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Contro la discriminazione professionale degli omosessuali

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Giovedì 11 ottobre, 11esima edizione della giornata di lotta contro la discriminazione professionale degli omosessuali. Organizzato da diverse associazioni, il "Coming-out day" del 2001 si svolge al motto "lavorare assieme - accettare la diversità".

“Non si lavora come un gay o una lesbica: si lavora bene o male”. E’ questo il succo del discorso di Rolf Stürm, redattore dell’opuscolo che accompagna l’azione sul quale sono illustrati esempi di datori di lavoro “modello” in ambito di antidiscriminazione. Nei prossimi giorni, tale studio sarà distribuito ad oltre 400 datori di lavoro e sindacati, con l’invito degli organizzatori della campagna ad emulare gli esempi citati.

Il “Coming-out day”, che prevede manifestazioni in diverse città svizzere, intende infondere il coraggio necessario agli omosessuali per mostrarsi e farsi accettare per quello che sono anche in ambito professionale. Per una lesbica o un gay, il “Coming-out” al lavoro è spesso l’ultimo passo di un processo di integrazione sociale. Tale passo viene intrapreso parecchio tempo dopo l’essersi dichiarato nei confronti della propria famiglia e dei propri amici. Un dato di fatto spiegabile anche con le discriminazioni psicologiche (mobbing) o materiali che, nonostante le aperture degli ultimi anni, continuano a sussistere.

Al proposito i promotori della giornata, organizzata in Svizzera dal 1991, fanno alcuni esempi: “Si parla ad esempio della “vetrata”: la carriera di molti omosessuali prosegue fino a certi livelli oltre i quali, senza particolari motivi, si riscontrano resistenze insormontabili. O il caso di persone, gay non dichiarati, alle quali subito dopo la promozione e/o l’assunzione viene riferito che l’altro candidato non è stato considerato perché gay” ci dice Noel Volken. Oppure in alcuni casi, semplicemente, gli omosessuali non sono graditi.

“Vogliamo dimostrare che la tematica è davvero importante. Non per niente grandi società come la Novartis, le FFS, la Migros, la Swiss Re o la stessa Confederazione l’hanno già presa sul serio adattando i loro statuti, i contratti collettivi di lavoro e i regolamenti delle casse pensioni nel rispetto delle diversità” rileva Noel Volken di Pink Cross, l’associazione degli omosessuali svizzeri co-organizzatrice della campagna.

“Vogliamo trasmettere il messaggio che gay e lesbiche, quando hanno la possibilità di lavorare essendo accettati in quanto tali, sono collaboratori ben più efficienti che se costretti a nascondere la loro natura: le nostre rivendicazioni sono dunque anche nell’interesse dell’economia” aggiunge Noel Volken. Un esempio che l’organizzazione cita molto volentieri è quello delle FFS, il cui contratto collettivo di lavoro prevede esplicitamente la proibizione di qualsiasi discriminazione a causa dell’orientamento sessuale.

Pink Cross non è a conoscenza di quante persone abbiano approfittato di questa ormai decennale ricorrenza per rendere pubblica la propria diversità. “Constatiamo però un sempre maggiore numero di feedback positivi da parte della popolazione in generale. Inoltre, alcune aziende, come ad esempio Novartis, ci contattano per integrarci nella fase preparatoria di regole interne antidiscriminazione” sottolinea il portavoce dell’associazione. In questo senso Pink Cross spera che l’economia in generale si senta incitata all’azione spontanea, senza attendere l’eventuale obbligo futuro imposto da leggi.

Negli USA la politica antidiscriminazione è molto avanzata: “Chi non rispetta le regole, rischia veramente di non ricevere più alcun appalto pubblico. La situazione non è paragonabile a quella europea, molto più flessibile e, nella maggior parte dei casi, ancora in costruzione” rileva Volken.

L’evoluzione degli ultimi anni fa comunque ben sperare i promotori dell’azione. “Con la collaborazione di grandi aziende internazionali, che hanno già introdotto dei regolamenti confacenti alle nostre rivendicazioni, stiamo riuscendo a dimostrare che vale la pena uscire allo scoperto. Ed il nostro scopo era fondamentalmente proprio questo” conclude Noel Volken.

Marzio Pescia

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