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Il leader che fece cinque guerre in dieci anni

Cinque guerre in dieci anni: è questo il record, tutto negativo, dell'ex presidente serbo e jugoslavo Slobodan Milosevic deceduto sabato all'Aja.

La biografia e la vita politica di Milosevic sono marcate da tutta una serie di sfide bellicose.

20 agosto 1941: Milosevic nasce a Pozarec, in Serbia, figlio di un teologo ortodosso e di una fervente comunista.

1984: entra in politica nel partito comunista jugoslavo. Ha un’ascesa folgorante.

1986: eletto presidente della Lega dei Comunisti della Serbia. In Kosovo davanti a migliaia di serbi esultanti, lancia il proclama: “Nessuno ha diritto di colpirvi”.

1988: prende la guida del partito al posto del suo mentore, Ivan Stambolic.

1989: ristabilisce il primato dei serbi nel Kosovo, sopprimendo l’autonomia della provincia a maggioranza albanese, proclamata nel 1974 da Josip Tito.

1990: viene eletto presidente della Serbia cavalcando l’onda del nazionalismo serbo.

27 giugno 1991: l’ancora potente e temuto esercito nazionale jugoslavo interviene in Slovenia che il giorno prima aveva proclamato l’indipendenza sull’esempio, 24 ore prima, della Croazia. La guerra dura pochi giorni e gli accordi di Brioni pongono fine alle ostilità che provocano poche vittime e che lasciano la piccola Slovenia virtualmente indipendente.

26 agosto: comincia l’attacco alla Croazia. Vukovar viene assediata per tre mesi e cadrà dopo un’eroica resistenza. Le milizie serbe, in autunno, attaccano anche Dubrovnik. Frattanto, a settembre, la Macedonia proclama a sua volta l’indipendenza.

15 ottobre: è il turno della Bosnia-Erzegovina a dichiarare l’indipendenza da Belgrado.

6 aprile 1992: Sarajevo viene assediata dai serbo-bosniaci di Radovan Karadzic e Ratko Mladic. È l’inizio della guerra di Bosnia che si concluderà dopo tre anni e mezzo e oltre duecentomila morti.

11 luglio 1995: cade Srebrenica, due settimane dopo Zepa. Si tratta di due cittadine considerate zone protette dall’Onu. Ma le truppe delle Nazioni unite non intervengono e l’Onu si rifiuta di fare intervenire le forze aeree della Nato. Solo a Srebrenica vengono uccisi circa ottomila musulmani.

Estate 1995: la seconda parte della guerra con i croati. Le truppe di Zagabria, con due fulminee operazioni, riconquistano la Krajina e la Slavonia orientale. Migliaia di profughi serbi sono costretti a fuggire e contro alcuni di loro i croati aprono il fuoco.

21 novembre: a Dayton, negli Usa, Milosevic assieme al croato Franjo Tudjman e al bosniaco Alija Izetbegovic firmano l’accordo di pace.

1998: si apre il fronte in Kosovo, la provincia meridionale serba a maggioranza etnica albanese. Tra febbraio e marzo scoppiano gravi incidenti a Drenica. In estate riprendono con violenza gli scontri tra indipendentisti albanesi e truppe e polizia jugoslave. La situazione continua a peggiorare e il 26 ottobre Belgrado invia diecimila poliziotti nel Kosovo.

Febbraio 1999 a Rambouillet, vicino a Parigi, fallisce l’ultimo tentativo degli occidentali che chiedevano il ritiro delle truppe e della polizia jugoslave dal Kosovo.

23 marzo: aerei della Nato cominciano a bombardare la Serbia e le truppe jugoslave in Kosovo.

22 maggio: Milosevic viene incriminato per crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale dell’Aja.

Aprile 2000: centomila serbi dimostrano a Belgrado per chiedere elezioni. È cominciata la rivoluzione.

8 ottobre: Kostunica eletto presidente della Jugoslavia.

1 aprile 2001: Milosevic viene arrestato.

12 febbraio 2002: comincia il processo all’Aja.

swissinfo e agenzie

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