La lotta al terrorismo non giustifica la tortura
In occasione della Giornata internazionale di sostegno delle vittime della tortura, la ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey ha criticato l'impiego di questa pratica nella lotta al terrorismo.
“La tortura tocca il nocciolo dei diritti umani. È un atto che disonora, umilia e spinge ad uno sgomento assoluto. È la negazione deliberata dei valori universali dell’umanità. Per questo motivo la lotta contro la tortura riveste un’importanza cruciale e deve rimanere al centro delle nostre preoccupazioni”, dichiara la consigliera federale in un messaggio pubblicato giovedì dal Dipartimento federale degli affari esteri.
Nonostante che la tortura sia stigmatizzata da un divieto assoluto e imperativo nel diritto internazionale, nessuna regione del mondo è del tutto libera da questo flagello, prosegue Micheline Calmy-Rey. La numero uno della diplomazia elvetica si dice particolarmente preoccupata dalla “tendenza recente di alcuni Stati di accettare la pratica della tortura come male necessario nella lotta contro il terrorismo”.
Secondo Micheline Calmy-Rey, nessuna circostanza, nemmeno la lotta contro il terrorismo, può giustificare un’eccezione al divieto della tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Non devono più esistere “porti franchi” per i torturatori, afferma la ministra degli affari esteri, ricordando che ogni Stato firmatario della Convenzione contro la tortura ha l’obbligo di perseguire sul proprio territorio qualsiasi persona sospettata di aver commesso atti di tortura. È inoltre compito di ogni Stato “vegliare affinché tutti gli atti di tortura siano considerati reati secondo la loro legislazione nazionale”.
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