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Migliorano i diritti civili e politici in Svizzera

La Svizzera ha presentato il suo rapporto sui diritti civili e politici al Comitato dei diritti umani dell'ONU. Secondo la delegazione elvetica, la situazione è oggi migliore rispetto all'ultimo resoconto del 1998.

Le domande poste dal Comitato alla delegazione elvetica – guidata da Heinrich Koller, direttore dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) – riguardavano l’uguaglianza uomo-donna nei settori della formazione, della politica e dell’economia, la politica degli stranieri, il ricongiungimento familiare e le violenze da parte di agenti di polizia.

Il 2 novembre il Comitato delle Nazioni Unite, composto di 18 esperti, prenderà posizione sui rapporti presentati da alcuni dei 148 Stati firmatari del Patto sui diritti civili e politici.

Dall’ultimo rapporto, la Svizzera ha firmato diverse convenzioni internazionali, ha detto all’ats Philippe Boillat, vicedirettore dell’UFG e membro della delegazione. Fra queste, il protocollo alla Convenzione sui diritti del fanciullo che vieta la partecipazione a conflitti armati.

La Svizzera ha anche ratificato la Carta europea per la protezione delle lingue regionali o minoritarie e quella per la protezione delle minoranze nazionali. Il Consiglio federale ha inoltre presentato un messaggio che prevede la possibilità di ricorrere ad un organismo dell’ONU per denunciare discriminazioni e intolleranze dettate da motivi razzisti o xenofobi.

Nel dossier sull’uguaglianza uomo-donna, le misure adottate hanno già portato i loro frutti, ha detto Boillat: il numero di donne che esercitano una professionale «intellettuale o scientifica» è aumentato fra il 1991 e il 2000 del 60 % circa. Allo stesso tempo, le donne che occupano una posizione di quadro superiore sono aumentate da 35 000 a 54 000. Anche le differenze di salario fra uomo e donna con lo stesso lavoro sono diminuite.

La Svizzera potrebbe migliorare il suo sistema di rinvio degli stranieri, ha ammesso Boillat. In futuro solamente persone con una formazione specializzata potranno occuparsi di tali rinvii, nel pieno rispetto dell’integrità delle persone interessate dal provvedimento.

Per quanto concerne i permessi di lavoro per gli stranieri, il sistema delle «tre cerchie» non è più applicato, ha indicato la delegazione. Ora ci sono solo due cerchie: i cittadini dell’Unione europea e dell’AELS (Associazione europea di libero scambio) hanno la precedenza su quelli di tutti gli altri paesi. Quanto alle violenze commesse dalle forze di polizia, ha spiegato Boillat, «i casi denunciati sono molto pochi».

swissinfo e agenzie

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