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Caso Verda: concluse in Italia le indagini, mentre il giudice rimane agli arresti

Un'immagine ufficiale del giudice Franco Verda al lavoro, prima che si scatenasse la bufera giudiziaria che lo ha portato in carcere Keystone

Il caso del giudice Franco Verda, presidente del Tribunale penale di Lugano, agli arresti da venerdì con l'accusa di corruzione e favoreggiamento, continua a fare notizia in Svizzera ed in Italia.

In Svizzera la notizia dell’arresto di Verda (da venerdì detenuto presso la sezione chiusa dell’Ospedale Civico di Lugano) ha avuto l’effetto di una bomba. E’ infatti la prima volta che in Svizzera un magistrato viene arrestato con l’accusa di corruzione e favoreggiamento a favore di boss della criminalità organizzata attivi nel contrabbando di sigarette. Il giudice Verda è accusato di corruzione passiva e favoreggiamento. Il procuratore pubblico straordinario rimprovera a Verda in particolare i suoi contatti e l’amicizia con il boss del contrabbando italiano Gerardo Cuomo, agli arresti dallo scorso 10 maggio, quando si trovava in una clinica di Zurigo per esami. Verda è entrato in contatto con Cuomo attraverso la sua compagna, l’avvocatessa Desirée Rinaldi, legale del Cuomo, sposata dal Verda proprio un paio di settimane or sono. Per questa scottante amicizia, il giudice Verda era stato sospeso dalle sue funzioni lo scorso mese di giugno.

Sono state le fotografie scattate l’estate scorsa dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Bari a mettere nei guai il presidente del Tribunale penale di Lugano, Franco Verda.
Le istantanee ritraggono il giudice Verda abbracciato al presunto boss internazionale del contrabbando, Gerardo Cuomo, il 54enne napoletano arrestato nei mesi scorsi in Svizzera (dove risiedeva) su disposizione della DDA (Direzione distrettuale antimafia) di Bari.


Intanto sul fronte delle indagini, oltre all’arresto del figlio di Cuomo, arresto avvenuto sempre venerdì a Lugano, da segnalare che in Italia lunedì mattina il sostituto procuratore della Dda (Divisione distrettuale antimafia) di Bari Giuseppe Scelsi ha firmato 87 avvisi di garanzia a conclusione delle indagini che segnano il termine di uno dei filoni dell’inchiesta sull’intermediazione delle organizzazioni mafiose pugliesi nel contrabbando internazionale di sigarette.

Negli avvisi vengono contestati i reati di associazione mafiosa finalizzata al traffico di sigarette di contrabbando, traffico e detenzione di armi da fuoco (anche da guerra) e un omicidio avvenuto in Montenegro.

Tra i destinatari compaiono nomi di spicco della cupola mondiale del contrabbando: tra questi il presunto boss Gerardo Cuomo, di 54 anni, di Gragnano (Napoli), ed il latitante Francesco Prudentino, di 52, di Ostuni (Brindisi), entrambi ritenuti «vicini» al giudice ticinese Franco Verda. Cuomo, secondo la Dda di Bari, è il titolare di una delle quattro licenze rilasciate dalle autorità del Montenegro per l’importazione in quel paese di 25 mila casse di sigarette di contrabbando (pari a 250 tonnellate) al mese.

A Cuomo ora vengono contestate le «funzioni di promotore, organizzatore e dirigente dell’accordo con gli esponenti del cartello criminale italiano» ai quali egli avrebbe assicurato «la costante fornitura in Montenegro di sigarette da reintrodurre in contrabbando, attraverso la Puglia, nell’Europa comunitaria».

E ancora: «il reimpiego di proventi, esportati nella Confederazione elvetica, delle attività illecite (estorsioni, spaccio di stupefacenti, contrabbando di sigarette ed altro) praticate nelle aree pugliesi e campane sottoposte al controllo mafioso dei gruppi di appartenenza degli esponenti criminali italiani in Montenegro e la protezione istituzionale della latitanza di esponenti del cartello criminale di quel Paese».

Tra i destinatari degli avvisi figurano anche due cittadini svizzeri, uno di Mendrisio, e l’altro di Lugano. Il primo, secondo gli inquirenti italiani, è accusato di essere un dirigente dell’accordo criminale stipulato da Cuomo, per aver permesso di finanziare il «circuito criminale» attraverso il reimpiego dei proventi. Il secondo avrebbe permesso a Cuomo di riciclare denaro, fornendo «informazioni di natura riservata e consulenza bancaria».

swissinfo e agenzie

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