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Maggior impegno dello Stato nella sicurezza interna

La Confederazione chiamata ad un maggior impegno nella sicurezza interna, senza però arrivare all'introduzione di una polizia federale Keystone

La Confederazione deve intervenire maggiormente nel sistema di sicurezza interna del Paese. È quando risulta da un rapporto trasmesso al Consiglio federale. Non vi è comunque motivo di introdurre in Svizzera una «FBI», hanno affermato venerdì a Berna i responsabili del progetto di riesame del sistema di sicurezza interna (USIS).

Il rapporto mira a colmare le lacune legate alla mancanza di personale e alla coabitazione di 26 sistemi di polizia differenti. Vi sono comunque settori in cui occorre agire urgentemente, come la sicurezza sugli aerei. Il rapporto chiede che i cantoni continuino ad assumere questo compito e che la Confederazione intervenga a titolo sussidiario.

Altro settore da sorvegliare: le ambasciate. Il gruppo USIS è per un rafforzamento delle truppe di polizia a Ginevra (più quindici persone per salire a 120) ed a Berna (più 30 a 80). La Confederazione dovrebbe sborsare 3,75 milioni di franchi.

Una forza federale

Il rapporto propone parimenti un rafforzamento delle polizie cantonali e l’istituzione di una forza federale composta da alcune centinaia di persone. La stessa dovrebbe comprendere membri del Corpo delle guardie di frontiera e del Corpo della guardia delle fortificazioni (CGF). Assumerebbe compiti che, in casi particolari, sono affidati alla Confederazione.

I due corpi passerebbero sotto il controllo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), competente per la sicurezza interna, ha precisato Jean-Luc Vez, direttore dell’Ufficio federale di polizia e presidente del comitato-pilota di USIS. Non si tratta comunque di istituire una vera e propria polizia federale con un migliaio di collaboratori.

Una soluzione del genere, molto cara, non sarebbe politicamente accettata. Inoltre, l’utilizzazione di queste risorse in tempi normali solleverebbe problemi. Di conseguenza, la variante che lascerebbe tutti i compiti ai cantoni, e che del resto è da loro gradita, merita d’essere approfondita, ha aggiunto Vez.

Controlli alle frontiere

Circa la sicurezza alle frontiere, il rapporto privilegia a breve termine lo statu quo, pur con l’aggiunta di 200 nuovi posti di guardia di confine. Ciò permetterebbe di assumere tutti i controlli sui treni internazionali.

In un secondo tempo, la sicurezza alle frontiere verrebbe affidata interamente alla Confederazione. Il gruppo USIS respinge infatti ogni formula che coinvolge eccessivamente i cantoni. In caso d’adesione a Schengen, è molto più semplice se gli altri Stati europei possono rivolgersi ad un solo partner svizzero.

Centralizzazione

Il rapporto è favorevole ad una centralizzazione delle inchieste di polizia in tre o sei regioni del Oaese. Non è comunque necessario attribuire loro istanze giudiziarie proprie, ha dichiarato la responsabile del progetto USIS Judith Fischer.

Infine, gli esperti ritengono che non sia possibile adottare misure preventive di lotta contro la criminalità, senza procedere ad un’armonizzazione delle strutture informatiche. Raccomandano dunque l’introduzione di un sistema centralizzato di polizia, accessibile a tutte le autorità di perseguimento penale.

swissinfo e agenzie

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