Solo uno svizzero su dieci sa che esiste la perequazione finanziaria
Solo uno Svizzero su dieci sa che esiste la perequazione finanziaria. Una volta spiegato loro questo strumento, l'83 percento accetta però il principio secondo il quale le differenze fra cantoni ricchi e poveri vanno ridotte.
L’ignoranza, che circonda questo tema, non stupisce l’istituto Gfs, che ha effettuato un sondaggio per conto del Dipartimento federale delle finanze e della Conferenza dei governi cantonali. Per la quasi totalità dei cittadini la cooperazione nello Stato federale è confusa.
Solo l’11 percento è informato. L’82 percento delle 1036 persone interrogate ritiene che per le questioni importanti sia necessaria una regolamentazione uniforme, in tutto il Paese. Una volta spiegati loro gli obiettivi della nuova perequazione finanziaria, in modo succinto, comprensibile e neutrale, si delinea una tendenza favorevole al progetto, indica l’istituto Gfs in un comunicato.
Oltre la metà comunque non intende pronunciarsi in merito. Il 47 percento ha espresso un parere: il 38 percento è decisamente favorevole ed il 9 percento contrario. Fra i sostenitori figurano soprattutto le persone con redditi alti, gli universitari, gli ambienti di centro sinistra ed i radicali. Gli oppositori provengono dalle fila dell’UDC. Gli indecisi sono più numerosi in Romandia.
Fra i vantaggi della perequazione, gli intervistati citano una migliore cooperazione fra cantoni ed un avvicinamento fra le loro politiche, una maggiore efficacia e la scomparsa delle flagranti disuguaglianze fiscali. Alcuni però temono che i cantoni si rifiutino di assumersi i loro compiti, che le finanze federali ne risentano e che le tasse aumentino. Altri ritengono che i cantoni poveri siano meno inclini a migliorare la loro situazione da soli.
Anche se manca ancora informazione, l’inchiesta mostra che gli svizzeri non auspicano un cambiamento radicale della perequazione finanziaria, ma una riforma della legislazione attuale.
swissinfo e agenzie
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