Denuncia collettiva contro la BNS da parte delle vittime del regime ustascia
Mentre è giunta ormai alla conclusione la battaglia sui risarcimenti richiesti dalle vittime dell'Olocausto, la Svizzera si trova confrontata ad una nuova denuncia collettiva: l'azione è intentata dalle vittime del fascismo in Croazia mezzo secolo fa.
La denuncia, nei confronti della Banca nazionale svizzera, è stata presentata al tribunale federale di San Francisco dagli avvocati delle vittime serbe del regime ustascia che prese il potere in Croazia durante la Seconda guerra mondiale. Al centro della denuncia vi è in origine la Banca del Vaticano e l’Ordine dei Francescani, ma lo scorso 30 agosto la giustizia americana ha accettato di coinvolgere nella causa anche la BNS e altre banche svizzere, austriache, argentine, spagnole, italiane, portoghesi e tedesche.
Secondo i querelanti – quasi tutti serbi rappresentati dagli avvocati Tom Easton e Jonathan Levy – la banca vaticana, l’Ordine dei francescani, la BNS e altri istituti di credito sono in possesso di valori e metalli preziosi razziati dal regime ustascia. Durante la Seconda guerra mondiale le milizie fasciste in Croazia massacrarono quasi 700mila serbi.
Sulla base di documenti del Dipartimento di stato, gli avvocati affermano che la BNS prese in consegna ingenti quantitativi d’oro rubato. Secondo l’avvocato Jonahatan Levy, dopo la guerra una parte di queste ricchezze venne trasferita attraverso la banca vaticana in Argentina, dove si rifugiarono migliaia di criminali di guerra ustascia. I querelanti chiedono che la BNS faccia luce sulle transazioni operate e sui conti aperti dal Vaticano nelle banche elvetiche.
Le banche svizzere hanno raggiunto un accordo da 1,25 miliardi di dollari con le organizzazioni ebraiche che le protegge da ulteriori azioni legali negli USA. Il tribunale di San Francisco ha però stabilito che l’intesa non riguarda le vittime serbe del regime ustascia, che sono quindi state abilitate a presentare una denuncia.
swissinfo e agenzie
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