Che cosa significa davvero che la Svizzera congelerà “tutti i beni” di Nicolás Maduro?
La Confederazione congelerà "tutti i beni" riconducibili a Nicolás Maduro presenti nel Paese. Ma quali sono questi beni, ammesso che ce ne siano? E le sanzioni imposte dagli Stati Uniti vanno applicate anche in Svizzera?
Il 5 gennaio la Svizzera ha deciso di congelare “tutti i beni” detenuti nel Paese dall’ex leader venezuelano Nicolás Maduro, dopo che gli Stati Uniti lo hanno catturato e incriminato per traffico di droga.
Il Governo ha affermato che le misure adottate nei confronti di Maduro e di altri 36 cittadini venezuelani rappresentano un provvedimento “precauzionale”, volto a impedire che eventuali beni vengano trasferiti all’estero. La misura, ha precisato, riguarda persone che in precedenza non erano soggette al congelamento dei beni, tra cui lo stesso Maduro.
Al momento non è tuttavia chiaro se l’ex leader possieda effettivamente dei beni in Svizzera. Secondo i giuristi interpellati da Swissinfo, le sanzioni adottate in precedenza dal Paese rendono improbabile che nelle banche svizzere siano presenti fondi riconducibili a lui.
Quali misure erano già in vigore contro il Venezuela?
In Svizzera sono in vigore due leggi che consentono di congelare beni appartenenti a cittadine e cittadini stranieri: la legge sugli embarghiCollegamento esterno (LEmb) e la legge federaleCollegamento esterno sui valori patrimoniali di provenienza illecita (LVP).
Nel 2018 la Svizzera si è allineata alle sanzioni dell’Unione Europea contro il Venezuela, stabilendo il divietoCollegamento esterno di fornire attrezzature destinate all’uso militare, alla repressione interna e all’ispezione, nonché il congelamento dei beni e il divieto di entrata e transito nel Paese per determinate persone.
Le misure erano state adottate in risposta alle violazioni dei diritti umani e all’indebolimento dello Stato di diritto in Venezuela, e colpivano 69 funzionari, tra cui sette ministri e alti dirigenti, ha spiegato a Swissinfo la Segreteria di Stato dell’economia (SECO).
La legge federaleCollegamento esterno consente inoltre di congelare, confiscare e restituire ai legittimi proprietari le risorse economiche detenute da persone considerate “politicamente esposte” o dai loro stretti collaboratori, qualora ci sia il rischio che i beni vengano trasferiti all’estero.
Maduro ha davvero dei fondi nelle banche svizzere?
Nell’annuncio di gennaio, il Governo non ha indicato esplicitamente se in Svizzera siano presenti fondi illeciti riconducibili a Maduro, e secondo gli esperti e le esperte legali è possibile che tali fondi semplicemente non esistano.
Nelle risposte scritte a Swissinfo, né la SECO né il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno specificato se Maduro possieda beni nella Confederazione.
“Al momento non è possibile fornire alcuna informazione sugli importi dei beni interessati”, ha dichiarato un portavoce del DFAE.
Secondo Mark Pieth, avvocato ed esperto di anticorruzione, detenere fondi riconducibili a Maduro è di fatto vietato da anni, e l’annuncio di gennaio non rappresenta, in termini pratici, una novità rispetto alle sanzioni già in vigore.
“In base al quadro normativo preesistente, chiunque custodisca dei fondi appartenenti a Maduro o alle persone a lui più vicine è legalmente tenuto a congelarli”, ha spiegato Pieth, che è a capo di uno studio legale specializzato in criminalità economica e diritto penale svizzero. Una banca che avesse mantenuto beni di questo tipo avrebbe agito in modo gravemente imprudente, continua Pieth, rischiando la propria licenza; sarebbe quindi fuorviante affermare che i beni di Maduro sono stati congelati per la prima volta.
“Quando si tratta del dittatore di un Paese sottoposto a sanzioni si applicano ulteriori vincoli giuridici”, ha aggiunto. “Per questo dico che detenere beni riconducibili a Maduro è vietato da molto tempo”.
Perché allora la Svizzera parla di congelamento dei beni?
Nel suo comunicatl’Esecutivo ha precisato che le persone inserite più recentemente nell’elenco, tra cui l’ex presidente Maduro, non erano in precedenza soggette a sanzioni.
Secondo la legge, il Consiglio federale può ordinare il congelamento dei beni di un leader quando lui e il suo governo hanno perso il potere e vi sono motivi per ritenere che tali beni siano stati acquisiti tramite corruzione o altri reati, ha spiegato Alain MacalusoCollegamento esterno, avvocato e direttore del Centro di diritto penale dell’Università di Losanna. La norma non si applica automaticamente a tutti i dittatori e non riguarda chi è ancora in carica, ha precisato.
Ora che gli Stati Uniti hanno deposto, arrestato e incriminato Maduro, la Svizzera si sta assicurando di essere pronta a rispondere a eventuali richieste da parte di procure o governi stranieri.
“La decisione delle autorità svizzere di congelare i beni di Maduro è una misura preventiva speciale, legata a una possibile richiesta di assistenza giudiziaria internazionale”, ha affermato Katia VillardCollegamento esterno, professoressa associata presso il Dipartimento di diritto penale dell’Università di Ginevra. “È importante sottolineare, tuttavia, che il fatto che un leader detenga del denaro in banche svizzere non implica necessariamente che si tratti di fondi illeciti”.
Villard ha citato come esempio l’invasione dell’Ucraina da parte del presidente russo Vladimir Putin.
“Un atto di guerra come l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, per quanto atroce, non incide sulla liceità dell’origine di eventuali beni riconducibili a Putin in Svizzera”.
La Svizzera è tenuta ad applicare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti o da altri Paesi?
Le sanzioni imposte a Maduro da Paesi terzi, come gli Stati Uniti, non sono giuridicamente vincolanti per la Svizzera. La Confederazione non è a rischio delle cosiddette sanzioni secondarie, ovvero misure che colpiscono gli attori che intrattengono rapporti con individui sanzionati.
Ma le banche svizzere tendono lo stesso a evitare qualsiasi rapporto con queste persone, per il timore d’incorrere in sanzioni o in interventi dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMACollegamento esterno), ha spiegato Pieth. Ha inoltre sottolineato che in passato la Confederazione ha già adottato una linea molto dura sui fondi venezuelani.
“Le banche che hanno gestito denaro legato al petrolio venezuelano hanno pagato un prezzo elevato”, ha detto. In passato, decine d’istituti sono stati indagatiCollegamento esterno per la gestione di fondi collegati alla compagnia petrolifera statale venezuelana, e la banca BSI ha persoCollegamento esterno la licenza nell’ambito di un’inchiesta internazionale.
La legge sugli embarghi obbliga la Svizzera ad applicare le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, mentre non vi è l’obbligo di adottare integralmente quelle dell’UE o di altri attori. Berna può, ad esempio, limitare l’elenco delle persone o delle entità soggette a sanzioni in funzione delle proprie esigenze di politica estera.
Le sanzioni sono attuate dalla SECO, mentre la FINMA agisce come autorità di vigilanza indipendente sul mercato finanziario, supervisionando il rispetto del congelamento di beni da parte delle banche.
Che fine fanno i fondi illeciti individuati nelle banche svizzere?
La Svizzera si è confrontata per la prima volta con la questioneCollegamento esterno della restituzione di beni illeciti nel 1986, con il caso dell’ex dittatore filippino Ferdinand Marcos. In seguito sono emerse situazioni analoghe che hanno coinvolto l’ex dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier e il suo entourage, nonché il dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko. Da allora, la Svizzera ha adottato una politica di congelamento provvisorio dei beni legati a regimi e leader deposti.
Altri sviluppi
Con gli Stati Uniti in ritirata, la Svizzera continuerà a lottare contro la cleptocrazia?
Il diritto svizzero è chiaro nel prevedere il congelamento dei fondi, ma non altrettanto su quale debba essere la loro destinazione finale.
In caso venissero individuati dei beni riconducibili a Maduro, la questione sarebbe stabilire se destinarli agli USA o restituirli al Venezuela, secondo Pieth. Con ogni probabilità, ha aggiunto, rimarrebbero congelati fino all’insediamento di un governo stabile in Venezuela. “Non esiste una base giuridica chiara per il trasferimento di questi beni agli Stati Uniti”, ha precisato.
Se venisse accertato che i beni sono stati acquisiti in modo illecito e sono soggetti a confisca, la Svizzera potrebbe avviare negoziati con un Paese straniero per un accordo di restituzione, ha spiegato il DFAE a Swissinfo. “I fondi dovrebbero andare a beneficio della popolazione e non essere reimmessi nei circuiti di corruzione”, ha aggiunto.
Articolo a cura di Tony Barret/ac
Traduzione di Vittoria Vardanega
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