Primo caso di ciber-mafia: l’inchiesta porta in Svizzera
Il giudice losannese Jean Treccani sta indagando sui risvolti svizzeri del primo caso di crimine informatico legato alla mafia siciliana. Cosa Nostra voleva deviare parte di un fondo UE destinato alla Sicilia.
La scorsa settimana 21 persone sono state arrestate in Italia, in relazione ad un tentativo, organizzato dalla mafia siciliana, di deviare attraverso internet un fondo dell’Unione europea di 1,3 miliardi di euro destinato alla Sicilia.
Sulla scorta delle informazioni apparse sulla stampa italiana il 4 ottobre, il giudice losannese ha ordinato venerdì delle perquisizioni nell’ufficio e nell’abitazione di un amministratore patrimoniale della banca privata Espirito Santo, sospettato di essere il referente in Svizzera di Cosa Nostra incaricato di riciclare il denaro proveniente dalla truffa elettronica.
Il piano criminoso prevedeva la simulazione del portale internet della banca siciliana a cui doveva essere versato il denaro e nel contempo lo sbarramento dell’accesso al vero sito della banca. L’operazione poteva contare su complicità all’interno della Tesoreria di Stato siciliana e delle telecomunicazioni.
Inizialmente era prevista la deviazione di circa 160 milioni di euro. Al momento dell’ordine di versamento gli inquirenti italiani, guidati dal procuratore anti-mafia Paolo Giovagnoli di Bologna, sono intervenuti. Delle intercettazioni telefonica e il ricorso ad un agente infiltrato hanno permesso alla magistratura di sventare la truffa e di arrestare 21 persone.
Su ordine del giudice Treccani, la polizia finanziaria losannese ha sequestrato numerosi documenti durante la perquisizione a carico dell’impiegato della banca Espirito Santo. In seguito a quest’azione, Treccani è entrato in contatto con il procuratore italiano e conta ora di poter proseguire la sua inchiesta grazie all’analisi delle intercettazioni telefoniche compiute dalla magistratura italiana.
swissinfo e agenzie
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