Proposte svizzere per la conferenza sul commercio mondiale
La Svizzera ha formulato diverse proposte per far avanzare i preparativi della prossima conferenza della WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, prevista all'inizio di novembre a Doha, nel Qatar. Secondo il delegato del Consiglio federale agli accordi commerciali Luzius Wasescha le divergenze sono ancora sostanziali.
I 140 membri della WTO hanno concluso martedì a Ginevra due giornate di dibattiti nel corso di una riunione speciale del Consiglio generale dedicata alla conferenza di Doha.
I delegati hanno auspicato che entro la prossima riunione, in programma il 30 e il 31 luglio nella città di Calvino, sia fissato un quadro generale. I pesi massimi del commercio mondiale USA e Ue hanno annunciato lunedì di trovarsi d’accordo per lanciare un «round ambizioso».
Riassumendo lo stato dei lavori, Wasescha si mostra tuttavia prudente: «Rimane da fare un enorme lavoro se si vuole lanciare un round soddisfacente». A suo avviso i termini sono assai brevi perché possano emergere compromessi.
La Svizzera, con altri sei paesi (Argentina, Nuova Zelanda, Marocco, Norvegia, Thailandia e Uruguay) ha presentato un documento di sintesi destinato a servire da base di negoziato sulla messa in pratica dell’Uruguay Round.
Svizzera e Nuova Zelanda hanno pure riunito i rappresentanti di altri 13 paesi per «trovare soluzioni su soggetti più difficili di altri», in particolare il commercio e l’ambiente e la formulazione di un mandato negoziale sulle regole della WTO.
La WTO non deve evitare le questioni politiche in modo da assicurarsi il sostegno dell’opinione pubblica ai negoziati commerciali, ha affermato Wasescha. L’Organizzazione dovrebbe a suo avviso prendere posizione sulle questioni ambientali e adottare una dichiarazione sulla proprietà intellettuale come pure sulla salute.
C’è il pericolo di ripetere gli errori di Seattle, ha avvertito il delegato del Consiglio federale. Nel dicembre 1999, la conferenza della WTO si era conclusa con un fallimento completo. Wasescha pensa che «sforzi maggiori» saranno necessari da parte di tutte le delegazioni nelle prossime settimane. Ha tuttavia manifestato un cauto ottimismo: «La storia non si ripete. Doha non è Seattle, la presidenza della conferenza è differente e dopo Seattle i negoziati sull’agricoltura e i servizi sono progrediti».
swissinfo e agenzie
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