“No a una Svizzera da 10 milioni”: la stampa estera osserva con interesse e scetticismo
A dieci giorni dalla votazione, l’iniziativa volta a fissare un tetto massimo alla popolazione svizzera attira un’attenzione mediatica superiore alla media all’estero. La stampa internazionale sottolinea l’originalità della proposta, pur adottando talvolta uno sguardo critico sulle sue possibili conseguenze.
L’eco delle votazioni che si svolgono in Svizzera non supera spesso i confini nazionali. Non è il caso dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, che in queste settimane ha avuto una forte risonanza internazionale. La proposta dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) è spiegata generalmente in modo fattuale dai media stranieri. Il testo sottoposto al voto il 14 giugno prevede di fissare un tetto massimo alla popolazione di 10 milioni di abitanti entro il 2050 (alla fine del 2025 in Svizzera vivevano 9,12 milioni di persone).
A giocare un ruolo importante nell’interesse suscitato è il carattere inedito della misura. La rivista statunitense TimeCollegamento esterno pone l’accento su questo aspetto: “Se adottato, il limite demografico fisso della Svizzera potrebbe essere il primo del genere a essere inserito in una legge”.
Il settimanale osserva come altri Paesi abbiano già attuato misure mirate a contenere la crescita demografica, restringendo l’immigrazione o controllando in passato i tassi di natalità. “Oggi queste politiche sono però ampiamente considerate razziste e discriminatorie”, scrive il Time.
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“Un crescente sentimento anti-stranieri in Europa”
Sempre oltre Atlantico, il New York TimesCollegamento esterno ritiene che il voto svizzero sul tetto alla popolazione “dimostri quanto il sentimento anti-stranieri si sia rafforzato in Europa dopo la crisi migratoria che ha scosso il continente circa dieci anni fa”. Il quotidiano ricorda come i Governi europei abbiano inasprito le politiche migratorie tra il 2015 e il 2016, quando oltre un milione di persone in fuga da guerra e povertà arrivarono via mare sulle coste del continente.
Il quotidiano canadese di lingua francese La PresseCollegamento esterno dà voce a un esperto che vede “uno slittamento preoccupante per quanto riguarda il diritto d’asilo”. Lo specialista delle migrazioni Baptiste Jouzier definisce il caso svizzero “sorprendente”, ricordando che il Paese, senza sbocchi sul mare, non esita a utilizzare il regolamento di Dublino per rinviare le persone richiedenti asilo al primo Stato di ingresso nello spazio Schengen.
Jouzier aggiunge che “la campagna aggressiva condotta negli Stati Uniti dall’amministrazione del presidente Donald Trump contro le persone migranti” si iscrive nella stessa tendenza
“La vecchia idea svizzera del ‘buon straniero’”
All’interno dell’Unione Europea, i media tedeschi si concentrano sulla strategia dell’UDC. Die ZeitCollegamento esterno critica il principale partito svizzero, accusandolo di voler tornare al sistema dei contingenti e allo status di lavoratore stagionale, in vigore nella seconda metà del XX secolo, ritenuto ingiusto e fondato sullo sfruttamento. “L’UDC rispolvera la vecchia idea svizzera del ‘buon straniero’: arriva quando serve e poi riparte; è laborioso, intercambiabile e privo di diritti”, scrive il settimanale.
Der SpiegelCollegamento esterno individua due differenze principali rispetto ad altre votazioni sulla politica migratoria vinte dall’UDC, malgrado l’opposizione degli altri partiti. In questo caso non sono presi di mira soltanto le persone richiedenti asilo, ma anche la manodopera altamente qualificata proveniente dall’UE, che costituisce la maggior parte dell’immigrazione netta.
Inoltre, secondo il settimanale, cambia il tono della campagna: il partito adotta una strategia più prudente, abbandonando i manifesti aggressivi anti-stranieri per puntare su temi sociali come l’aumento degli affitti e il sovraccarico delle infrastrutture.
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Senza migrazione, che ne sarà delle economie europee?
Altri media si soffermano sulle conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE, prevista come ultima ratio dall’iniziativa.
Il GuardianCollegamento esterno sottolinea le preoccupazioni espresse dal mondo economico: multinazionali come Roche, UBS e Nestlé temono che l’approvazione dell’iniziativa possa mettere a rischio il pacchetto di accordi bilaterali con Bruxelles, “da cui dipende gran parte della prosperità svizzera”. Il quotidiano britannico sottolinea inoltre che “molte imprese dipendono dalla manodopera dell’UE; senza la quale dovrebbero delocalizzare, con ripercussioni su entrate fiscali e servizi”.
Il quotidiano conservatore serbo NovostiCollegamento esterno ritiene che l’iniziativa metta in luce un dilemma con cui l’Europa si trova a confrontarsi: l’immigrazione sostiene l’economia o trasforma lo Stato stesso?
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Il fronte dei contrari all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” è in testa
Se l’iniziativa attira l’attenzione a livello internazionale ancora prima del voto, è, secondo il giornale, perché fa emergere questioni di cui molti Governi “parlano con cautela, ma in modo sempre più pressante”: le economie continentali possono fare a meno della migrazione? E soprattutto: fino a che punto le società sono pronte a cambiare per mantenerla?
Un altro giornale conservatore, La GacetaCollegamento esterno spagnola, sottolinea invece il divario crescente tra élite economiche e una parte della popolazione preoccupata per le conseguenze sociali dell’immigrazione “massiccia”, suggerendo che i benefici riguardino principalmente l’economia.
Bloomberg evidenzia a sua volta le tensioni sociali legate alla crescita: nonostante la ricchezza del Paese, molti non hanno la sensazione di beneficiare equamente della prosperità, un fattore che alimenta il risentimento verso la popolazione immigrata.
“La ricetta del disastro”
Alcuni media si interrogano infine sulla possibilità di introdurre un tetto demografico anche in altri Paesi. Il Luxembourg TimesCollegamento esterno ha consultato i principali partiti del Granducato: la maggior parte ritiene che seguire l’esempio svizzero “sarebbe la ricetta del disastro”, temendo effetti negativi sulla crescita economica.
Un rappresentante del mondo economico si spinge oltre, definendo la proposta “una distopia, perché significherebbe fare esattamente il contrario di ciò che andrebbe fatto”. Solo il partito conservatore ADR sostiene che anche in Lussemburgo si dovrebbe votare su “limiti demografici a lungo termine”.
Articolo a cura di Samuel Jaberg
Traduzione di Daniele Mariani
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