politica del lungo orbanismo.

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