Peter Hess lascia i mandati per la poltrona
Due revisori neutrali hanno certificato che i mandati d'amministratore esercitati dal presidente del Consiglio nazionale Peter Hess "erano regolarmente registrati e documentati in buona e dovuta forma". Ciò nonostante, Hess ha preferito dimissionare da tutti i 48 consigli d'amministrazione cui apparteneva.
Il verdetto degli esperti neutrali è stato comunicato mercoledì alla stampa, dopo che già martedì l’ufficio di presidenza del PPD ne aveva previsto l’annuncio imminente. Il presidente del Camera del popolo del parlamento svizzero ha quindi dichiarato contemporaneamente che entro fine maggio lascerà tutti i mandati da lui esercitati in qualità di avvocato d’affari.
Con questo gesto – ha commentato il presidente del PPD, Philipp Stähelin – Peter Hess dà un segnale politico importante: si assume le proprie responsabilità e dà coscientemente priorità al proprio impegno politico. In tal modo, egli vuole contribuire a proteggere l’integrità della Svizzera, delle società che gli hanno dato fiducia e della sua famiglia”. Per Stähelin, il risultato dell’esame indipendente conferma”senza riserve che tutto era stato fatto in modo corretto”.
Le critiche sollevate dalla stampa nelle scorse settimane avevano contagiato anche numerosi esponenti dei principali partiti politici. Il rimprovero che gli si muoveva era di mantenere, nonostante l’alta carica istituzionale, mandati d’amministratore in società poco trasparenti, alcune delle quali con sede in paradisi fiscali come Panama o le Isole Vergini. A queste critiche sono stati affiancati sospetti più o meno velati di riciclaggio di denaro, di truffe fiscali, di finanziamenti occulti e di altri affari di questo genere.
Sono tutte affermazioni non provate, ma i sospetti che sollevano sono legittimi dal momento che si tratta del presidente del Consiglio nazionale. Giusto e corretto sembra, dunque, il gesto di rinuncia di Hess a tutti i propri mandati d’amministratore.
Meno legittima appare invece l’accusa che egli abbia voluto collezionare il più alto numero di mandati, poiché Hess è in definitiva un avvocato d’affari che vive proprio esercitando mandati di questo genere ed assumendosi incarichi di trattative e mediazioni. E in fin dei conti il parlamento svizzero è un parlamento “di milizia”, i cui membri non sono quindi politici stipendiati e continuano ad esercitare le proprie professioni.
Al di là del numero dei mandati, è dunque piuttosto un problema di opportunità: Hess avrebbe dovuto liberarsi subito dagli incarichi in società di dubbia fama e dichiarare apertamente gli altri. Cosa che lui non ha fatto né prima, né subito dopo essere stato eletto alla sua alta carica. Lo fa adesso, sotto la pressione di un’opinione pubblica giustamente sospettosa. Il che gli toglie un po’ di credibilità, quando dice di farlo “nell’interesse e nel rispetto dell’alta carica” di presidente di un ramo del parlamento.
Silvano De Pietro
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