The Swiss voice in the world since 1935

Quanta acqua resta sotto la Svizzera? Nessuno può dirlo

una mano tiene un bicchiere sotto l'acqua che sgorga da un rubinetto
All’interno di un serbatoio di raccolta nel cantone di Friburgo, l’acqua proviene da una sorgente che eroga 1'100 litri al minuto, un valore leggermente inferiore alla media a lungo termine per il mese di luglio. Sara Pasino / SWI swissinfo.ch

Una visita presso una sorgente d’acqua vitale per la Svizzera mostra che la sua portata superficiale è rimasta stabile malgrado la siccità eccezionale di quest’anno. Tuttavia, il sistema di approvvigionamento idrico sta cambiando in un modo che il Paese sta appena iniziando a capire.

In un angolo del canton Friburgo, nella Svizzera occidentale, Julie Boillat osserva una sorgente da cui sgorgano 1’100 litri di acqua limpida al minuto. “Credo che potremmo berla”, afferma Boillat, idrogeologa presso l’ufficio cantonale dell’ambiente. 

Lei e il suo team sono qui per raccogliere i dati necessari a sviluppare uno strumento che il cantone non possiede ancora: un modello capace di valutare la resilienza di questa sorgente ai periodi di siccità. 

I risultati sono rassicuranti. In questa giornata di fine luglio, la portata è leggermente inferiore alla media pluriennale ma, come dice Boillat, è “piuttosto normale per questo mese”. Sulla mappa nazionale della siccità, questa zona della Svizzera è ancora verde. 

Non molto lontano, però, un piccolo ruscello si è prosciugato. 

“Lo considero un testimone visivo della portata della sorgente”, spiega Guillaume Balmat, responsabile dell’approvvigionamento idrico del villaggio friburghese di Châtel-St-Denis. “Oggi è asciutto, un segnale evidente che la quantità d’acqua della nostra fonte idrica sta diminuendo a causa della mancanza di pioggia negli ultimi mesi.” 

Altri sviluppi

Due fonti d’acqua, una accanto all’altra, raccontano storie opposte. Questa è la dicotomia dell’approvvigionamento idrico svizzero. Le falde superficiali di piccole dimensioni e le sorgenti alimentate da piccoli corsi d’acqua sono colpite per prime dalla siccità, mentre i grandi acquiferi, che immagazzinano acqua durante l’inverno e la primavera, resistono molto più a lungo. L’acqua che Boillat ha misurato è caduta sotto forma di pioggia o neve nel mese di febbraio. 

Oltre l’80% dell’acqua potabile elvetica proviene da grandi riserve sotterranee come questa. Solo una piccola frazione viene prelevata ogni anno. Ma anche queste fonti più profonde, distribuite in modo disomogeneo sul territorio nazionale, non sono garantite per sempre. 

Sebbene a prima vista sembrino in buone condizioni, solo ora si stanno raccogliendo dati sufficientemente completi per valutarne realmente lo stato. Le autorità non sono in grado di dire con certezza quali risorse idriche sono sotto pressione, perché la maggior parte non viene monitorata in modo sistematico. 

Sei sensori per monitorare le acque sotterranee 

Il canton Friburgo, che conta oltre 300’000 abitanti, dispone di sei sensori per monitorare le acque sotterranee. Sono stati installati negli ultimi due anni. Quattro raccolgono dati da oltre un anno. Due di essi mostrano che i livelli dell’acqua sono circa un metro più bassi rispetto all’estate scorsa, ma non ci sono ancora abbastanza informazioni per trarre conclusioni definitive, afferma Boillat. 

La rete federale di monitoraggio idrico non colma questa lacuna perché copre soltanto due sorgenti in tutto il cantone. Sono sufficienti per ottenere un’impressione generale, ma non un quadro dettagliato, spiega Boillat. 

Per valutare gli effetti della siccità, il Cantone deve misurare l’intera portata di una sorgente, non soltanto l’acqua che arriva nel serbatoio di raccolta. È esattamente ciò che Boillat e il suo team vogliono fare, con l’installazione di altri 30 sensori nel corso dell’anno. 

I Cantoni non sono obbligati ad adottare misure di questo tipo. Nessuna legge impone che il sistema di monitoraggio di un cantone sia compatibile con quello di un altro, né che contribuisca alla raccolta di dati nazionali. Per questo le aziende idriche del Paese chiedono un cambiamento: l’associazione di settore auspica una legge federale sull’acqua che definisca chi deve misurare cosa e in che modo. 

La differenza tra la portata complessiva di una sorgente e il volume d’acqua effettivamente raccolto nei serbatoi può mascherare criticità che emergono solo nel lungo periodo. In un importante punto di captazione del canton Friburgo, per esempio, il deflusso della sorgente è diminuito in modo costante nell’arco di 20 anni. Finora, tuttavia, i serbatoi hanno continuato a essere alimentati a sufficienza. Boillat non è però in grado di spiegare le ragioni di questo calo della portata. 

“È una conseguenza di una minore ricarica delle falde in inverno? Di periodi più lunghi di siccità in estate e in autunno? Di fasi più prolungate di forte evaporazione e traspirazione? Oppure semplicemente di un cambiamento nella captazione stessa, come una griglia ostruita? Per ora non lo sappiamo”, dice. 

>> Nonostante le scarse precipitazioni di quest’anno, la Svizzera non sta esaurendo le proprie riserve d’acqua. Tuttavia, le risorse idriche sono distribuite in modo disomogeneo:

Altri sviluppi

Domande sull’approvvigionamento idrico in tutta la Svizzera 

La situazione lacunosa osservata a Friburgo s’inserisce in una tendenza più ampia che interessa l’intera Svizzera. Il Paese dispone di 42 sorgenti monitorate e di una rete più estesa di pozzi. Diverse stazioni di misurazione hanno registrato quest’anno i livelli di giugno più bassi dall’inizio delle osservazioni, indica a Swissinfo l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Nel corso di quest’estate eccezionalmente secca, i livelli delle falde sono diminuiti praticamente ovunque. 

Le serie di misure sul lungo periodo restituiscono però un quadro meno lineare. Secondo l’UFAM emergono infatti tendenze divergenti: nelle Prealpi settentrionali le stazioni alimentate da sorgenti mostrano un calo costante, legato alla progressiva riduzione del manto nevoso. In alcune valli, invece, i livelli sono in aumento, perché lo scioglimento più precoce della neve accelera il trasferimento dell’acqua verso i corsi d’acqua e gli acquiferi sul fondovalle. 

Questi segnali contrastanti sono visibili soltanto nelle poche stazioni che dispongono di serie di dati sufficientemente lunghe. Altrove, l’evoluzione delle risorse idriche sotterranee resta difficile da definire con precisione. 

Le evidenze disponibili suggeriscono tuttavia che il cambiamento climatico stia ridisegnando la geografia delle acque sotterranee del Paese, trasferendo progressivamente le risorse dalle aree montane alimentate da sorgenti verso le grandi pianure a valle. 

Un processo analogo potrebbe interessare molte altre regioni del mondo che dipendono dalle riserve idriche di montagna, dall’Austria e dal Nord Italia fino alle Ande e all’Himalaya. Dalle Alpi svizzere nascono infatti il Reno e il Rodano, e milioni di persone in Europa utilizzano acqua proveniente da neve e ghiacciai alpini per l’approvvigionamento idrico, l’irrigazione agricola e il trasporto fluviale. 

Perché un temporale non basta a risolvere il problema 

La Svizzera sta affrontando una siccità eccezionale, causata dalla combinazione di ondate di calore persistenti e precipitazioni molto scarse. 

“Durante le ondate di calore e le siccità, una delle principali difficoltà è il forte aumento della domanda di acqua potabile”, spiega Boillat. “Questo aggrava ulteriormente gli effetti della mancata ricarica delle falde dovuta all’assenza di precipitazioni”. 

Il 6 agosto la piattaforma federale sulla siccità ha esteso all’intero territorio nazionale il livello massimo di allerta. In assenza di piogge significative e durature, i livelli delle acque sotterranee e la portata delle sorgenti sono rimasti bassi all’inizio di settembre e nella maggior parte dei casi continuano a diminuire. 

Un temporale può determinare un aumento temporaneo del livello negli acquiferi più reattivi, ma l’effetto è generalmente insufficiente a modificarne lo stato nel lungo periodo. Secondo l’UFAM, gli acquiferi profondi hanno bisogno di diversi mesi con precipitazioni superiori alla norma per recuperare le riserve perdute. 

In questo contesto, le precipitazioni invernali assumono un’importanza cruciale. In Svizzera circa il 40% del deflusso annuo proviene dallo scioglimento della neve, ma l’inverno scorso è stato caratterizzato da nevicate inferiori alla media. La riserva idrica che normalmente alimenta fiumi e falde all’inizio dell’estate non si è quindi costituita in modo adeguato. Se un inverno particolarmente nevoso può compensare gli effetti di una singola estate secca, una successione di anni siccitosi rende molto più difficile la completa ricarica degli acquiferi. 

Meno pioggia nei momenti di maggior bisogno 

Per Julie Boillat, una singola sorgente in difficoltà non costituisce di per sé un rischio significativo, poiché le reti di approvvigionamento dei comuni sono interconnesse. A preoccupare è piuttosto la possibilità che più problemi si manifestino contemporaneamente. Una fonte potrebbe, per esempio, diventare inutilizzabile perché inquinata mentre un’altra si prosciuga. 

Anche Guillaume Balmat teme l’instaurarsi di un circolo vizioso, in cui gli acquiferi si svuotano più rapidamente di quanto riescano a ricaricarsi. Secondo i dati di MeteoSvizzera, osserva, la quantità totale di precipitazioni che cade in un anno è rimasta sostanzialmente invariata. 

“Ho però l’impressione che la distribuzione delle piogge stia cambiando”, afferma. “Piove di più in autunno oppure attraverso eventi più intensi, mentre i periodi secchi estivi si allungano. È questo il vero problema”. In altre parole, la pioggia continua a cadere, ma sempre meno nel momento dell’anno in cui sorgenti e falde ne avrebbero maggiormente bisogno. 

Le proiezioni climatiche cantonali confermano questa tendenza e indicano un’ulteriore fonte di pressione. Con l’aumento delle temperature, infatti, la stagione vegetativa si allunga e le piante assorbono acqua per periodi più lunghi. 

Estati sempre più calde e prolungate favoriscono inoltre l’evaporazione e il consumo dell’acqua da parte degli ecosistemi, riducendo la quota che riesce a infiltrarsi in profondità e ad alimentare gli acquiferi. 

Secondo Boillat, è probabile che la situazione peggiori in futuro, con episodi di siccità più frequenti, intensi e duraturi. Per prepararsi a questo scenario, Comuni e Cantoni stanno già rafforzando la resilienza dei sistemi di approvvigionamento, in particolare attraverso il collegamento di fonti e reti idriche diverse. 

La Svizzera non rischia di rimanere senz’acqua nel prossimo futuro. Sta però iniziando a scoprire quali regioni dipendano da riserve sotterranee in progressiva diminuzione, o da risorse accumulate in passato, e quali comunità siano quindi più vulnerabili.

In un clima che cambia e con precipitazioni distribuite in modo sempre più irregolare, comprendere l’evoluzione delle acque sotterranee diventa fondamentale: la sfida non è solo capire se le riserve si stanno esaurendo, ma anche dove e come si stanno redistribuendo. 

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Luigi Jorio

Cosa state facendo per consumare meno acqua?

L’acqua sta diventando più scarsa in diverse regioni del mondo. Anche dove vivete voi? Quali misure adottate per usarne meno?

15 Mi piace
87 Commenti
Visualizza la discussione

A cura di Gabe Bullard / vdv / ts

Tradotto dall’inglese e verificato da lj

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR