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Il popolo svizzero dice “no” a una dieta più vegetale e con meno carne

una persona guarda uno stand su cui sono osposti cestini con ortaggi
Uno stand di verdure all’OLMA, il salone svizzero dell’agricoltura e dell’alimentazione. L’iniziativa sull’alimentazione intendeva promuovere la produzione e il consumo di alimenti di origine vegetale. Keystone / Gian Ehrenzeller

L’iniziativa che chiedeva di promuovere la produzione e il consumo di alimenti di origine vegetale in Svizzera è stata chiaramente respinta alle urne. L’elettorato ha bocciato una proposta ritenuta troppo radicale.

L’elettorato svizzero non vuole che l’agricoltura nazionale privilegi maggiormente gli alimenti vegetali a scapito della produzione di carne.

Domenica, il 72,5% delle persone votanti ha respinto la proposta che chiedeva d’incoraggiare la produzione e il consumo di derrate alimentari di origine vegetale. L’iniziativa “Per un’alimentazione sicura” è stata bocciata in tutti i Cantoni. La partecipazione è stata del 47%.

In Ticino, il testo è stato respinto nella misura del 68,7% – una quota tra le più basse – mentre nei Grigioni, il fronte contrario ha rappresentato il 75%. Più netta – con oltre l’80% dei voti – è stata la bocciatura nei cantoni di Uri (80,9%), Svitto (81%), Appenzello interno e Obvaldo (entrambi con l’80,3%).

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L’iniziativa lanciata da un gruppo di ecologisti ed ecologiste e dall’associazione “Acqua pulita per tutti” aveva l’obiettivo di aumentare il grado di autosufficienza della Svizzera, portandolo dal 46% ad almeno il 70%. A tal fine, chiedeva di adeguare la politica agricola per incoraggiare la produzione e il consumo di derrate alimentari di origine vegetale anziché animale.

Il Governo e il Parlamento avevano raccomandato di respingere la proposta, giudicata troppo radicale. Il comitato contrario aveva definito il testo un “diktat vegano” scollegato dalla realtà, in quanto, ha sostenuto, avrebbe comportato un drastico intervento dello Stato volto a limitare il consumo di carne e di alimenti di origine animale.

La popolazione svizzera vuole mangiare ciò che vuole

“Esiste già una sorta di diktat vegano”, ha dichiarato domenica Yvan Pahud, consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro, alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS, citando i menù senza carne nelle università e negli istituti scolastici. Il risultato odierno, ha detto, dimostra che la popolazione ha “chiaramente detto basta: vogliamo essere liberi di mangiare ciò che vogliamo”. Pahud ha inoltre giudicato l’aumento del tasso di autoapprovvigionamento al 70% come “un obiettivo auspicabile, ma irrealizzabile”.

La popolazione svizzera desidera mantenere la libertà di scelta in materia di alimentazione, concorda Anne Challandes, vicepresidente dell’Unione svizzera dei contadini. “Ogni persona deve poter scegliere i propri consumi e il tipo di produzione agricola che desidera avere in Svizzera”, ha detto, sottolineando che l’iniziativa andava “troppo lontano, troppo in fretta ed era completamente irrealistica”.

La politica agricola rimane un tema, ma in questo ambito è il mercato a dettare le regole, ha affermato la consigliera agli Stati Petra Gössi, del Partito liberale radicale. Demonizzare la carne definendola “del diavolo” non è accettabile, ha detto.

Il partito dei Verdi liberali scrive in un comunicato che l’iniziativa ha sollevato questioni cruciali. “È un “no” della ragione e non un no a un’agricoltura sostenibile, suoli sani e ad acqua pulita”, sostiene il presidente Jürg Grossen. Tuttavia, imporre il vincolo rigido di un grado di autoapprovvigionamento netto del 70% entro dieci anni è stata la strada sbagliata.

Sulla stessa linea si è espresso il Centro: obiettivi come la sicurezza dell’approvvigionamento e la protezione delle risorse devono essere perseguiti con misure attuabili e non con prescrizioni rigide e irrealistiche nella Costituzione, si legge in un comunicato.

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Franziska Herren

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Di più Iniziativa “Per un’alimentazione sicura”: verso un’agricoltura più sostenibile o un “diktat vegano” in Svizzera?

Un’iniziativa troppo “radicale” e senza sostegno politico

L’iniziativa ha affrontato temi interessanti, ma ha preteso un’attuazione troppo rapida e troppo radicale, ha commentato il politologo Lukas Golder alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF. Inoltre, il testo non ha ricevuto alcun sostegno dall’establishment politico. In Parlamento, tutti partiti si erano opposti.

Il piccolo comitato all’origine dell’iniziativa ha dovuto condurre la campagna in gran parte in solitaria. Infatti, le associazioni ambientaliste, dopo un iniziale sostegno, hanno preso le distanze. Greenpeace Svizzera, ad esempio, ha concesso libertà di voto, come anche i Verdi.

L’opposizione “surreale” del mondo politico

L’ecologista Franziska Herren, promotrice dell’iniziativa, ha espresso rammarico per la mancanza di sostegno dei partiti e della classe politica.

“I grandi problemi legati alla protezione delle acque e all’agricoltura nel contesto del cambiamento climatico sono ben reali”, ha dichiarato Herren alla SRF. È quindi “surreale che l’intera classe politica si sia opposta alla nostra causa”. L’iniziativa mirava anche a preservare le risorse idriche sotterranee e a promuovere un’agricoltura sostenibili e rispettosa del clima.

Sheldon Masseraz, copresidente dei Giovani Verdi, unico partito ad aver sostenuto il testo, non è sorpreso dal risultato: “Non ci aspettavamo di vincere, ma le questioni che l’iniziativa ha sollevato sono fondamentali”, ha dichiarato alla RTS.

L’obiettivo di aumentare l’autosufficienza alimentare al 70% nell’arco di un decennio può essere stato forse percepito come “irraggiungibile”, ha osservato. La siccità e le ondate di caldo non hanno avuto un effetto diretto sul voto. Secondo Masseraz, occorre riuscire a incoraggiare la popolazione e “suscitare in lei il desiderio di seguire una dieta vegetale”.

Per i Verdi, l’impostazione di una politica agricola ecologica non viene comunque spazzata via dal chiaro rifiuto alle urne. Proprio l’estate torrida di quest’anno, caratterizzata da una serie di record preoccupanti, mostra una convergenza sulla necessità di un’agricoltura più ecologica.

Il dibattito su agricoltura e alimentazione continua

Il no odierno all’iniziativa non significa che nulla debba cambiare, ha dichiarato il consigliere federale Guy Parmelin. Il Consiglio federale – ha sottolineato il responsabile del Dipartimento federale dell’economia della formazione e della ricerca – resta convinto che il nostro sistema agroalimentare debba continuare a evolvere per rispondere alle sfide future.

Dobbiamo rafforzarne la resilienza, migliorare ulteriormente l’impiego delle risorse naturali, ridurre le perdite alimentari, incoraggiare l’innovazione e favorire modalità di produzione sempre più performanti sul piano economico e ambientale, ha detto Parmelin, sottolineando che è proprio questo l’obiettivo perseguito nell’ambito della Politica agricola 2030+ la cui consultazione è stata avviata lo scorso 5 settembre.

La nostra ambizione è chiara: si tratta di produrre maggiore valore con le risorse a nostra disposizione, rafforzare i redditi agricoli, migliorare l’efficienza dei sistemi di produzione e consolidare la capacità del nostro Paese di far fronte alle crisi. Vogliamo avanzare in modo pragmatico sulla base di conoscenze scientifiche, del dialogo con i settori interessati e di una visione a lungo termine, ha puntualizzato Parmelin.

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