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Una banca degli organi contro il morbo di Creutzfeld-Jakob

Per individuare i prioni impazziti che causano il terribile morbo, non verranno più raccolti soltanto campioni di sangue, ma anche di tessuti dei vari organi Keystone

Benché in Svizzera nessuno si sia ancora ammalato della variante umana del morbo della vacca pazza, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha preparato una serie di mandati di ricerca per affrontare in modo più sicuro la malattia: elemento centrale di questa strategia di lotta sarà una banca degli organi e di tessuti.

Osservando l’evoluzione della malattia in Gran Bretagna, ha spiegato Colette Rogivue, responsabile dell’UFSP per la sicurezza da prioni dei preparati sanguigni confermando quanto scritto dal settimanale «Weltwoche», le autorità svizzere partono dal principio che anche nella Confederazione prima o poi apparirà la nuova variante del morbo di Creutzfeld-Jakob (vCJD), ritenuta la forma umana dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE).

L’ipotesi è suffragata dalla quasi certezza scientifica che ci si possa ammalare di vCJD ingerendo prodotti con parti a rischio provenienti da bovini ammalati di BSE. Prodotti messi al bando dal 1990, ma che la popolazione svizzera può aver consumato in precedenza.

Nel Regno Unito la vCJD ha finora colpito un centinaio di persone, quasi tutte già morte. Fra le misure previste dal Ministero dell’interno, la raccolta centralizzata, già dalla fine di quest’anno, di migliaia o decine di migliaia di organi del sistema immunitario (tonsille, linfonodi, appendici dell’intestino cieco, ecc…) prelevati durante operazioni in diversi ospedali svizzeri. Ciò dovrebbe consentire di valutare quanto diffusi siano i prioni «impazziti».

Inoltre l’UFSP, in collaborazione con Swissnoso (gruppo esperti in infezioni, microbiologia e epidemiologia), vuole elaborare un programma di prevenzione contro la trasmissione di malattie da prioni negli ospedali svizzeri. Sono interessati due settori: quello di trasfusioni sanguigne e trapianti, e quello della disinfezione degli apparecchi chirurgici.

Il progetto più importante e discusso è però l’ampia banca dei tessuti, che sarà realizzata dal professor Adriano Aguzzi, specialista in materia di prioni dell’università di Zurigo. Per questo progetto l’UFSP ha previsto di investire tre milioni di franchi per i prossimi cinque anni. I primi risultati si dovrebbero avere fra due anni.

Gli ospedali di Zurigo, Berna, Basilea e forse di altri cantoni dovrebbero conservare e consegnare al centro nazionale vari organi, sui quali le moderne tecniche permettono finalmente di rilevare i prioni impazziti prima che la mortale malattia si manifesti. La procedura di prelievo deve ancora essere discussa con la commissione etica, ma in ogni caso i tessuti saranno utilizzati solo col consenso dei pazienti – ha assicurato Colette Rogivue.

Quanti organi saranno necessari per avere un’idea dell’evoluzione della malattia non è facile da dire. Il numero si basa su calcoli statistici complicati, ha spiegato Aguzzi. Per lo più, ha precisato, «le tonsille provengono da bambini, i linfonodi da pazienti anziani ammalati di cancro». Saranno di sicuro necessarie un gran numero di appendici, perché provengono proprio dalla fascia di età più interessante per le ricerche, ha concluso Aguzzi.

swissinfo e agenzie

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