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Fra sei mesi il giudice Bertossa lascia la magistratura ginevrina

Bernard Bertossa, il noto procuratore generale del canton Ginevra, sta preparando le valige per la fine del suo mandato, che scadrà tra sei mesi. Il «grande inquisitore» non intende comunque abbandonare la lotta contro il crimine organizzato, ma proseguirla in «attività meno esposte», ha detto in un'intervista pubblicata dal quotidiano romando «Le Matin dimanche».

Undici anni dopo essere stato eletto dal popolo alla carica di procuratore generale, Bertossa non riesce ad immaginare il proprio futuro professionale in veste di avvocato o di consulente di una società privata. Al 59enne ginevrino piacerebbe invece poter ricalcare le orme di un altro procuratore cantonale balzato agli onori della stampa internazionale: Carla Del Ponte, passata dal Ministero pubblico ticinese a quello della Confederazione per giungere al Tribunale penale internazionale dell’Aja per la ex- Jugoslavia.

Ancora nessuna proposta

A livello federale appariranno nuove funzioni in un prossimo futuro, poi ci sono gli organismi internazionali. «Mi piacerebbe molto lavorare su scala più ampia di quella cantonale o federale», confessa Bertossa. «Attualmente non posso esser più preciso, perché ciò non dipende da me. Non posso istituirmi giudice federale o consigliere di un Dipartimento», ha aggiunto. Per il momento non vi sono offerte di lavoro sul suo tavolo e «io non sono il tipo che sollecita terzi per queste cose», ha aggiunto.

Riguardo al bilancio della sua attività a Ginevra, il procuratore generale ha la coscienza a posto. «Ho fatto tutto quanto nelle mie possibilità per lottare contro il crimine. Credo di avere ristabilito un certo equilibrio tra la giustizia, che si occupa solo dei pesci piccoli e quella che persegue solo quelli più grandi».

Per le inchieste conclusesi senza condanna – Serghei Mikhailov e Pavel Borodin – Bertossa spiega che nonostante tutto, i processi hanno permesso di correggere l’immagine della Svizzera all’estero, spesso indicata come la cassaforte del crimine organizzato. «È vero, Mikhailov è stato prosciolto, ma dietro di lui vi erano altri nuovi ricchi russi pronti ad imitarlo. Oggi non ce ne sono più», ha concluso.

swissinfo e agenzie

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