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Storie di striscioni

Cosa sarebbe il calcio senza gli striscioni? Sì, perché a volte più che la partita nella storia sono entrati gli striscioni. Uno dei casi più clamorosi ha visto protagonista proprio la nazionale svizzera in occasione di un incontro di qualificazione a Goeteborg contro la Svezia per gli europei del 1996. Mentre echeggiano gli inni nazionali, gli elvetici esibiscono uno striscione con la scritta “Stop it Chirac”, per protestare contro i test nucleari svolti dal governo francese sull’atollo di Mururoa.

Più che i giocatori, sono però soprattutto i tifosi a dar prova di immaginazione. Certo, spesso l’inventiva non va al di là di qualche ingiuria o qualche insulto a carattere razzista. A volte, però, alcuni striscioni entrano nelle leggende “curvaiole”. Come “L’uomo discende da Gattuso”, esposto dai laziali in una partita contro il Milan. Un “Juventini siete brutti come la Multipla” o “Voi comaschi noi co… le femmine”, entrambi opera dei tifosi della Fiorentina. L’Oscar va però probabilmente ai napoletani: nel 1989 quale risposta allo striscione esposto dai veronesi all’andata – “Vesuvio, facci sognare” – i partenopei misero in dubbio la virtù di Giulietta. Uno striscione diventato poi anche il titolo di un libro di Cristiano Militello, “Giulietta è ‘na zoccola – Gli striscioni più esilaranti degli stadi italiani”.

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