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La Svizzera vuole partecipare alla grande famiglia dell’Onu

Il ministro degli esteri Joseph Deiss (a destra) e il capo delegazione svizzero all'ONU Jenoe Staehelin all'assemblea generale delle Nazioni Unite swissinfo.ch

La diplomazia svizzera non vuole restare esclusa dal grande "consiglio di famiglia" riunito a New York, in una città blindata come mai prima.

New York è un tripudio patriottico di bandiere. Le strade attorno alla zona degli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle sono diventate luogo di pellegrinaggio. I curiosi che cercano di immortalare con una foto gli impressionanti danni patiti dagli edifici vicini alle Twin Towers respirano un’aria che sa ancora di ferro bruciato. Dalle macerie si levano nuvole di polvere, mentre si continua a scavare e ad estrarre resti di corpi umani. In tutta la città ci si imbatte in omaggi e manifestazioni di solidarietà con le migliaia di vittime.

Intanto, dopo le minacce di Bin Laden all’ONU, il quartiere attorno al Palazzo di vetro è stato messo in stato d’assedio. La polizia onnipresente con il suono incessante delle sirene, i tiratori scelti appostati sui tetti dei grattacieli, le strade sbarrate da barriere e da autocarri dei pompieri, il balletto di elicotteri contribuiscono a fare del quartiere un luogo piuttosto sinistro.

L’arrivo a New York di così tanti leader della comunità mondiale per partecipare ai lavori dell’Assemblea generale ha indotto le autorità a designare questa settimana “evento nazionale straordinario di sicurezza.” Il sorvolo della zona è stato proibito a tutti i velivoli privati, la circolazione fluviale è stata sospesa e l’East River, su cui si affaccia la sede dell’Onu, è pattugliato dalle vedette della guardia costiera. L’apice della tensione si è avuto sabato, con l’arrivo di George Bush.

Il discorso del presidente americano si è incentrato attorno a un forte appello per la lotta senza quartiere contro il terrorismo. Un discorso che, secondo il ministro degli esteri svizzero Joseph Deiss, mette l’accento sull’immediato. “La Svizzera appoggia questo appello, ma dobbiamo guardare oltre”, precisa Deiss.

Per il ministro svizzero, è necessario non dimenticare gli enormi rischi che i bombardamenti in Afghanistan fanno correre alla popolazione civile innocente. D’altro lato, Deiss sottolinea l’esigenza di rispettare i valori fondamentali come la democrazia e le garanzie dello Stato di diritto. Inoltre, bisogna risalire alle radici del terrorismo e lottare dunque in primo luogo contro la povertà. Anche la soluzione del conflitto in Medioriente, precisa Deiss, contribuirà a prosciugare la palude in cui si muove il terrorismo.

Joseph Deiss ha detto di essere stato molto toccato dal discorso del segretario generale dell’Onu Kofi Annan. “Oggi condivido più che mai l’impressione che la comunità mondiale sia come una grande famiglia. Aggredita, essa si è riunita qui a New York per un consiglio di famiglia. Oggi più che mai la Svizzera deve far parte di questa famiglia a pieno titolo e non come paese osservatore seduto su una sedia di fortuna.” Parecchi interlocutori hanno espresso al ministro svizzero il loro desiderio di vedere finalmente la Svizzera aderire all’Onu.

I numerosi contatti di Deiss con i suoi omologhi nella città americana servono a consolidare gli appoggi per i dossiers che stanno particolarmente a cuore alla diplomazia svizzera, come, ad esempio, quello del diritto umanitario.

Servono però anche per le questioni bilaterali: Deiss aspetta una risposta dal suo omologo del Belgio sullo scadenzario dei parlamenti regionali vallone e fiammingo per l’esame e la tanto sospirata ratifica degli accordi bilaterali con l’Unione europea.

Mariano Masserini, New York

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