Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Un ex politico argoviese è accusato di aver abusato dell’ex moglie, di un’ex compagna e della figlia minorenne di quest’ultima per oltre 200 volte. L'opinione pubblica svizzera è sbigottita.
Cosa si sa della vicenda
L’uomo di 57 anni è accusato di aver drogato e violentato ripetutamente la sua ex moglie, una sua ex compagna di origine polacca e la figlia minorenne di quest’ultima. La procura gli contesta una lunga serie di reati, tra cui stupro, coercizione sessuale, abuso di persona incapace di resistere e atti sessuali con minorenni, in più occasioni.
L’atto d’accusa comprende anche l’ipotesi di tentato omicidio plurimo. Secondo la magistratura, la somministrazione di farmaci per stordire le vittime avrebbe potuto provocarne la morte. “Non stiamo parlando di un anestesista in sala operatoria, ma di un profano”, ha dichiarato un portavoce del Ministero pubblico, il quale ha aggiunto: “Non era in grado di controllare le condizioni cardiovascolari delle sue vittime”.
Chi è l’imputato?
Il presunto autore è un ex politico che ha rappresentato l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) nel Gran Consiglio del Canton Argovia. Nel suo comune di residenza faceva parte della commissione fiscale e lavorava come responsabile di progetto per una società informatica.
Sul piano politico era sostenitore di una linea improntata a “ordine e sicurezza” e si era battuto in particolare contro la criminalità straniera. Aveva inoltre firmato un’interpellanza che chiedeva il divieto di esercitare un’attività lavorativa per le persone condannate per reati di pedofilia.
Secondo la difesa, l’uomo, che si trova in detenzione preventiva da tre anni, contesta parti sostanziali delle accuse.
Chi sono le vittime?
Le tre vittime hanno vissuto, in momenti diversi, assieme all’imputato.
Secondo la procura, l’ex moglie sarebbe stata drogata e violentata circa 140 volte. Poco dopo la separazione, nel 2021, durante una vacanza in Spagna, l’uomo avrebbe conosciuto le sue successive vittime: una madre single polacca e la figlia allora quattordicenne.
Come sono venuti alla luce i fatti?
Nell’estate del 2022 le due cittadine polacche si sono trasferite in Svizzera, per vivere con lui. Formalmente l’imputato ha assunto la madre come governante, regolarizzandone così il soggiorno.
All’inizio, per la donna, si è trattata di una storia d’amore. Con il tempo sono però iniziati a nascere di sospetti. Quando nel settembre 2023 ha sorpreso per l’ennesima volta l’uomo di notte nella stanza della figlia, ha chiamato la polizia.
Gli investigatori hanno sequestrato una grande quantità di materiale fotografico e video. Sulla base di questi elementi, la procura ha ricostruito che la ragazza, allora quindicenne, sarebbe stata drogata 44 volte e abusata sessualmente per ore in diverse occasioni. Anche le aggressioni ai danni della madre risultano documentate sul telefono cellulare dell’imputato.
La madre e la figlia, oggi maggiorenne, hanno raccontato pubblicamente la loro vicenda questa settimana al Tages-AnzeigerCollegamento esterno.
“Perché dovrei vergognarmi di mostrarmi?”, ha affermato la giovane. “È lui che dovrebbe vergognarsi. Per quello che mi ha fatto”.
La madre, riferendosi ai video sequestrati, ha dichiarato: “Tutto ciò che si può immaginare quando si pensa a uno stupro è stato superato”.
Che cosa rende questo caso così particolare?
Le dimensioni del caso sono uniche in Svizzera. Sono documentate ben oltre 180 aggressioni sessuali commesse dopo aver drogato le vittime. L’accusa si basa su 254 file video sequestrati.
Particolarmente insolita è anche la modalità d’azione. L’imputato avrebbe documentato sistematicamente le proprie azioni con la videocamera del cellulare e utilizzato con altrettanta sistematicità sedativi.
Questi elementi, relativamente nuovi nel panorama criminale svizzero, risultano particolarmente inquietanti anche perché le vittime convivevano e avevano relazioni strette con l’accusato.
Ad aumentare ulteriormente la risonanza del caso contribuisce il fatto che si tratti di un politico noto per la sua immagine pubblica irreprensibile.
Esistono casi simili?
Il caso richiama inevitabilmente quello di Gisèle Pelicot. La donna francese è stata drogata e violentata regolarmente per dieci anni dal marito, che avrebbe inoltre consentito a decine di persone conosciute in rete di abusare sessualmente di lei mentre era incosciente.
Per il coraggio dimostrato durante il processo, Gisèle Pelicot è diventata un’icona della battaglia di tutte le donne vittime di violenza.
Seppur con modalità molto diverse, in Svizzera un’altra vicenda aveva destato enorme clamore negli anni Novanta: il caso di René Osterwalder, soprannominato il “torturatore di bambini”. Condannato nel 1998 per tentato omicidio, atti sessuali con minori e abuso di persone incapaci di resistere, l’uomo fu internato a tempo indeterminato e morì in carcere nel 2025.
Come hanno reagito le autorità svizzere?
La procura del Canton Argovia ha impiegato quasi tre anni per formalizzare l’atto d’accusa, motivando i tempi lunghi con l’enorme quantità di prove raccolte. L’inchiesta ha richiesto un ampliamento ripetuto delle accuse.
Il procedimento è ora pendente davanti al Tribunale distrettuale di Baden.
Nel frattempo, le autorità del Comune di residenza dell’imputato sono state criticate per il modo in cui si sono comportate con le vittime. Secondo quanto riportato dal Tages-Anzeiger, si sarebbero interessate prima di tutto alla situazione migratoria delle due donne, senza prestare loro nessuna assistenza.
Dopo l’arresto dell’uomo, la madre ha perso il lavoro che ufficialmente svolgeva come governante. Lei e la figlia si sono quindi rivolte ai servizi sociali del comune di Untersiggenthal.
Le autorità hanno tuttavia sospettato una possibile simulazione del rapporto di lavoro. Nonostante lo status di vittima, alla donna sarebbe stato chiesto di lasciare la Svizzera.
Alla luce delle accuse emerse nel frattempo, le autorità coinvolte e il Canton Argovia stanno riesaminando il proprio operato.
Le reazioni politiche
La sezione argoviese del Partito Socialista ha chiesto un’indagine sull’operato della autorità.
Numerose parlamentari e alcuni parlamentari a livello nazionale hanno domandato un rafforzamento della protezione delle donne contro la violenza domestica.
La vicenda riapre inoltre il dibattito sul diritto di soggiorno delle straniere vittime di violenza domestica. Attualmente la legge tutela principalmente le persone sposate che hanno ottenuto un permesso di soggiorno attraverso il ricongiungimento familiare.
Una mozione parlamentare propone di estendere queste tutele anche alle vittime prive di uno status di soggiorno regolare, ampliando così la rete di protezione giuridica indipendentemente dallo stato civile o dal titolo di soggiorno.
L’UDC non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul suo ex membro, che nel frattempo ha lasciato il partito.
Gli avversari politici dell’UDC utilizzano invece il caso per contestare la narrazione secondo cui la maggior parte della criminalità sarebbe attribuibile agli stranieri.
Quali saranno i prossimi sviluppi?
La procura chiede una pena detentiva a vita, la sanzione più severa prevista dall’ordinamento svizzero.
La data del processo non è ancora stata fissata.
Articolo a cura di Pauline Turuban
Traduzione dal tedesco e verifica di Daniele Mariani
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