“Circa un’estate su due sarà più calda di quella attuale”
Mentre la Svizzera si appresta ad affrontare nei prossimi giorni una nuova ondata di calore arriva un ulteriore monito da parte di un esperto: ci stiamo avviando verso un mondo in cui circa un'estate su due sarà più calda di quella attuale.
(Keystone-ATS) Lo ostiene Reto Knutti, professore di fisica climatica presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH).
In un’intervista pubblicata oggi da Watson il 53enne si dice non sorpreso dalla rovente estate 2026: quello che è avvenuto era stato descritto dagli scenari di MeteoSvizzera e dell’ETH. “È però tutta un’altra cosa vedere effettivamente gli effetti del caldo: quando le foglie giacciono già a terra ad agosto, i ghiacciai a quasi 4000 metri sono privi di neve o – come venerdì scorso – cadono chicchi di grandine grandi cinque centimetri. Questo ha un impatto del tutto diverso”.
Secondo l’esperto i motivi del caldo eccezionale sono cinque: il riscaldamento globale, che spiega il 60-70%; la siccità del suolo, che elimina l’effetto rinfrescante dell’evaporazione; l’aria più pulita, che aumenta l’irraggiamento solare; l’accumulo di alte pressioni sull’Europa; e la scarsità di temporali. “Ironia della sorte, con l’aria meno inquinata abbiamo accelerato il riscaldamento sull’Europa”, sottolinea il docente. “Questo spiega in parte perché la Svizzera si sia riscaldata il doppio rispetto alla media globale. Ma si tratta di un effetto temporaneo”.
Knutti ricorda che subito dopo il 2003 alcuni studi stimarono che un’estate del genere si sarebbe verificata una volta ogni 250 anni. “Quest’anno abbiamo già superato quanto visto nel 2003. Con le attuali politiche climatiche a livello globale, ci stiamo avviando verso un mondo in cui un’estate su due sarà più calda di questa”. E ancora: “Prima, 30 gradi erano un’eccezione; quest’anno Basilea o Sion hanno registrato oltre 50 giorni con 30 gradi alle stazioni di misura. In centro città, con l’effetto isola di calore, i valori sono ancora più alti”.
Le conseguenze sono già visibili e pesanti. “In Svizzera, in questa estate, sono morte centinaia di persone in più a causa del caldo; in Europa si parla di almeno 35’000 vittime”. Ma i problemi più insidiosi potrebbero arrivare dalla siccità: “L’agricoltura ha sofferto e i veri danni al bosco probabilmente diventeranno visibili solo più avanti”.
Per lo scienziato la lezione da trarre è chiara: “Dobbiamo costruire in modo diverso, soprattutto nelle città. E dobbiamo imparare a gestire la siccità. La domanda ‘a chi appartiene l’acqua?’ diventerà importante”. Sul fronte edilizio urgono dei ripensamenti. “Abbiamo costruito a lungo pensando all’inverno, ristrutturando case per risparmiare energia di riscaldamento. Oggi ci si rende conto che le grandi vetrate, pur portando luce in inverno, d’estate sono molto scomode”. La soluzione è ripensare la pianificazione del territorio, il verde e il concetto di “città spugna”, che trattiene l’acqua e la restituisce per evaporazione rinfrescante.
Quanto all’uso dell’aria condizionata, Knutti è cauto ma realista. “I condizionatori prevengono le vittime, è assolutamente chiaro. Negli Stati Uniti, la mortalità in eccesso per caldo è solo una frazione di quella che si osserva da noi. Questo non significa che ogni casa abbia bisogno di un condizionatore, i dispositivi mobili sono rumorosi e inefficienti, ma non potremo evitare il dibattito per case di riposo, edifici pubblici e scuole”. Inoltre: “In estate, con l’espansione dell’energia solare, c’è spesso troppa elettricità: l’argomento del consumo energetico contro i condizionatori vale solo in parte”.
Infine l’accademico mette in guardia dalle ripercussioni sociali della situazione. “Sempre più studi indicano una relazione tra il caldo e l’aggressività o i problemi psicologici. La minore produttività sul lavoro causa in Svizzera perdite di mezzo miliardo o più all’anno. Il caldo viene ancora percepito come positivo, ma il troppo caldo è un problema”.
Knutti esorta ora all’azione. “La nostra percezione e la nostra memoria sono di breve durata. Ma è da sperare che abbiamo capito tre cose: primo, il cambiamento climatico non è un’illusione del futuro; secondo, dobbiamo affrontare i rischi mutati e adattarci, in estate soprattutto a caldo e siccità; terzo, l’adattamento a lungo termine è solo un trattamento dei sintomi: funziona, ma ha limiti o diventa proibitivamente costoso. Tutti chiedono adattamento, ma alla fine anche la riduzione delle emissioni deve avere la stessa priorità”, conclude quello che è stato uno degli autori del quinto rapporto prodotto dal gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) nel 2014.