La Svizzera e la guerra civile spagnola
Lo scoppio della Guerra civile spagnola nel luglio del 1936 coinvolse anche la Svizzera. Sul piano politico, ma anche attraverso i circa 800 volontari svizzeri che combatterono contro il generale Franco e le sue truppe nella penisola iberica.
Swissinfo pubblica regolarmente articoli dal Blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno dedicati a temi storici. Gli articoli originali sono scritti in tedesco, francese o talvolta in inglese.
Nel luglio del 1936, un gruppo di generali nazionalisti guidati da Francisco Franco organizzò un colpo di Stato contro il governo democraticamente eletto della Seconda Repubblica spagnolaCollegamento esterno. Il golpe degenerò rapidamente in una guerra civile che si protrasse fino al 1939 e che anticipò, per molti aspetti, la Seconda guerra mondiale.
Fin dall’estate del 1936, gli avvenimenti che sconvolsero la penisola iberica ebbero grande risonanza in Svizzera. Numerose persone scesero in piazza per manifestare contro i golpisti.
Il Consiglio federale reagì però in modo diverso rispetto all’opinione pubblica. Il Governo non condannò il colpo di Stato e, su iniziativa del consigliere federale Giuseppe Motta, emanò due divieti che proibivano sia la partecipazione alla guerra che qualsiasi forma di sostegno militare, finanziario o logistico a entrambe le parti in conflitto. Con queste misure, il Consiglio federale finì per mettere sullo stesso piano gli insorti e il Governo spagnolo legittimamente eletto.
Nel luglio del 1936, le truppe del generale Franco, stanziate nel Marocco spagnolo, attraversarono lo stretto di Gibilterra per invadere il sud della Spagna. Alcune città furono rapidamente conquistate dai ribelli, tra cui Salamanca, primo quartier generale di Franco, seguita poco dopo da Burgos, storico baluardo nazionalista che divenne già nell’estate il centro politico dell’esercito insurrezionale.
Anche altre importanti roccaforti, come Toledo e León, caddero rapidamente nelle mani dei golpisti. Nel dicembre dello stesso anno, le truppe franchiste erano già alle porte di Madrid. La popolazione della capitale oppose tuttavia una strenua resistenza. Con lo slogan No pasarán! (“Non passeranno!”), la città riuscì a resistere fino al marzo del 1939, quando fu infine conquistata dai franchisti.
Malgrado il sostegno fornito a Franco dall’Italia fascista e dalla Germania nazista, la guerra civile spagnola proseguì fino al 1939. Il destino della Spagna fu definitivamente segnato soltanto con la caduta di due città chiave: Barcellona e Madrid. Ad ergere una diga contro il fascismo, contribuirono anche circa 35’000 volontari e volontarie giunti da tutto il mondo per combattere al fianco dei repubblicani, riuniti in seno alle Brigate internazionali. Tra loro figuravano quasi 800 cittadini svizzeriCollegamento esterno.
Arginare il fascismo
Perlopiù giovani, questi volontari avevano motivazioni molto diverse per recarsi in Spagna. Alcuni erano antifascisti convinti, altri non riuscivano a trovare lavoro in Svizzera. Al di là delle differenze, erano però accomunati da una stessa convinzione: difendere la democrazia in Spagna e arginare l’ascesa del fascismo che si stava rapidamente diffondendo in Europa.
L’ex volontario Hans Hutter avrebbe poi riassunto così il loro spirito : “Non eravamo né estremisti né particolarmente impegnati politicamente, ma avevamo capito che il fascismo non era una buona cosa”.
>>> Un reportage della RSI sulle Brigate internazionali:
Qual era la posizione ufficiale della Svizzera? Pur non aderendo formalmente al Comitato di non intervento promosso dalla Francia nell’agosto del 1936, la Confederazione adottò una linea apparentemente neutrale.
In Consiglio federale sedeva tuttavia Giuseppe Motta. A capo del Dipartimento politico federale, il ticinese non nascondeva le proprie simpatie per Mussolini e Franco. Il Governo svizzero violò così i suoi stessi divieti concedendo crediti per un milione di sterline al campo degli insorti, inviando ufficiali svizzeri a visitare il fronte franchista e accreditando un rappresentante permanente nella loro “capitale”, Burgos.
Franco, dal canto suo, poté insediare a Berna già nella primavera del 1938 il proprio inviato, Barbané Toca.
Quest’ultimo ottenne rapidamente l’autorizzazione a organizzare nella Chiesa della Santissima Trinità di Berna una commemorazione per i soldati caduti combattendo al fianco di Franco. Toca invitò all’evento importanti rappresentanti dei regimi di Hitler e Mussolini. Anche influenti personalità svizzere parteciparono al prestigioso incontro. In totale, circa 800 persone presenziarono alla cerimonia organizzata dagli insorti. Il banchetto successivo riunì 370 invitati sotto la protezione della polizia comunale bernese.
Volontari alla sbarra
Nello stesso tempo, la giustizia militare svizzera condannò i volontari rientrati in patria a pene detentive di diversi mesi, oltre a privarli per anni della cittadinanza attiva e di alcuni diritti civici. Rispetto a quanto avvenne in altre democrazie, le sanzioni inflitte in Svizzera furono particolarmente severe e, in alcuni casi, ebbero conseguenze tragiche.
Come Alfons Gasser, volontario di Sciaffusa, costretto a chiudere la propria impresa di tappezzeria a causa della perdita della clientela dopo la condanna. In seguito, Gasser trovò lavoro in una fabbrica di amianto e morì di cancro nel 1973.
Durante la Seconda guerra mondiale, mentre gli ex combattenti della guerra civile spagnola subivano emarginazione sociale e difficoltà economiche, la Svizzera instaurò a partire dal 1942 stretti rapporti economici con la Spagna franchista. Queste relazioni si rafforzarono ulteriormente nel dopoguerra.
Nel corso della Guerra fredda, la Svizzera contribuì a sostenere la dittatura di Franco sulla scena internazionale. Nel 1954 i due Paesi ratificarono il primo accordo economico bilaterale. Cinque anni più tardi, il Consiglio federale sostenne l’ingresso della Spagna nell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Il regime franchista era inoltre il secondo importatore di materiale bellico svizzero.
>>> Il golpista Francisco Franco divenne poco a poco un uomo di Stato, rispettato persino dalle grandi potenze, tra cui gli Stati Uniti. Anche la Svizzera vi contribuì. (YouTube / British Movietone):
Poco dopo il rientro in Svizzera, alcuni ex volontari fondarono la Comunità d’interessi degli ex combattenti svizzeri della guerra di Spagna (Interessengemeinschaft Schweizer Spanienkämpfer), un’organizzazione di orientamento comunista che si batté in particolare per la loro riabilitazione. L’associazione continuò inoltre a fare dell’opposizione al regime franchista una delle proprie principali battaglie.
Un altro volontario, Ernst Linggi, all’inizio degli anni Sessanta propose al medico e socialista ticinese Sandro Pedroli di fondare il Comitato svizzero per l’amnistia politica in Spagna, il cui obiettivo era di ottenere la liberazione dei prigionieri politici detenuti nelle carceri franchiste.
Fu in questo stesso periodo che iniziò a crescere l’interesse storico per la partecipazione degli svizzeri alla guerra civile spagnola. Parallelamente, parlamentari come il ginevrino Léon Nicole si batterono instancabilmente per ottenere l’amnistia dei volontari condannati.
Il 17 luglio 2026 ha segnato il 90° anniversario del colpo di Stato contro la Seconda Repubblica spagnola. Per l’occasione, gli Archivi sociali svizzeri, l’Alta scuola pedagogica di San Gallo e le università di Berna, Friburgo, Ginevra e Zurigo, nonché l’Università Humboldt di Berlino, organizzano il 19 e 20 novembre 2026 il convegno internazionale intitolato “Novant’anni dalla guerra civile spagnola. Esperienze, memorie, concetti (1936-2026)” presso la sede degli Archivi sociali a Zurigo. Sia il convegno sia la conferenza serale sono aperti al pubblico.
Maggiori informazioni sono disponibili al seguente link: Ninety Years Since the Spanish Civil WarCollegamento esterno.
Sebbene dopo la Seconda guerra mondiale fossero stati presentati numerosi interventi parlamentari per annullare quelle condanne, il clima della Guerra fredda e le convinzioni anticomuniste dominanti all’interno del Governo svizzero impedirono per lungo tempo qualsiasi riabilitazione.
Una svolta significativa si verificò negli anni Novanta, quando la consigliera federale socialista Ruth Dreifuss, prima esponente del Governo a farlo, presentò pubblicamente le proprie scuse per l’ingiustizia subita dagli ex volontari e ne promosse la riabilitazione simbolica.
>>> A Zurigo, nel 1994, Ruth Dreifuss ha reso omaggio agli ex volontari svizzeri che hanno preso parte alla guerra civile spagnola a fianco dei repubblicani (Reportage della SRF in tedesco):
Le richieste di amnistia erano tornate a moltiplicarsi nel contesto del dibattito sugli averi ebraici non rivendicati depositati nelle banche svizzere. Tuttavia, si dovette attendere il 2009 affinché gli ex volontari fossero ufficialmente riabilitati attraverso una legge federale, su iniziativa del parlamentare sangallese Paul Rechsteiner. A quel punto, la maggior parte di loro era però già scomparsa da tempo.
Franziska Zaugg insegna all’Università di Friburgo e si interessa in particolare alla storia dei conflitti e della violenza.
L’articolo originale sul blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno
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