“La pagina non può essere caricata”
Contrariamente alle promesse, i giornalisti che seguono le Olimpiadi di Pechino possono accedere solo a una versione censurata di internet. Il Comitato olimpico internazionale si piega alla decisione.
“Per la prima volta, i media stranieri potranno fare dei reportage e trasmetterli in piena libertà in Cina. Non vi sarà censura su internet”. In un’intervista concessa due settimane fa all’AFP, il presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO) Jacques Rogge si era detto fiducioso in merito alla libertà di stampa durante i Giochi.
Le promesse fatte dal patron dell’organizzazione con sede a Losanna sono però rimaste lettera morta, come hanno potuto constatare in questi giorni i numerosi giornalisti stranieri che cominciano ad affluire al centro media di Pechino in vista dell’inizio delle Olimpiadi.
Siti come quelli del movimento spirituale Falungong, fuorilegge in Cina, di dissidenti, di organizzazioni pro-tibetane e di difesa dei diritti dell’uomo, come Amnesty International o Reporter senza frontiere, nonché di alcuni media (ad esempio le versioni in cinese della BBC e della Deutsche Welle) saranno inaccessibili per le migliaia di giornalisti accreditati ai Giochi.
“Basta per lavorare”
Mercoledì, il portavoce del comitato d’organizzazione Sun Weide ha sottolineato che “le autorità cinesi avevano promesso di fornire un accesso ad internet sufficiente per lavorare, ma non illimitato. E ciò è quanto successo”.
Dopo aver in un primo tempo dichiarato di voler affrontare “seriamente” la questione con le autorità cinesi, il CIO si è inchinato alle decisioni di Pechino, ribadendo per l’ennesima volta che i Giochi sono un avvenimento sportivo e che non può intervenire nei dossier politici.
In seno all’organizzazione sembra però regnare un certo imbarazzo. Il presidente del Comitato olimpico australiano John Coates, ad esempio, si è detto contrariato, poiché la Cina ha fatto marcia indietro su una promessa “chiave”.
Il portavoce del CIO, Kevan Gosper, ha dal canto suo affermato di “esser sempre stato convinto che la censura non sarebbe stata un problema durante queste Olimpiadi”.
Gosper ha poi spiegato che le autorità cinesi avevano negoziato con i responsabili del CIO per bloccare “alcuni siti sensibili, non considerati legati direttamente ai Giochi”. “Capisco – ha proseguito in una sorta di mea culpa – che alcuni temi possano imbarazzare i cinesi. Penso però che il comitato organizzativo e il CIO avrebbero dovuto inviare prima un messaggio chiaro ai giornalisti”.
Coro di critiche
Le restrizioni hanno sollevato un coro di critiche. David Wallechinsky, storico dei Giochi olimpici, ha accusato il CIO e gli sponsor di aver attribuito l’organizzazione della manifestazione a Pechino focalizzandosi esclusivamente sul boom economico cinese. “Questi Giochi significano così tanti soldi che il CIO ha semplicemente chiuso gli occhi”.
“È veramente triste constatare che il CIO ha completamente fallito l’obiettivo di obbligare la Cina a mantenere le promesse fatte sette anni fa”, ha dichiarato Vincent Brossel, responsabile dell’ufficio Asia-Pacifico di Reporter senza frontiere.
In un rapporto pubblicato lunedì, a dieci giorni esatti dall’inizio dei Giochi, Amnesty International ha dal canto suo stilato un bilancio delle “promesse mancate della Cina”, che Pechino ha naturalmente subito ricusato.
Promesse non mantenute
“Sette anni fa le autorità cinesi hanno detto al mondo che le Olimpiadi avrebbero aiutato a portare i diritti umani in Cina, ma il governo continua a perseguitare chi parla in favore dei diritti umani”, ha sottolineato Tim Hancock, direttore della campagna di Amnesty.
Oltre alla censura sui media, il rapporto ricorda la repressione delle manifestazioni in Tibet, l’arresto di attivisti per i diritti umani e l’aumento dei casi di “rieducazione attraverso il lavoro” dei dissidenti.
L’organizzazione esorta i leader mondiale presenti ai Giochi “a prendere pubblicamente posizione a favore dei diritti umani in Cina”.
Amnesty evidenzia alcuni casi simbolici, come quello di Liu Jie, un’attivista per il diritto alla terra condannata a una pena di 18 mesi e sottoposta a torture per aver scritto una lettera aperta in cui esortava il Partito comunista cinese a introdurre riforme politiche e legali.
O come quello di Ye Guozhu, attivista per il diritto alla casa oppostosi agli sgomberi forzati eseguiti dalle autorità di Pechino per far spazio agli impianti olimpici. Condannato nel 2004 a quattro anni di prigione, l’uomo avrebbe dovuto essere liberato il 26 luglio scorso. Dalle ultime notizie, però, sarà scarcerato solo il primo ottobre. Quando i Giochi saranno finiti.
swissinfo, Daniele Mariani e agenzie
Secondo alcuni esperti, in Cina non meno di 40’000 funzionari di polizia sono incaricati di sorvegliare in permanenza internet e di controllare che nessuno aggiri i ‘firewall’ ufficiali.
Nel paese vi sono oltre 250 milioni di persone che usano regolarmente internet.
Reporter senza frontiere consiglia ai giornalisti che seguiranno i Giochi di installare dei codici d’accesso sui loro computer e pubblica una lista di siti che permettono di caricare dei programmi per aggirare i ‘firewall’ ufficiali
Le Olimpiadi di Pechino prenderanno il via l’8 agosto e si concluderanno il 24.
Le competizioni si svolgeranno nella capitale e in altre sei città, tra cui Hong Kong (ippica) e Shanghai (calcio).
Circa 10’700 atleti parteciperanno a 302 competizioni in 28 diverse discipline sportive .
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.