Multe per sconfiggere il riciclaggio in Svizzera: lo propone il GAFI
La Svizzera deve trarre le lezioni dal caso Abacha nella lotta contro il riciclaggio di denaro: le multe sarebbero il mezzo ideale. Lo sostiene Patrick Moulette, segretario esecutivo del Gruppo finanziario sul riciclaggio di capitali (GAFI/FATF).
Il GAFI, che ha sede a Parigi presso l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), è un organismo inter governativo, creato nel 1989 con l’obiettivo di promuovere a livello nazionale ed internazionale delle strategie di lotta contro il riciclaggio. La sua sigla significa infatti Gruppo di azione finanziaria contro il riciclaggio di capitali. Fra i 29 membri figura anche la Svizzera.
La raccomandazione di Moulette va nella direzione seguita dalla Commissione federale delle banche nel suo rapporto del 4 settembre sul caso Abacha. La CFB spera ora nella buona volontà del parlamento. Se la proposta del Consiglio degli Stati, approvata lo scorso 14 dicembre con la revisione della parte generale del codice penale, di rendere punibili anche le persone giuridiche divenisse realtà, le banche che vengono meno ai loro doveri di diligenza potrebbero essere castigate con multe fino a cinque milioni di franchi.
Moulette si è mostrato sorpreso delle repentine dimissioni, annunciate a fine agosto, di Daniel Thelesklaf e Mark van Thiel, rispettivamente capo e vicecapo dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (UCRD), dimissioni intervenute in seguito a divergenze d’opinione sulla riorganizzazione dell’Ufficio federale di polizia prevista per il 2001.
Il GAFI passerà sotto la lente per la terza volta la piazza finanziaria svizzera negli anni 2001/2002, dopo gli esami già effettuati nel 1992/93 e nel 1997/98. Il caso Abacha sarà valutato con particolare interesse, ha preannunciato Moulette, riconoscendo che la Confederazione ha comunque fatto senza dubbio altri passi negli ultimi anni nella lotta al riciclaggio.
Maggiori sforzi in tal senso sono riconosciuti anche al Liechtenstein. Il GAFI vuole però vedere i fatti seguire alle parole, ha precisato Moulette. Prima di cambiare posizioni nei confronti di Vaduz, l’organismo internazionale vuole aspettare che le leggi poste recentemente in fretta e furia all’esame del parlamento entrino in vigore.
Il 22 giugno scorso, un rapporto del GAFI includeva il Liechtenstein, insieme ad Israele e Russia, in una lista nera di 15 Paesi che rifiutano di cooperare nella lotta contro il riciclaggio del denaro sporco. Pochi giorni dopo, il 26 giugno, il Principato figurava anche su di una lista nera dell’OCSE di 35 paradisi fiscali, che attirano capitali con mezzi sleali, praticando una concorrenza fiscale pregiudizievole.
swissinfo e agenzie
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