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2a lingua nazionale alle elementari: proposte suscitano dibattito

Elisabeth Baume-Schneider
Per la responsabile del Dipartimento federale dell'interno Elisabeth Baume-Schneider vi è ancora molto lavoro da fare per quanto riguarda la legge sulle lingue. Keystone-SDA

Occorre garantire l'insegnamento di una seconda lingua nazionale già dalle elementari in tutta la Svizzera? I partiti, gli insegnanti e i Cantoni consultati divergono sulla risposta da dare.

(Keystone-ATS) La consultazione sulla modifica della legge sulle lingue, aperta il 12 giugno dal Consiglio federale, si conclude oggi.

Il Consiglio federale propone due varianti. La prima vuole sancire nella legge l’apprendimento di due lingue, una seconda nazionale e l’inglese, alla scuola primaria (elementari) conformemente al modello HarmoS.

La seconda prevede di sancire nella legge sulle lingue un requisito minimo. Ossia l’insegnamento di una seconda lingua nazionale a partire dalla scuola primaria e fino alla fine del livello secondario I (scuole medie). Secondo la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, questa variante lascia maggiore flessibilità ai Cantoni.

Il Consiglio federale rinuncerà tuttavia a proporre una modifica al Parlamento se i Cantoni continueranno ad applicare la loro strategia comune per l’insegnamento delle lingue, adottata nel 2004.

I tagli ai bilanci che colpiscono l’insegnamento del francese mettono a rischio la coesione nazionale, ha dichiarato ieri il presidente della Confederazione Guy Parmelin nel nuovo studio di TB2 (precedentemente TeleBielingue). Pur riconoscendo l’importanza dell’inglese, a suo avviso la volontà dei giovani di imparare un’altra lingua nazionale si sta indebolendo. Bisognerebbe incoraggiare gli scambi linguistici nel Paese, ha sostenuto.

Rinvio del francese alle medie

I Cantoni romandi insegnano il tedesco dal quinto anno HarmoS (5H) e l’inglese dal settimo. I Cantoni bilingui e quelli germanofoni vicini al confine linguistico introducono anch’essi la lingua nazionale partner in 5H. Nel resto della Svizzera tedesca, l’inglese precede generalmente il francese. I Grigioni insegnano una seconda lingua cantonale (tedesco, romancio o italiano) prima dell’inglese.

Stando al progetto, Grigioni e Ticino, nella misura in cui prevedono pure l’insegnamento obbligatorio di una terza lingua nazionale, possono derogare alla disposizione per quanto concerne gli anni di scolarità stabiliti per l’introduzione dei due idiomi.

I parlamenti di Appenzello Esterno, Zurigo e San Gallo hanno chiesto il rinvio del francese al livello secondario. Iniziative analoghe sono state avviate altrove. Nel canton Berna, i Verdi liberali hanno ritirato all’inizio di giugno una mozione ispirata al testo zurighese.

La sinistra difende le lingue nazionali

Per quanto riguarda i partiti nazionali, i Verdi sostengono la prima variante. “La serie di mozioni e di postulati inoltrati ci preoccupa e costituisce un attacco al francese”, denunciano. Vi vedono una questione di coesione nazionale, di protezione delle minoranze linguistiche e di pari opportunità.

La scuola deve garantire questo insegnamento “affinché il bilinguismo non diventi il privilegio esclusivo delle famiglie benestanti”. Il partito chiede maggiori risorse, classi meno numerose e un rafforzamento dell’immersione e degli scambi. Chiede di trasmettere il progetto al Parlamento indipendentemente dall’esito delle procedure cantonali.

Il PS privilegia la seconda variante se i Cantoni si discostano dalla loro strategia armonizzata, rendendo necessaria una revisione. Secondo il partito, essa garantisce la seconda lingua nazionale già dalla scuola primaria senza prescrizioni inutilmente rigide.

“La Svizzera ha bisogno non di meno, ma di maggiore comprensione tra le comunità linguistiche”, sottolinea. Chiede una migliore formazione degli insegnanti e maggiori scambi. Per i futuri insegnanti della scuola dell’obbligo, l’apprendimento di una seconda lingua nazionale e uno scambio o uno stage in un’altra regione svizzera dovrebbero essere obbligatori.

PLR respinge entrambe le varianti

Il PLR respinge entrambe le varianti, ritenendo che l’istruzione sia di competenza dei Cantoni. “Ciò che conta non è che una lingua straniera (o una seconda nazionale ndr.) venga insegnata il prima possibile, ma che gli allievi la padroneggino effettivamente al termine della loro scolarità”, sottolinea.

Propone di consolidare le competenze nella lingua d’insegnamento prima di introdurre l’apprendimento di un’altra lingua, anche a costo di attendere il livello secondario. Una lingua nazionale deve tuttavia essere insegnata prima dell’inglese. Contattati da Keystone-ATS, l’UDC e il Centro non hanno risposto.

LCH chiede obiettivi realistici

L’Associazione degli insegnanti della Svizzera tedesca (LCH) respinge la prima variante, che, a suo avviso, “ignora la realtà delle scuole” e fisserebbe un obiettivo irrealistico di competenze equivalenti nelle due lingue straniere.

Sostiene con riserva la seconda, che “va nella giusta direzione” offrendo maggiore flessibilità ai Cantoni. Il suo sostegno dipende da obiettivi adeguati ai livelli degli allievi e alle lingue, da risorse sufficienti e da un coordinamento che garantisca la continuità tra i diversi livelli di formazione.

FR favorevole, VS a determinate condizioni

Il canton Friburgo sostiene la prima variante, che “offre le migliori garanzie per preservare durevolmente il posto delle lingue nazionali nel percorso scolastico”, secondo il suo Consiglio di Stato. La revisione non avrebbe alcuna conseguenza in questo cantone bilingue, che incoraggia l’apprendimento della lingua partner.

Pur ricordando la competenza cantonale per la scuola dell’obbligo, Friburgo ritiene importante che la Confederazione stabilisca un quadro minimo che garantisca la coesione sociale e la mobilità.

Dal canto suo, il Vallese preferisce un coordinamento intercantonale e non ritiene necessario un intervento federale. Se questo dovesse avere luogo, sosterrebbe la prima variante, che preserva il suo modello di insegnamento di una seconda lingua nazionale e dell’inglese alle elementari.

La seconda “indebolirebbe l’armonizzazione tra i Cantoni, a scapito della mobilità e delle pari opportunità”, ritiene. Il cantone bilingue difende un apprendimento precoce, completato da scambi e classi bilingui. Per le autorità vallesane, la Confederazione deve rimanere sussidiaria finché i cantoni possono raggiungere gli obiettivi costituzionali di armonizzazione.

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