Iniziato al Nazionale l’esame della nuova legge sul parlamento
Dopo il caso Hess, i parlamentari dovranno dichiarare tutti i loro mandati. Il Consiglio nazionale, affrontando martedì l'esame della nuova legge sul parlamento, ha accettato di ancorarvi questo principio. Ha invece respinto proposte di socialisti e verdi che volevano andare più lontano.
La nuova legge obbligherà i deputati a dichiarare ogni partecipazione ad un organo di direzione e di sorveglianza di una società. I deputati federali dovranno pure segnalare le attività di direzione o di consulenza per conto di un gruppo d’interesse. Finora, gli eletti erano invitati a dichiarare unicamente i loro mandati «importanti».
Questa formulazione aveva indotto certi deputati, come il presidente del Consiglio nazionale Peter Hess (PPD/ZG) a non dichiarare certi mandati. Una situazione che ha provocato all’inizio dell’anno un ampio dibattito sull’indipendenza dei parlamentari e sulla trasparenza dei loro interessi, ha ricordato Regine Aeppli (PS/ZH).
Preso di mira dai media a causa di tre mandati in società off-shore con sede a Panama e nelle Isole Vergini britanniche, Peter Hess aveva annunciato in maggio che avrebbe rassegnato le dimissioni da tutti questi mandati amministrativi. Successivamente era stato «scagionato».
Niente iscrizione del reddito
Il Nazionale non ha invece voluto imporre esigenze supplementari, come volevano la sinistra ed i Verdi. «La popolazione deve sapere chi elegge», ha dichiarato Régine Aeppli, proponendo inutilmente di obbligare i parlamentari ad iscrivere anche i redditi dei loro mandati. La sua proposta è stata respinta con 102 voti contro 55.
La Camera del popolo non ha nemmeno voluto seguire Cécile Bühlmann. Con 116 voti contro 45, la Camera ha respinto la proposta dell’ecologista lucernese che chiedeva ai parlamentari di rinunciare ad ogni nuovo mandato dal momento che entrano in carica in parlamento.
Joseph Zisyadis, (POP/VD), ha inutilmente proposto che i deputati rinunciassero semplicemente a qualsiasi mandato. A suo modo di vedere, non è più ammissibile continuare a mescolare politica ed economia. In numerosi parlamenti europei i deputati non hanno il diritto di avere mandati. Vari consiglieri nazionali borghesi hanno fatto notare che in un parlamento di milizia come quello svizzero, i deputati devono poter disporre anche di altri redditi.
Lista dei lobbisti
Il parlamento potrà inoltre tenere un registro dei lobbisti che frequentano Palazzo federale. Resterà comunque libero di scegliere se farlo o meno.
Il Nazionale ha scelto una via intermedia tra la posizione dell’UDC, che si opponeva alla lista, e quella di Verdi e socialisti per i quali il registro dovrebbe essere obbligatorio. Attualmente, ogni eletto può fornire a terzi due accreditamenti. Soltanto lui ed i Servizi del parlamento ne conoscono l’identità.
Accesso all’informazione
Il Consiglio nazionale ha approvato l’idea del diritto d’accesso all’informazione per tutti i parlamentari. Tuttavia, un deputato può vedersi rifiutata un’informazione qualora fosse in gioco la sicurezza dello Stato.
In caso di rifiuto, il parlamentare ha la possibilità di chiedere la conciliazione del collegio presidenziale (il presidente e due vicepresidenti) della propria camera. In ultima analisi è il collegio e non il governo – come avrebbe voluto il Consiglio federale – a decidere.
Incompatibilità
In merito alle incompatibilità, il Consiglio nazionale non ha seguito il Consiglio federale che voleva vietare l’eleggibilità alle Camere a tutti i membri dell’amministrazione federale. Non possono candidarsi soltanto le persone che occupano nell’amministrazione funzioni dirigenti o sono coinvolte in decisioni dell’Assemblea federale.
La legge sul parlamento sostituisce quella del 1962 sui rapporti tra i consigli, divenuta obsoleta. Meglio strutturata, la nuova legge contiene circa 155 innovazioni. Dovrebbe entrare in vigore nel 2003. Il dibattito continua mercoledì.
swissinfo e agenzie
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