Adecco, “l’IA cambia il lavoro ma non sostituisce le persone”
Il settore della ricerca del personale sta vivendo una trasformazione epocale, guidata dall'avvento dell'intelligenza artificiale (IA). Ma per Denis Machuel, presidente della direzione del colosso dell'intermediazione Adecco, non c'è spazio per l'allarmismo.
(Keystone-ATS) In un’intervista all’agenzia Awp, il manager disegna un futuro in cui l’IA diventa un alleato dell’occupazione, non una minaccia.
“Il mio messaggio è chiaro: non si tratta di sostituire le persone con la macchina”, esordisce il 62enne. Vero è che la nuova tecnologia sta rivoluzionando il reclutamento su due fronti principali: da un lato, “accelera e ottimizza il processo attraverso l’automazione di parti della ricerca, selezione e assegnazione dei candidati”. Dall’altro, “le aspettative nei nostri confronti come reclutatori stanno diventando sempre più elevate”.
I clienti richiedono oggi decisioni più rapide, una conoscenza più approfondita dei bacini di talenti e una consulenza più strategica sulla forza lavoro. Per adeguarsi, Adecco sta modificando profondamente il proprio approccio, spostando l’attenzione sulle competenze. “Ci stiamo concentrando sempre di più su manodopera ibrida e capacità come la competenza in IA e nei dati, nel pensiero critico e nell’adattabilità”.
In tale contesto la funzione stessa dell’azienda si evolve. “Stiamo passando dalla semplice occupazione di posizioni a un supporto alla riprogettazione del lavoro – quella che chiamiamo ‘orchestrazione ibrida della forza lavoro'”, dichiara il manager, definendo questa nuova disciplina come un elemento che “plasmerà i prossimi dieci anni”. L’obiettivo è chiaro: “Non si sostituiscono le persone con l’IA, le si abilita a lavorare meglio con essa”.
Malgrado le preoccupazioni diffuse tra i lavoratori, Machuel invita alla calma, citando dati concreti. “Tre anni e sei mesi dopo l’introduzione di ChatGP, i tassi di occupazione nei paesi OCSE sono ancora vicini ai massimi storici”, sottolinea. “Una prova che l’IA sta cambiando le modalità di impiego più rapidamente di quanto elimini posti di lavoro”. Il timore di essere rimpiazzati, quindi, è secondo lui “infondato”.
In uno studio il gruppo ha delineato quattro possibili scenari futuri. Il dirigente francese indica quello di una “economia fiorente” come il più probabile, in cui “l’IA diventa un potente motore di produttività, mentre l’uomo rimane al centro della creazione di valore”. In questo orizzonte, “il lavoro non scompare, ma si evolve”. Sia i dati storici sulle grandi tecnologie del passato che quelli attuali del mercato del lavoro “suggeriscono che si è di fronte più a una trasformazione che a una massiccia perdita di impieghi”.
Il rischio più grande per le società, in questo ambito, non è la tecnologia in sé, ma l’immobilismo. “Il pericolo più grande risiede nella stagnazione organizzativa”, avverte l’intervistato. “Le aziende che non riescono a riprogettare i flussi di lavoro, a investire nella qualificazione dei dipendenti e ad adattare i modelli di affari faranno fatica a sfruttare i guadagni di produttività offerti dall’IA”. E in questo nuovo mondo, il ruolo di Adecco diventerà ancora più centrale. “Perché più le ditte usano l’IA, maggiore sarà il bisogno di orchestrazione della forza lavoro, poiché la tecnologia da sola non crea valore: lo creano le persone”.
La domanda che i clienti porranno, ha anticipato il CEO, non sarà più “chi occuperà questa posizione?”, ma “come dovrebbe essere suddiviso il lavoro tra persone, agenti IA e automazione?”. “Ed è proprio qui che risiede la nostra opportunità per il futuro”, argomenta l’esperto. Per cogliere questa chance, l’azienda punta a traguardi ambiziosi: “Il nostro obiettivo è che entro la fine dell’anno oltre il 50% dei nostri ricavi sia coperto dall’IA”, rivela.
Il vantaggio competitivo non sarà però misurato dalla quantità di tecnologia impiegata. “I vincitori nel nostro settore non saranno quelli che usano più IA, ma quelli che la utilizzano in modo più efficace per creare valore misurabile”, spiega, ribadendo che la combinazione di IA, conoscenza del mercato, giudizio umano e relazioni di fiducia resta insostituibile.
Interrogato su come rassicurare gli investitori, scossi dal calo di Adecco in borsa negli ultimi mesi, il manager è stato lapidario: “Attraverso i risultati”. L’azienda sta investendo nei comparti che saranno cruciali nell’era dell’IA. “Le nostre ricerche mostrano che la domanda di competenze nel settore della forza lavoro non diminuisce, ma si trasforma, e rapidamente. Vogliamo essere tra i vincitori di questa trasformazione e tradurla in una crescita sostenibile e a lungo termine per i nostri azionisti”, conclude.