Legge sull’assicurazione malattia: i medici nel mirino
La libertà di scelta del medico deve essere limitata. Il Consiglio degli Stati, contro la forte opposizione dei medici, ha approvato questa nuova clausola nel quadro della revisione della legge sull'assicurazione malattia.
Nonostante le forti proteste da parte delle organizzazioni dei medici, che già minacciano il ricorso al referendum, i senatori hanno deciso di abolire l’obbligo per le casse malattia di convenzionare tutti i fornitori di prestazione del settore ambulatoriale riconosciuti dalla legge sull’assicurazione malattia (LAMal). Una misura elaborata di propria iniziativa dalla commissione, e contro la volontà del governo, che in pratica permetterebbe agli assicuratori di scegliere con quali operatori del sistema sanitario, medici, ma anche fisioterapisti, chiropratici, farmacisti, concludere un contratto. Indirettamente anche gli assicurati si vedrebbero limitata la libertà di scegliere da chi venire curati.
Per la portavoce della commissione un simile provvedimento sarebbe giustificato dall’alta densità di medici in Svizzera e soprattutto dalla inquietante prospettiva che i medici cittadini dell’UE, impiegati negli ospedali elvetici possano un domani, in virtù degli accordi bilaterali, mettersi in proprio. La commissione ha così voluto stralciare dalla legge l’attuale principio della convenzione automatica, rinviando però a dicembre la definizione dei criteri in base ai quali le casse malattia selezioneranno i fornitori di prestazioni.
Un principio e un procedimento contestato duramente dalla PLR Michèle Berger, che già mercoledì aveva proposto, senza successo, di rinviare la revisione alla commissione per riesaminare la questione. Secondo la senatrice e farmacista neocastellana, prima di fissare un principio bisognerebbe conoscerne i criteri, principio che in ogni caso significherebbe la fine dello spirito della LAMal di consentire l’accesso a cure sanitarie a tutta la popolazione.
Combinare criteri che garantiscano nel contempo un’offerta adeguata ed economicità nelle prestazioni, come intende fare la commissione, sarebbe inoltre un esercizio contraddittorio e aprirebbe la porta a decisioni arbitrarie. Se si considera che in Svizzera operano 25mila medici e 120 casse malattia, si dovrebbero stipulare 3 milioni di contratti individuali, provocando sprechi amministrativi e complicando la vita agli assicurati.
A causa anche delle polemiche sul continuo aumento dei costi e quindi dei premi (venerdì verrà annunciata la stangata per il 2002), il Consiglio degli Stati hanno seguito la proposta della commissione. Senza troppe discussioni i senatori hanno poi approvato anche gli altri punti della riforma.
Seguendo la proposta del Consiglio federale hanno così deciso che in futuro casse malattia e cantoni si divideranno esattamente a metà le spese ospedaliere nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria, accordando ai cantoni, che vedranno aumentare il loro contributo annuale di circa 1 miliardo, 4 anni per mettersi in regola con questa nuova disposizione. Parallelamente è stato definito un sistema più chiaro e preciso per il rimborso delle prestazioni.
La commissione ha poi ancorato nella legge un preciso obiettivo sociale, grazie al quale il peso finanziario dei premi sugli assicurati verrebbe contenuto. Gli Stati hanno deciso di rimpolpare con altri 300 milioni di franchi i sussidi (attualmente di oltre 2 miliardi di franchi) che la Confederazione mette a disposizione ogni anno dei cantoni per ridurre i premi. A partire dal 2004 il loro importo non dovrebbe superare l’8% del reddito dell’assicurato.
Luca Hoderas
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