Afghanistan: molti detenuti torturati, secondo l’ONU
(Keystone-ATS) La tortura è una pratica preoccupante che viene utilizzata in molte prigioni afghane in tutto il paese nei confronti dei detenuti legati al conflitto in corso. È quanto emerge da un rapporto presentato alla stampa dalla Missione dell’Onu in Afghanistan (Unama).
Nel documento di 139 pagine intitolato ‘Trattamento dei detenuti relazionati con il conflitto – Sintesi di un annò, l’Unama rivela che 326 detenuti – oltre la metà di quelli intervistato in 89 prigioni di 30 province afghane – hanno sostenuto di avere subito maltrattamenti e torture, soprattutto in carceri gestite dalla Direzione nazionale per la sicurezza (Nds, servizi di intelligence) e della polizia nazionale.
Ma oggi il governo di Kabul ha respinto decisamente le accuse contenute nel rapporto. Il direttore generale delle prigioni, generale Amir Mohammad Jamshidi, ha assicurato che “non c’è nulla di vero in quel rapporto che parla di prigionieri appesi per i polsi o frustati con cavi. “I detenuti – ha assicurato – vengono rieducati con l’addestramento e corsi vocazionali”.
Comunque, le interviste realizzate fra ottobre 2011 e ottobre 2012 hanno mostrato che mentre nei centri di detenzione gestiti dal Nds le pratiche vessatorie sono diminuite rispetto all’anno precedente, esse sono cresciute dal 35 al 43% degli intervistati in quello sotto il controllo della polizia.
Da parte sua Jan Kubis, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu a Kabul, ha definito quanto sostiene il Rapporto “una causa di seria preoccupazione”. La questione più grave, ha concluso, è che “il sistema di governo non è sufficientemente forte per eliminare il maltrattamento dei detenuti”.